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Addio a Padre Claudio Luciani. Tra i fondatori del Giffoni Film Festival, il ricordo di Gubitosi

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Addio a Padre Claudio Luciani il ricordo di Claudio Gubitosi sul Mattino di Napoli
Salerno. Ieri mattina a Milano, mi è arrivata una telefonata molto presto del Presidente del Festival Piero Rinaldi. Lo conosco bene, e il suo tono e anche una certa prevenzione verso ciò che mi doveva dire erano certamente il presagio di una tragedia che di lì a poco si sarebbe materializzata. La notizia della scomparsa di Padre Claudio mi ha molto turbato, rattristato e depresso, pur sapendo che lui, che conoscevo da sempre, era avanti con gli anni ed avrebbe potuto darmi qualche dispiacere. Ho cercato in tutti i modi, stamattina, di mettere ordine nella mia testa e nel mio cuore, e anche di affidarmi a lui per tutti gli impegni che questa giornata mi riservava, anche molto importanti. Ovvero discutere di Giffoni nel momento in cui il mio cuore era buio. E devo dire che, affidandomi a lui, ho trovato la forza. Adesso che sto scrivendo questa nota non so sinceramente cosa dire e da dove cominciare, per la complessità della figura di Padre Claudio. Per la capacità che ha avuto di essere nello stesso tempo religioso, sacerdote, amico e fratello, oltre naturalmente mio collaboratore in quella grande avventura che è il Giffoni Film Festival. Pochi giorni fa abbiamo avuto, noi di Giffoni, due momenti importanti con lui. Non so perché – e non ho voglia di spiegarmelo – l’ho chiamato prima di Natale per invitarlo a celebrare con noi le feste con tutto il team di Giffoni. Negli anni passati non lo avevo fatto. Alla domanda di invito, vieni?, lui mi ha risposto vengo con l’abito. Perché lui capiva bene quando doveva essere l’amico e l’uomo e quando, invece, fare il sacerdote.
Giuseppe Pecorelli
Possedeva la letizia francescana, il sorriso di chi osserva e scava per trovare il buono in ogni persona, la curiosità delle cose nuove. Il cappuccino padre Claudio Luciano, il cui nome di battesimo era Carmine, è scomparso, a 79 anni, nella tarda serata di lunedì, all’improvviso, nel convento dell’Immacolata, dove viveva. Fino a pochi giorni fa si dava ancora da fare per organizzare eventi, in apparenza semplici, ma che diventavano sempre occasione di fraternità. A chiunque lo incontrasse in strada nel periodo di Natale, raccontava la sua prossima iniziativa. Il 27 dicembre, aveva voluto che alcuni rappresentanti delle comunità straniere cantassero nel chiostro del convento di piazza San Francesco, tutt’intorno al presepe, ad intonare un unico Tu scendi dalle stelle. E, quando lo anticipava, finanche gli occhi gli ridevano, rivelando la profonda umanità di padre Claudio, religioso che non aveva mai smarrito l’infanzia evangelica. Quella che fa andare in Paradiso. Nato a Serino, in provincia di Avellino, padre Claudio ha unito il legame profondo con la terra d’origine all’amore per Salerno, dove ha vissuto per tanti anni nel convento dell’Immacolata, e per Giffoni Valle Piana, paese in cui ha vissuto nel convento di Sant’Antonio. Due le grandi passioni del suo ministero sacerdotale: i giovani e la comunicazione. Tra i fondatori del Giffoni Film Festival, vi ha lavorato per 35 anni, da quando erano i francescani a far da mangiare agli ospiti. E sempre al servizio dei giovani ha lavorato all’Università di Salerno, dove per 15 anni ha ricoperto l’incarico di cappellano, padre spirituale per centinaia di studenti. Ancora oggi, i «ragazzi di Padre Claudio», che si formarono ai suoi insegnamenti frequentando la cappella dell’ateneo negli anni 70 o 80, organizzavano rimpatriate avendo sempre lui come riferimento. «Mi volevano bene, questo è vero, ma io non ho mai fatto niente per loro. Li ho ascoltati, questo sì, li ho ascoltati sempre», diceva in un’intervista resa al nostro giornale due anni fa, quasi non riuscendo a capacitarsi di come, a distanza di decenni, quegli studenti d’un tempo gli fossero ancora così legati.
IL GIORNALISTA
Da giornalista, ha collaborato con Il Mattino, fino a pochi giorni fa, con le testate Tv Oggi, Telecolore e Telediocesi, curando seguitissime rubriche televisive, ha diretto per sei anni il settimanale cattolico Agire e, per più di trent’anni, la rivista francescana Il serafico. Anticipatore dei tempi, si laureò a Napoli con una tesi su Chiesa cattolica e mass media, in un tempo in cui si parlava poco di comunicazioni sociali. I suoi interventi, attesissimi dai lettori, si sono sempre caratterizzati per la leggerezza esteriore, spesso associata all’ironia e al racconto delle piccole cose, ma anche per la profondità di contenuti e valori. In questo senso, Padre Claudio ha svolto una funzione di guida per tanti, ricoprendo un ruolo sociale anche per i non credenti, verso cui ha mostrato sempre apertura e desiderio di dialogo. Nel 2014 aveva celebrato i cinquant’anni di sacerdozio ed anche Papa Francesco volle inviargli, attraverso il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, la sua benedizione, esprimendo «felicitazioni per il lungo e zelante impegno profuso per il bene del popolo di Dio». Padre Claudio ne andava orgoglioso e mostrava a tutti la foto del 26 marzo successivo quando, in piazza San Pietro, gli era toccato il privilegio di salutare quel Papa, che tanto amava non solo per dovere d’obbedienza, ma soprattutto per comunanza di sentimenti, idee, modi di fare. Domenica mattina, padre Claudio, che nel 2016 l’arcivescovo Luigi Moretti aveva nominato vicario parrocchiale di San Pietro in Camerellis, era influenzato. Eppure, affaticato, si era presentato in chiesa per celebrare messa. Di recente aveva voluto aprire una pagina facebook dal titolo Il chiostro dei cappuccini. Il 25 dicembre, scriveva: «Ora che le corse frenetiche tra i negozi e le bancarelle sono finite, gustiamo il Natale semplice della nostra infanzia che ci racconta ancora l’amore e la fratellanza con tutti». Semplicità, fraternità, amore: è il brevissimo testamento spirituale di padre Claudio. Per l’intera giornata di ieri, tanta gente ha voluto salutare il frate cappuccino per l’ultima volta, pregando nella camera ardente, allestita nel chiostro del convento di piazza San Francesco. Qui, di recente, insieme al sindaco Vincenzo Napoli, aveva celebrato la festa del Poverello d’Assisi, con un omaggio floreale alla statua del santo. E proprio il primo cittadino, appresa la notizia, lo ricorda come «testimone dei più alti valori evangelici e francescani». «È stato un sacerdote amatissimo – continua Napoli – capace di parlare alle nuove generazioni attraverso i media. Aveva una tensione costante al dialogo sereno, al confronto civile, alla maturazione del pensiero libero che, oggi più che mai, rappresenta un patrimonio prezioso per la nostra comunità». I funerali saranno celebrati questa mattina, alle 10, nella parrocchia dell’Immacolata.

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