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Napoli, continua il caso dell’ospedale Cardarelli: 70 pazienti per due soli medici

Continua la situazione di caos totale all’ospedale Cardarelli di Napoli. Come riporta l’edizione odierna de “il Mattino”, nella giornata di ieri al pronto soccorso, nel reparto di osservazione breve intensiva, erano presenti ben 72 pazienti per soli 2 medici e 6 infermieri. La capienza massima del reparto è di soli 34 pazienti, dato che fa riflettere.

Tanti sono i malati che vengono curati nei corridoi e la situazione è davvero tragica: si parla di malati senza campanello d’allarme, senza accesso all’impianto per l’ossigeno e senza le comodità e la privacy che dovrebbero essere assicurate. Una situazione che ha costretto tanti medici ed infermieri a chiedere il trasferimento in altri ospedali.

Nell’articolo viene anche presentata un’intervista ad un medico che ora ha chiesto il trasferimento: “Io c’ero, come molti altri precari all’inizio di questa avventura ospedaliera. Sette anni fa al Cardarelli fu inaugurato un modo nuovo di fare urgenza. Eravamo una pattuglia di giovani e meno giovani di belle speranze con un’aspettativa lavorativa molto più buia a causa dello stop alle assunzioni in una regione commissariata e l’unico spiraglio era un lavoro precario. Il sogno di molti di noi a quel tempo era lavorare al Cardarelli e così, tra lavori saltuari e lo studio, ci siamo ritrovati in quello spazio che è il piano -1 del Dea del Cardarelli. Eravamo un gruppo di giovani entusiasti di approdare alla corte di un primario che sulla carta proveniva da una importante esperienza e dalla ricca storia nella realtà ospedaliera napoletana. L’Osservazione breve nasce per snellire il sovrannumero di pazienti. Ma al Cardarelli ben presto questo reparto ultra moderno si è trasformato in uno sversatoio di pazienti sovraccaricato da patologie ultraspecialistiche che di urgenza non hanno nulla e che andrebbero subito dirottati nei reparti di degenza. I numeri dei malati, la frequenza di accessi e le condizioni di lavoro sono diventate talmente pesanti che ho scelto di partecipare a un concorso e andare in un altro ospedale dove sapevo di trovare meno stimoli forse, ma anche condizioni di lavoro e assistenziali più umane”.

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