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Ravello. Approvato il “Patto per la cultura”, l’intervento del ministro dei beni culturali Alberto Bonisoli

Ravello. Si è conclusa ieri la V Conferenza Nazionale “Italia è Cultura” durata due giorni e che ha visto la partecipazione di 108 iscritti all’assemblea oltre che studiosi, intellettuali e istituzioni che si sono confrontati sui temi di cultura, politica, economia. L’atto conclusivo è stata l’approvazione, su proposta dell’Associazione delle istituzioni culturali italiane e del Centro universitario europeo per i beni culturali di Ravello, del «Patto per la cultura», meglio noto come «La Carta di Ravello», che prevede un’alleanza tra il mondo delle imprese e della cultura che, in prospettiva, andrà esteso anche ad altre istituzioni e soggetti. Per l’occasione era presente anche il ministro dei beni culturali Alberto Bonisoli che, durante il suo intervento, ha dichiarato: «La cultura è un settore da vedere in un contesto europeo. Siamo in Europa, siamo parte dell’Europa, siamo componenti dell’Europa. L’Europa è nostra. Noi qua ci siamo a pieno titolo. Siamo perfettamente in grado di ragionare con l’Europa di che cosa l’Europa ha bisogno e siamo anche in grado di proporre delle cose che, magari, non sono le stesse del passato che, a volte, si facevano, ma a nostro avviso non sono indispensabili da inserire nel contesto europeo». Bonisoli ha poi proseguito sottolineando l’importanza del ruolo rivestito dagli organismi organismi intermedi come l’Associazione delle istituzioni culturali italiane: «Di essi lo Stato ha estremamente bisogno. Le istituzioni culturali sono raccordo tra passato e presente. A esse il compito di tutelare le diversità e favorire la libertà di pensiero». E riguardo ai finanziamenti il ministro ha aggiunto che servono a garantire pluralità, diversità e sana competizione. Ha poi sottolineato la necessita di ridare linfa alla macchina dello Stato che aiuta la tutela del patrimonio e lo sviluppo dell’attività ed ha indicato come una delle priorità la risoluzione del problema delle carenze di personale. Bonisoli ha continuato il suo intervento evidenziando l’esistenza in Campania di 3-4 macroprogetti che costituiscono una grande opportunità e come sia necessario focalizzarsi «su quella che è una visione strategica-moderna, che si concentri su quello che sarà la società tra 20 anni e l’economia tra 30 anni, che vada ad adottare le tecnologie più giuste, più morbide in termini di mobilità e rispetto ambientale».

Alla V conferenza è intervenuto anche il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, secondo il quale uno dei grandi obiettivi su cui continuare a lavorare per costruire una società più inclusiva è quello della riduzione dei divari: «Penso sia preferibile non perdere tempo a dibattere Europa sì o no, ma come deve essere. L’Europa non deve essere alibi per trascurare le questioni italiane. Possiamo definire grandi obiettivi europei e italiani, creare luogo ideale per i giovani, per il lavoro, per le imprese, per la cultura, le infrastrutture. Siamo la seconda manifattura d’Europa nonostante un’impresa italiana paghi rispetto a un’impresa tedesca il 20% di tasse in più e il 30% di energia in più. Abbiamo una dotazione infrastrutturale sicuramente inferiore alla Germania e uno spread più alto».

Ad intervenire anche il presidente della Svimez, Adriano Giannola, secondo cui il Made in Italy da solo non basta: «Ci vuole un secondo motore che è il Sud, non più da interpretare come una periferia bensì come il centro di un mondo mediterraneo. Noi stiamo uscendo dall’Europa perché siamo marginali e lo saremo sempre di più se non si adotta una visione euromediterranea. Siamo all’eutanasia della questione meridionale». Giannola, a propositi del patrimonio culturale, ha aggiunto: «E’ una rendita di posizione che non sfruttiamo e che valorizzeremmo solo attraverso una rigenerazione urbana».

Secondo Alfonso Andria: «La Rete tra le istituzioni culturali nel rispetto delle singole individualità e delle attività che ciascuna svolge sul rispettivo territorio può favorire l’interscambio di esperienze e di buone pratiche e divenire, al tempo stesso, strumento per rafforzare la partecipazione dei cittadini alla cultura, in coerenza con lo spirito della Convenzione di Faro».

La Carta ribadisce, infatti, l’importanza dell’investimento pubblico in cultura e chiede che nei bilanci siano previsti più adeguati finanziamenti per le attività culturali. Perché si individua nel settore culturale una delle possibili risposte al problema della disoccupazione giovanile.

 

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