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Occupazione giovanile! Una vergognosa disfatta! di Giuseppe Civale

Ravello, Costiera amalfitana . Prendo spunto dal recente, interessante intervento del signor Amalfitano su PN per esprimere alcune mie riflessioni su un tema che mi sta particolarmente a cuore per averne amaramente dovuto assaporare gli effetti tanti e tanti anni fa. 13.000 domande per 169 posti a tempo determinato. Sono cifre terribili! Quali le cause? Quali le soluzioni?
Un’intera società consumistica è stata costruita sulla morte dell’uomo artigiano e ce l’hanno spacciata per liberazione. Ma quest’epoca si è chiusa da tempo. La disoccupazione giovanile cavalcante, soprattutto nei Paesi meno “virtuosi”, dovrebbe assestare il colpo di grazia ed aprire finalmente prospettive per favorire il recupero della manualità. Si stanno fortunatamente moltiplicando i segnali di una rivolta dal basso, il ritorno alla competenza artigiana, al saper fare con le proprie mani. Quali saranno le reazioni a livello di economia di mercato? Niente timori! È la stessa logica della concorrenza quella che fa lievitare il compenso di un bravo idraulico ben al di sopra di un neolaureato condannato al precariato. Ci sono alternative? Certo, sempre! Per invertire la rotta sarà necessario ristrutturare radicalmente il sistema scolastico attuale, ossia ricorrere a valutazioni di tipo psico-attitudinale, già a partire dal giardino d’infanzia, elaborate da docenti e da psicologi, che si presuppone idonei al delicato compito da svolgere, con analisi specifiche sulla potenzialità del candidato (propensione o meno per attività manuali, artistiche o concettuali). Tali valutazioni dovranno ovviamente interessare l’intero percorso scolastico del giovane, indirizzando, quindi, alla fine il candidato su mestieri o professioni in funzione della domanda di mercato, rilevata in anticipo tramite appositi moduli informativi, inviati alle aziende di piccolo, medio e grande livello. Non serve affatto tenere in vita tante università solo per sfornare disoccupati a tamburo battente; molto più utile sarebbe convertire almeno metà di tali istituti in politecnici, strutturalmente molto più aderenti all’evoluzione in atto. In tal modo sarà possibile incanalare più sensatamente il flusso di giovani su attività anche manuali, evitando inutili parcheggi e il rischio di ritrovarsi avviliti e depressi a mendicare un lavoro che non c’è.

Giuseppe Civale

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