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Salerno Energia, indagati i vertici per il business del metano

L’obiettivo era di irrobustire la compagine societarie così da poter partecipare, sotto l’ombrello della Conscoop, ad una serie di appalti in tutta Italia a allargare il proprio campo d’azione secondo modalità non proprio legali. Tutto era stato abilmente studiato a tavolino, presso lo studio di un commercialista romano, La Barbera, assieme ai vertici della società di Forlì, il presidente Pasolini e il dirigente Allini. Sono state proprio le intercettazioni ambientali ad incastrare, nella mega inchiesta della procura di Forlì sulle società che si occupano della metanizzazione, anche due salernitani, il presidente e il direttore generale di Salerno Energia Holding, Antonio Ferraro e Matteo Picardi ai quali i carabinieri del reparto oeprativo del comando provinciale di Salerno hanno ieri notificato un avviso di garanzia per turbata libertà degli incanti. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri del R.O.N.I del comando provinciale di Forlì-Cesena ed al Nucleo speciale di polizia valutaria della guardia di finanza di Milano, obiettivo dei due dirigenti salernitani era di creare un rapporto di sinergia tra la Aquamet – legata al gruppop Conscoop, e la propria controllata Salerno Energia Distribuzione per rendere proprio quest’ultima «più competitiva alle gare d’ambito per il servizio di distruzione del gas», come annunciato il 19 luglio del 2017 in un comunicato stampa della Holding. Ufficialmente la società Acquamet sarebbe stata individuata attraverso «una procedura ad evidenza pubblica avviata nel dicembre del 2015», secondo gli ivnestigatori in questa comunicazione societaria di vero ci sarebbe soltanto la data dell’avvio della procedura, tutto il resto sarebbe stato «pilotato».
I REATI
L’articolata attività d’indagine ha portato ieri all’esecuzione di tre ordinanze di custodia cautelare, emesse dal gip del Tribunale di Forlì: uno in carcere e due ai domiciliari, e ad indagare altre quattro persone, tra le quali i due salernitani. Gli indagati sono ritenuti responsabili, a vario titolo di concorso in estorsione continuata e aggravata, corruzione per l’esercizio della funzione, turbata libertà degli incanti, favoreggiamento personale e false informazioni al pubblico ministero.
GLI INDAGATI
Le posizioni più gravi sono quelle del presidente e di un ex dirigente del consorzio di cooperative Conscoop con sede in Forlì, e un ingegnere, funzionario tecnico del Ministero dello Sviluppo Economico, membro dell’ufficio ministeriale responsabile della metanizzazione del Mezzogiorno. Coinvolta anche l’attuale dirigente amministrativa del Consorzio Conscoop, destinataria di un avviso di garanzia. Quindi il commercialista romano e i due dirigenti di Salerno Energia Holding.
L’INCHIESTA
È partita a gennaio 2017 a luglio 2018 e ha riguardato, in particolare, un appalto vinto da una società consorziata alla Conscoop che, nel 2009, si era aggiudicata la gara per la costruzione e gestione del sistema di metanizzazione nel Comune di Terzigno, finanziato con fondi statali, per un importo originario di circa 4 milioni di euro. Nel corso dell’attività investigativa è emerso come i vertici di Conscoop facevano pressione su alcuni dei professionisti che collaboravano con società controllate dal consorzio stesso per la progettazione e realizzazione dei propri progetti:i tecnici, per poter ottenere successivi incarichi dalla società o per vedere sbloccati i pagamenti di prestazioni già fornite, erano ripetutamente costretti a consegnare ai capi del consorzio somme di denaro, alcune migliaia di euro ogni volta.
In particolare è stato accertato che un ingegnere progettista abbia dovuto consegnare nell’arco di 5 anni, 200mila euro. Parte di tali somme veniva poi utilizzata dai vertici Conscoop per pagare tangenti al funzionario ministeriale, responsabile dell’attuazione del Programma di metanizzazione del Mezzogiorno, per ottenere la proroga del termine per il completamento dei lavori relativi al metanodotto del Comune di Terzigno. Petronilla Carillo , Il Mattino

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