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Angelo Nairod: raccontare la diversità

 

Questo pomeriggio, presso gli spazi della libreria Feltrinelli la presentazione del volume “Quando i diversi siamo noi”, con una teatralizzazione a cura di Pasquale Auricchio e Giada Campione

Di OLGA CHIEFFI

Si discute da sempre del significato e dell’importanza della “diversità” che, però, non va mai confusa con la “differenza”. Sono due parole tra loro in contrapposizione. La discussione sulla diversità è interessante perché è un dibattito che riguarda tutti e che investe l’attualità presente e futura del pensiero liberale e libertario. L’uguaglianza è la lotta all’ingiustizia, che implica, quindi, pari dignità e pari opportunità, senza distinzioni dovute alla ricchezza, all’opinione politica, alla nazionalità o al censo. La razza umana è una e una soltanto, senza eccezioni, deroghe, pregiudizi. Ma gli uguali sono diversi, per definizione, la diversità di cultura, di carattere, di gusti, di attitudini e di ingegno sono l’espressione evidente della nostra uguaglianza, sono il segno che l’uguaglianza vive nella diversità, che dobbiamo trovare non dei valori condivisi, come si sente ripetere un po’ da ogni parte, ma trovare la convivenza anche di valori diversi: valori che ci permettano di convivere nonostante la diversità, di vivere insieme nonostante e grazie alle nostre diversità. Se il Parmenide di Platone è il dialogo della rottura (Platone frange l’essere eleatico ritenendolo insufficiente ai fini del fondamento di un metodo di conoscenza e scienza), nonché della parità ( parità assoluta tra uno e molti, tra essere e non-essere) e della mescolanza (mescolanza del finito e infinito, di umano e divino, del vero e del falso….), quasi duemilaquattrocento anni dopo, ci viene incontro l’opera prima di Angelo Persico, in arte Angelo Nairod, che conoscevamo quale talentuoso fotografo, che nel pomeriggio di oggi, è stata presentata presso gli spazi della Libreria Feltrinelli di Salerno, “Quando i diversi siamo noi”, una raccolta di storie, venute alla luce dopo tre anni di lavoro, edite dalla Lfa Publisher, in cui i protagonisti sono accumunati da una “diversità”, variante da quella fisica, sociale o psicologica, che dopo il sold out raggiunto in soli due giorni di prevendita, rientra al 7° posto nella classifica Narrativa Italiana di Ibs, disponibile oggi in ristampa su tutte le piattaforme (Feltrinelli, Mondadori, Amazon, Ibs). Ogni racconto ci catapulta nel mondo del protagonista, nelle sue paure, nei suoi pensieri e su come si vive una diversità. L’essenza del libro è raccontare la diversità sperimentata, una tematica che dilania la nostra società. Dodici i racconti, di cui assisteremo ad un adattamento teatrale e musicale, da parte di Pasquale Auricchio e Giada Campione, in cui si affronta ogni tipo di “diversità”, partendo da quella genetica fino ad arrivare a quella sociale e psicosessuale, bullismo. La variabile è naturalmente la reazione dei protagonisti. Lo scritto nasce dall’osservazione della realtà, come ad esempio dai dati dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza, i cui dati pongono nero su bianco che nella fascia di età tra i 14 e i 18 anni, il 28% è stato vittima di bullismo mentre l’8,5 % di cyber bullismo. S’indaga il tema del suicidio, seconda causa di morte fra i giovanissimi del nostro Paese, quindi l’emancipazione della donna, l’amore lesbico. Il messaggio è chiaro, siamo uguali perché siamo diversi. Abbiamo diversità e non differenze. Nessuna differenza è accettabile perché le differenze producono disuguaglianza. La diversità, invece, si nutre vicendevolmente e reciprocamente della diversità degli altri. E così, mentre le differenze dividono e creano disuguaglianze, la diversità unisce ed arricchisce la collettività. Il principio di uguaglianza, perciò, tutela i diversi e combatte le differenze. L’uguaglianza è sinonimo di coesione e di diversità, cioè l’esatto opposto di una visione omologante del tessuto sociale e degli uomini. Essere diversi nell’uguaglianza rende forti e omogenei. Mentre la mancanza di diversità rende deboli e omologhi. L’omologazione crea la massa e “fare massa” non è un concetto positivo, nemmeno in fisica. Chiudiamo con un’illuminante freddura di Groucho Marx che Woody Allen cita in “Io e Annie”: “Non vorrei mai appartenere ad un club che accettasse tra i suoi membri uno come me”. E’ l’elogio della diversità e del principio di uguaglianza.

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