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Lascia il palcoscenico dopo 40 anni AnnaMaria Morgera la Regina del teatro cavese

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“Lascio senza vedere realizzato il mio sogno di un  vero teatro a Cava de’ Tirreni . La cosiddetta “Sala teatro “Luca Barba”, e’ solo una “stanzulella” adattata a pseudo teatrino.”

Con la sua ultima opera teatrale “Napule ca se ne va” in scena il 15 dicembre all’auditorium del Della Corte- Vanvitelli,lascia il palcoscenico la regina del teatro cavese Anna Maria Morgera . Tra le opere messe in scena di sua composizione ricordiamo: Paese mio: farse e fatti della tradizione cavese; La favola di Orfeo, Masaniello; Pullecenellata; E…accussì Pullecenella; L’auciello grifone; Il Salone Margherita, Vivianesca, L’onnorata suggietà; Morte del Carnevale; Il Tempo, la vita e l’amore; El cuento antico e la ballata nova e molti altri ancora tutti di sua composizione. Da ricordare la partecipazione con successo alla Rassegna del Teatro della scuola di Serra San Quirico con gli spettacoli: E accussì Pullecenella e Masaniello. Recentemente ha scritto e messo in scena in collaborazione con Lolita D’Arienzo lo spettacolo “Una libellula che continua a volare” rappresentato al Teatro delle Arti di Salerno e “Una, cento, mille Medee” rappresentato al Teatro Verdi di Salerno e per la medesima Lolita ha curato il libro “Oltre la tenda”. Molte le sue pubblicazioni fra cui : Antologia dei miei pensieri, , Pizzi pizzi trangule: canti, leggende, ninne nanne, filastrocche della tradizione popolale, Mo vene Natale: breve storia del Natale e delle tradizioni natalizie, Quanno nascette Ninno: trasposizione per musica, canto e recitazione della Natività. Ha insegnato storia del teatro e composizione del testo presso la Accademia Cavese di Teatro diretta dal Maestro Mimmo Venditti, ha tenuto seminari presso la Accademia Napoletana di Teatro diretta da Armando Marra. Socia della FIDAPA diresse per 9 anni il settore Tradizioni e teatro.

Ha partecipato a diversi premi e concorsi distinguendosi sempre ai primi posti, fra i premi si ricorda in particolare Premio anticamorra della Regione Campania, Premio San Valentino per la poesia d’amore (1970), premio “Il Solstizio”.

Ha collaborato con grandi registi del teatro napoletano del calibro di Nanny Loi, Mimmo Venditti , Armando Marra,Luca Torre,a Milano con Tiziana Robbiani, ,Ettore Massarese e le sue opere hanno calcato i palcoscenici di tutta Italia .

Cosa ha rappresentato per te il teatro?

Passione e professione, ma anche studio, ricerca, lavoro e sacrifici, il teatro è sempre gioia e dolore….è teatro.

Essere attore cosa comporta?

Non sono attrice, io non ne ho mai fatto mistero, non so recitare, so scrivere una sceneggiatura, infatti ho messo in scena sempre mie composizioni. Che si sia attori, registi, o altro,, comporta impegno, lavoro, sacrificio, rinuncia al tempo libero, rinuncia ad avere una vita per così dire “normale” si sta sempre il giro, si fa spesso l’alba.

Tanti teatranti non si fa solo male al teatro?

Chiunque sale in palcoscenico, si espone alla critica e spesso al “ludibrio” merita rispetto e applauso. Fanno male al teatro coloro che senza averne le basi si definoscono attori e registi. Fanno male coloro che si improvvisano scopiazzano, si definiscono Maestri laddove vendono fumo, illudono i giovani col miraggio del successo.

Cava città di cultura. Ma senza un teatro, perché?

Domanda da un milione di dollari! Credo che sia spesso mancata la volontà politica e la cultura del teatro, il maestro Mimmo Venditti ed io lo stiamo aspettando da 40 anni, mille promesse, mille progetti ma niente di fatto. E dire che Cava aveva il famoso Teatro Verdi oggi palazzo di città. Hanno riaperto la cosiddetta “Sala teatro “Luca Barba”, una “stanzulella” adattata a pseudo teatrino. Accogliente per conferenze, per presentazione di libri o mostre, am quanto a definirla teatro direi che siamo fuori strada.

La tua storia è la storia di Cava, cosa vorresti che si ricordasse di te dopo 40 anni di carriera?

Che ho sempre operato per la mia città, benche sia nata a Napoli, napoletana di antica famiglia napoletana, non ho mai chiesto ricompensa alcuna, ho insegnato e avviato al teatro centinaia di giovani, senza mai chiedere una retta, una ricompensa.Vorrei che si ricordasse l’amore per il mio Paese, la passione per il teatro, per le tradizioni, l’amore e il rispetto che ho sempre avuto per gli allievi, per i miei maestri e per i colleghi.

Cala il sipario su una Donna che ha fatto la storia e la cultura di Cava, chi è la tua erede?

Non ho il merito di aver fatto la storia e la cultura assolutamente, a Cava ci sono teatranti e persone di ingegno e cultura più meritevoli di me. Ho fatto quello che mi piaceva fare con onestà intellettuale. Ho già una figlia Giuliana Armenante erede di ciò che era l’arte di mio padre, noto creatore di moda, una artista diplomata costumista e scenografa, pittrice, ideatrice e realizzatrice di Bambole, monili, oggetti d’arte. Per il teatro se dovessi fare nomi direi senza ombra di dubbio Marianna Lamberti e Mara Polverino due veri talenti.

Chi vuoi ringraziare per la tua vita di regista e attrice?

La mia famiglia, mio marito che è stato anche lui attore, le mie figlie, e primo non ultimo il pubblico che mi ha seguita sempre.

Il tuo ricordo più bello e quello più brutto?

Il più bello senza dubbio l’esperienze al Teatro A di San Severino, Teatro delle Arti e Teatro Verdi dove io….illustre sconosciuta ho diretto musicisti del calibro della Arpista Lucia Di Sapio, primi ballerini del San Carlo come Corona Paone e Luigi Ferrone, Maria Luisa Bossone già prima ballerina della Fenice, Alessandro Macario, Maria Amoruso per citarne solo alcuni. Il più brutto. La scomparsa della attrice e amica Rossella Lambiase e di Gaetano Lupi musicista, fondatore dei Cavoti amico fraterno.”

LO SPETTACOLO DEL 15 DICEMBRE SINOSSI

“Napule ca se ne va” nasce da uno studio durato oltre trenta anni sulla maschera di Pulcinella. a San Pietro di scendere in terra per tre giorni il tempo di ritrovarla. Scende, ma non trova la sua amata Napoli, ci state due guerre quella del 15/18 e la seconda guerra mondiale. Napoli non è più la stessa. Pulcinella è disperato, gli viene in aiuto la ninfa Partenope che lo conduce per i vicoli della Napoli Vivianesca dove incontra tutti i fantasmi del tempo antico. Dopo lungo girovagare e mille peripezie trova Conosciamo Pulcinella dalla iconografia consumistica e turistica, buffone tutto pizza e mandolino, ma non è così, Pulcinella è maschera tragica legata al culto dei defunti. Pulcinella muore e va in paradiso, stando lassù è in pena per la sua adorata Palummella, chiede Palummella che fa la schiantosa in una taverna. I due si incontrano ha luogo una deliziosa scena d’amore, poi Pulcinella le dice che deve andarsene, Palummella chiede di portarla con sé. Intanto dalla taverna escono i posteggiatori e i popolani, lo riconoscono e chiedono anche loro di portarli in Paradiso. Pulcinella acconsente a patto che cantino e suonino. Stanco il povero Pulcinella piange e si senta mancare, sta morendo, Colombina lo soccorre ma si accorge che sta morendo, nel frattempo entra un bambino che gioca al pallone, Pulcinella lo vede gli sorride e fa cenno di avvicinarsi, gli porge la maschera, il bambino impaurito si ritrae poi prende la maschera e la indossa, ormai Pulcinella è spirato il bambino come per magia si trasforma in un piccolo Pulcinella muore per rinascere in un eterno alternarsi di epoche, drammi, situazioni difficili di una città spesso maltrattata e “scontraffatta”.

 Antonio Di Giovanni

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