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Fotografia in jazz con Francesco Truono, Mirella Caldarone e Stefania Tallini

Matinée nella sala Fedora del Teatro Umberto Giordano di Foggia per il fotografo salernitano, coautore di Jazz For L’Aquila

Di OLGA CHIEFFI

“Quando manca l’idea, una parola nuova conclude”, ha scritto Goethe. La parola nuova sarà quella del segno del fotografo salernitano Francesco Truono e della fotografa andriese Mirella Caldarone, che abbiamo incontrato nello studio di Armando Cerzosimo, i quali si sono ritrovati in settembre all’Aquila per quella chiamata alle arti di Paolo Fresu a l’Aquila, in favore delle Terre del Sisma, inaugurata nel 2015. Se l’attenzione della maggior parte dei presenti a l’Aquila è stata rivolta allo spettacolo, Mirella e Francesco hanno inteso ascoltare la musica, la voce di quelle macerie, che sono quelle di tutti noi, crolli interiori di una società, di diverse umanità poste a confronto con l’assoluto della Natura. Questa mattina, alle ore 11, la sala Fedora del teatro Umberto Giordano di Foggia, ospiterà la proiezione di un video che raccoglie l’esperienza dei due fotografi, un duo che si trasforma in “trio” con la pianista Stefania Tallini, che ne ha composto ed eseguito la colonna sonora, prima di cederle per intero la ribalta per una performance con la vocalist cubana Claudia Portuondo, un evento particolare del cartellone Giordano in Jazz. La pianista che ricordiamo giovanissima proprio a Salerno, aprire il concerto di Mike Melillo, sposa perfettamente le intenzioni dei due fotografi, in un assoluto equilibrio tra empatia dialogica, eleganza sottile, ricerche di sfumature di logica, intuizione, disposizione al rischio improvvisativi, sottolineato da un tocco limpido e cristallino. Chiarezza d’enunciazione e di articolazione, sono le basi del suo credo artistico: suonare è comunicare e la Tallini si preoccupa di far intendere chiaramente cosa vuole esprimere, rivelando un piccolo miracolo di equilibrio, giocato sul rapporto fra suono e silenzio, fra gusto per l’esibizione e rispetto per un ruolo secondario, senza mai tradire qualche granello di creativa follia, ragioni estetiche che fanno della Tallini un’artista capace di muoversi su coordinate aperte, ma insieme basate su di una solida esperienza e una profonda conoscenza storica. L’essere così “puro”, determina l’impiego di suoni limpidi, senza ombre, per non alterare ciò che si cerca di esprimere, e comporta una lucida comprensione, così come un adeguamento ai fattori mutevoli, una modulazione improvvisa o una variazione d’accento cioè un’istantaneità costantemente rinnovata, rinnova la ricerca di un’immagine. L’arte è l’unica via per ricostruire e ricostruirci salvandoci dall’erosione del tempo e dell’indifferenza, riattivando la memoria, umanizzando le occasionali emozioni. Non v’è infatti “fenomeno”, ovvero “vissuto”, emozionale e non, che non sia tale perché è sentito come “mio”, proprio di un sé. Movendo le emozioni e ritrovandosi in esse, l’erosione del tempo scomparirà, i rapporti saranno nuovamente possibili, grazie alla differenza e al dialogo, che si risolverà in discorsi d’Amore, unico viatico valido per il futuro dell’ Umanità.

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