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La cuccumella, il vero caffè napoletano

Per realizzare un vero caffè napoletano, bisogna appunto avere la macchinetta napoletana. Non quella ottagonale, ma quella circolare, la cuccumella.

Utilizzate acqua fredda: anche l’acqua del rubinetto, ma se la contiene troppo calcare utilizzate un’acqua naturale.

Dovete riempire il serbatoio dell’acqua fino a circa 5 millimetri dal foro in alto ed inserire il caffè macinato nel secondo serbatoio, facendo in modo che la montagnella di caffè arrivi di poco sopra il bordo. Considerate, come quantità, un cucchiaino abbondante a persona. Poi, dovrete avvitare il filtro sul serbatoio del caffè ed incastrare il contenitore nel serbatoio dell’acqua, senza farla fuoriuscire. A questo punto, potrete avvitare il tutto al serbatoio che conterrà il caffè pronto. Una volta posata sul fuoco la caffettiera, si deve attendere che il vapore sbuffi uscendo dal forellino per capovolgere la caffettiera con un colpo secco e far così scendere l’acqua nel filtro e raccoglierla nel serbatoio vuoto. Questa operazione può durare una decina di minuti.

Non pulite mai la caffettiera con saponi o detersivi. Va sciacquata con sola acqua bollente o al massimo con l’aiuto di uno spazzolino per lavare più accuratamente il filtro.

Se si è in giro per le tipiche stradine dell’incantevole città di Napoli, potrà ben presto capitare di imbattersi in un “caffè itinerante”. Ad accogliere i passanti, con la sua idea semplice, ma allo stesso tempo originale, c’è Giuseppe Schisano, classe 1993, un giovane che con caparbietà e volontà, è riuscito a realizzare un sogno da tanto tempo racchiuso in un cassetto.

Nasce così questa idea suggestiva che ha trovato i finanziamenti adeguati per essere realizzata: su una bicicletta con pedalata assistita e con fornello annesso, viene preparata una tazza di buon caffè usando la cuccuma. E ad accompagnarla c’è un altro dolce tipico, la sfogliatella. Una piccola pausa dolce che allieterà le giornate di coloro che passeggiano indisturbati nel mezzo del meraviglioso panorama offerto gratuitamente da Napoli. Tutto ciò è stato possibile grazie al “Prestito della speranza” della Caritas, per un totale di 13 mila euro, con cui si sono superate le barriere d’accesso al microcredito classico, impossibile da ottenere in mancanza di risorse e garanzie come nel caso di Giuseppe. Hanno aiutato l’Associazione Vobis (Volontari Bancari per le Iniziative nel sociale) e l’imprenditore Michele Maresca che ha sostenuto il progetto trovando insieme a Giuseppe la giusta miscela, di grande qualità.


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