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Meno compiti a casa durante le vacanze di Natale per il tempo libero e la famiglia, l’ Italia si adegua all’Europa

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Meno compiti a casa durante le vacanze di Natale per il tempo libero e la famiglia, l’ Italia si adegua all’Europa . Al di là delle motivazioni, che molti media vogliono attribuire alle ideologie tradizionaliste, arretrate, familiste e dir si voglia, la circolare del ministro all’istruzione Marco Bussetti di imporre meno compiti a Natale e durante le vacanze, per concedere maggior tempo libero e alla famiglia, non è così balzana, anzi.. Le moderne didattiche europee sono contro i compiti a casa e il carico di studio e , se vediamo bene, alla fine questo da maggior spazio anche a sviluppare altre capacità o passioni nei ragazzi e ragazze . Insieme con qulli cinesi, solo gli studenti russi studiano a casa più degli italiani: in media dieci ore alla settimana, calcola l’Ocse, contro le nove dei nostri connazionali. Per il resto il trend è quello di non imporre carici extra ai ragazzi. Che dopo il suono della campanella possono dedicarsi al tempo libero. In Francia è già realtà da un anno. Sia nei festivi che nei feriali, la regola è quella di non stressare gli studenti. Negli istituti che hanno aderito in via sperimentale al decreto firmato dal ministro dell’Educazione, Jean Michel Blanquer, i compiti a casa sono stati aboliti e sostituiti da un monte massimo di 15 ore al mese aggiuntive, che le scuole possono aggiungere all’orario scolastico per accompagnare gli studenti in ricerche, problemi, temi e questionari. Ma dopo il periodo di sperimentazione, si punta a estendere il modello no stress a tutte le scuole francesi di ogni grado.
LA FRANCIADietro la decisione una questione di equità sociale: si punta a ridurre le disparità tra gli studenti che tra le mura domestiche possono contare sul sostegno di genitori e fratelli maggiori o su lezioni private a pagamento e i compagni che invece sono privi di aiuto in famiglia e non possono permettersi le ripetizioni.
LA GERMANIAClassi a compiti zero o quasi anche in Germania, dove però il calendario dei giorni liberi è differente rispetto all’Italia. Ogni quaranta giorni, le scuole tedesche chiudono per una o due settimane. La controindicazione è che le ferie estive durano meno che nel Belpaese: in media un mese e mezzo. Ma alla fine a guadagnarci sono gli studenti, che dati i tempi di pausa ristretti non rischiano di dimenticare il programma. Alle scuole elementari, il programma extrascolastico è all’insegna di carichi molto blandi. Nei primi due anni di elementari, c’è il divieto assoluto di assegnare compiti nel weekend, nelle vacanze e quando fa troppo caldo. Per il resto viene assegnato solo qualche esercizio che richiede un tempo massimo di dieci minuti di lavoro, che salgono a un massimo di sessanta minuti in terza e quarta elementare.
LA GRAN BRETAGNABlandi anche i ritmi nella scuola dell’obbligo inglese, dove gli studenti dedicano ai compiti a casa non più di 40 minuti in media, che scendono a zero nei periodi di festa. NelRegno Unito è convinzione diffusa che nei periodi di break sia necessario far riposare i ragazzi, ma anche i genitori. Che in estate si trovano alle prese coni compiti a casa dei loro bambini, solo se ne fanno esplicita richiesta all’insegnante.
LA SPAGNACarichi di lavoro pomeridiani comparabili a quelli che si trovano ad affrontare gli studenti italiani, si ritrovano in Spagna. Dove i compiti a casa, secondo i dati Ocse, ammontano a sei ore e mezzo a settimana, contro le nove ore della Penisola. Un tema che non più di due anni fa ha scatenato la rivolta della Ceapa, ossia la rete che rappresenta i due terzi dei 18mila istituti scolastici pubblici esistenti in Spagna, e che è uno dei due grandi sindacati di genitori di studenti del Paese, assieme al Concapa, che invece raduna i genitori cattolici. Sono stati proprio quest’ultimi a mettersi di traverso non appena scoppiata la rivolta dei colleghi laici. «Inammissibile chiamare all’insubordinazione significa trasmettere il messaggio che le regole non vanno rispettate. I compiti sono necessari», hanno ribattuto i cattolici. Che alla fine hanno prevalso sui rivali. Il modello invocato dai genitori spagnoli ribelli ai tempi del boicottaggio attivato contro i compiti a casa, era la Finlandia. Dove a fronte di un solido primato educativo europeo certificato dal Pisa (l’Organizzazione per la cooperazione economica e lo sviluppo), temi e problemi da svolgere in soggiorno nelle prime classi sono praticamente inesistenti. Ci si limita a rileggere i testi già studiati in classe, a rispondere a un paio di domande o fare qualche calcolo di matematica. Non più di venti minuti di lavoro. La correzione arriva in aula il giorno dopo di fronte a una lavagna luminosa in cui sono indicate le risposte corrette, che consentono ai piccoli di ovviare agli errori in modo autonomo. Ritmi blandi anche in Svezia: quindici minuti al giorno di lettura di un libro scelto dal bambino e una paginetta di operazioni di matematica che richiedono una mezz’ora di lavoro al giorno per 2 o 3 giorni a settimana. Il bimbo può scegliere in ogni caso come organizzarsi: per finire i compiti c’è una settimana di tempo. E niente lavoro a casa anche in Danimarca.
LA RUSSIAAgli antipodi del modello scandinavo c’è la Russia. A Mosca e dintorni le lezioni iniziano alle 8 e finiscono alle 13, oppure iniziano alle 14 e finiscono alle 19. Ma a seguire ci sono i corsi pomeridiani che in genere durano un’ora e mezzo o anche due ore, per due o tre volte a settimana. I compiti per casa vengono assegnati ogni giorno, e riportati fedelmente da ogni studente in un giornale, ossia una specie di diario in cui l’insegnante annota anche tutti i voti ricevuti dallo studente, che devono essere controfirmati per presa visione dal genitore

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