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Dopo il Frosinone il Napoli a -8 dalla Juve E ora testa al Liverpool

Il gol del momentaneo 3-0, segnato da Milik, che poco dopo firmerà anche il 4-0 finale sul Frosinone, salendo così a quota 7 gol in campionato. Successo che tiene vivo il Napoli nella corsa scudetto getty

950  Vittorie del Napoli in A Il successo degli azzurri contro il Frosinone è la vittoria numero 950 in A a girone unico

Hanno spaccato il campionato: e ora, in quest’orizzonte sparso, se Madame è una figura solitaria che domina l’Universo, alle sue spalle c’è una allegra comitiva di «scugnizzi» che s’è lasciata l’Inter a sei punti di distanza. Sarà pure magra soddisfazione, ritrovarsi ad essersi la vice-regina, però è gratificazione sentirsi i padroni di questo macrocosmo che ora sa di Champions, in tutti i sensi, perché quando Napoli-Frosinone finisce (e anche ben prima), avverti il profumo di Liverpool nell’aria e forse anche la percezione che pure l’anno prossimo ci saranno notti magiche. Un’ora e mezza a custodire energie nervose, comportandosi quasi da Juventus, facendo cioé quel che serve e cogliendo gli attimi e i momenti: poi, in uno stadio che tracima entusiasmo, che ha consapevolezza d’essere dinnanzi a una squadra che Ancelotti ha riempito dei propri contenuti, è un inno alla speranza. Perché «you’ll never walk alone». Napoli-Frosinone è un «diversivo», diviene tale presto, proprio all’alba d’una partita che è un monologo, e non perché lo dice pure quel 4-0 che rappresenta una verità parziale: 67% di possesso palla, 22 conclusioni (e otto nella porta) un dominio anche imbarazzante contro un avversario ch’è rimasto incantato dal palcoscenico ed è rimasto stordito di fronte a quella dimostrazione di (pre)potenza diffusa.

BABY NAPOLI. E poi c’è anche altro ancora, perché in una giornata del genere è persino il caso di esagerare: c’è il debutto di Meret, c’è quello di Ghoulam, che danza sulla corsia di sinistra come se mai fosse stato per tredici mesi fuori campo, c’è Younes che può conoscere il san Paolo, c’è un turn-over massiccio, quasi sontuoso (sette volti nuovi, all’inizio, rispetto a Bergamo) dal quale germoglia una squadra con una età media di 25 anni e 243 giorni, qualcosa in più d’un ponte lanciato sul futuro.

STRAPOTERE. Il Napoli è ampio, spazioso, persino naif, sa ch’è vietato, anzi diabolico, perseverare dopo il pareggio con il Chievo e fa tutto in fretta: va in vantaggio con Zielinski (7′), s’impadronisce della gara, esibisce un Ounas devastante, che a destra cerca le profondità o va dentro e il campo, e poi si gusta quell’uomo in più, ed è Ghoulam, capace di allargare il campo, di scheggiare l’umore altrui, lasciando cenere sulla corsia.

RESISTENZA. Non c’è opposizione nel Frosinone e Longo dovrà pur chiedersi qualcosa, mentre il Napoli abbellisce la sua sfida, la arricchisce di movimenti – a volte apparentemente anarchici – non deve stritolare né i muscoli, né le meningi: gli basta avere Ounas (40′) che da una distanza siderale sistema il pacco doni del 2-0. Ci sarebbe da invocare clemenza, e certo ne hanno Ghoulam e Insigne, che ci vanno vicinissimi – quasi una spazzolata alla traversa dell’algerino, ad esempio – perché il Frosinone rimane nella sua metà campo, non arriva mai a Pinamonti, proprio non ce la fa, né può arginare quell’onda anomala che pur senza abbagliare recita a soggetto: il calcio di Ancelotti è totale, comprende anche il turn-over, consegna sollecitazioni a chiunque e Milik, che ne ha bisogno, dopo un’ora di imprecazioni al vento, si ritaglia il proprio spazio nella classifica cannonieri: una doppietta, stavolta usando anche la testa mica solo il sinistro, e fanno sette meraviglie, per chi ha dovuto soffrire, e quanto, lui come Meret, come Ghoulam, come Younes.

REDS. 4-0, per rispondere magari al Liverpool, o semplicemente per avere risposte da se stesso: per convincersi ch’esista la possibilità di alimentare la giostra con un organico ora divenuto improvvisamente ampio e poi per provare e riprovare quelle giocate, ora centrali ma che conducono sugli esterni, dove c’è energia alternativa e sostegno per Milik che il primo lo fa dalla bandierina (su parabola deliziosa di Ghoulam) e il secondo lo battezza prendendosi l’assist dolce di quel top player mancato per troppo tempo. Il Frosinone resta nella centrifuga, chissà se avvertirà gli effetti di questa mattanza, mentre Napoli è un’orgia o magari un sogno da vivere sulle note dei Beatles…

I RITORNI finalmente gli infortuni sono alle spalle
Meret & Ghoulam & Younes: «Rinati»

Alex Meret, 21 anni, ha esordito ieri nel Napoli in questa stagione mosca

Dov’erano rimasti? E con quel filo di dolore, magari di frustrazione, in quella dimensione avvilente che ti resta dentro quando esci da una sala operatoria e non sai cosa ti riserverà il futuro, cosa pensavano di se stessi? Segnatevelo: 8 dicembre 2018, c’è un tunnel e ora c’è anche una speranza, c’è un avvenire nel quale intrufolarsi a pugni chiusi, come potrà fare Alex Meret, o cavalcare entusiasta, come viene naturale a Faouzi Ghoulam o anche dondolare lieve ed elegante, come gradisce Amin Younes. Ma è finita, non ci sono più ombre e ora appassionatamente se ne vanno, loro tre, ad ammirare il panorama.

IL FENOMENO. E’ scritto nell’aria, nel tempo ch’è passato, in questi ventuno anni che servono per prendersela anche con comodo, ma non troppo: ma ne sono capitate a questo giovanotto etichettato come un fenomeno da chiunque sappia di portieri. Solo che non si può parare anche la malasorte o deviarla in angolo: un intervento in Germania per la pubalgia, una spalla perfida e infine un colpo maldestro, al primo giorno di allenamento con il Napoli, per starsene altri cinque mesi a soffrire. «Poi arrivano giornate meravigliose come queste che ti ripagano di tutto quello che hai subito: ho ricevuto una accoglienza fantastica, che mi ha fatto emozionare, abbiamo vinto e sono entrato nel san Paolo da titolare. Siamo tre portieri, vero, e deciderà il mister chi dovrà giocare in futuro: io ora sono contento di essere qua e posso garantire soltanto il massimo per questa maglia».
IL TOP PLAYER. Ma è una sensazione quasi stordente per chiunque, per Meret che ha annusato per la prima volta quello che sarà il suo stadio a lungo e per Ghoulam che dal san Paolo era uscito il primo novembre del 2017, una eternità se ci pensate, e che ha ricevuto standing ovation, fascia di capitano, un affetto che s’avvertiva nella pelle e nello sguardo di quel fluidificante divenuto un top player, prima dell’accanimento della dea bendata. «Sono sei stagioni che sono qui e sono orgoglioso di rappresentare questa città e di indossare questa maglia. Devo ringraziare tutti: i compagni, i medici, la società, l’allenatore. Siamo una grandissima squadra, lo abbiamo dimostrato anche oggi: la Juventus aveva già vinto, sappiamo che martedì ci attende il Liverpool, però siamo stati bravi». E ne ha dovuto sopportare altrettante anche Amin Younes, che da Napoli andò via, a sorpresa, nel gennaio scorso, dopo aver firmato il contratto: sembrava non dovesse tornarci, poi s’è accorto che c’è un calcio da conquistare con quei dribbling che sembrano carezze anche contro la sfortuna: sei mesi fuori, per un intervento al tendine di Achille. Ma niente è per sempre, manco la disperazione.

Champions:
martedì Napoli e Inter provano a conquistare gli ottavi
Si chiude in settimana la fase a gironi della Champions League. Già negli ottavi Juventus e Roma, sperano Inter e Napoli. Così le italiane (ore 21)
MARTEDì – GIRONE B: Barcellona-Tottenham, INTER-Psv. Classifica: Barcellona 13 punti; Tottenham e Inter 7; Psv 1.
GIRONE C: Liverpool-NAPOLI, Stella Rossa-Paris Saint Germain. Classifica: Napoli 9 punti; Psg 8; Liverpool 6; Stella Rossa 4.
MERCOLEDì – GIRONE G: ore 18.55 Real Madrid-Cska Mosca, Viktoria Plzen-ROMA. Classifica: Real Madrid 12; Roma 9; Cska, Plzen 4.
GIRONE H: Young Boys-JUVENTUS, Valencia-Manchester United. Classifica: Juventus 12; Manchester Utd 10; Valencia 5; Young Boys 1.

 

fonte:corrieredellosport

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