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Luci e ombre a San Siro pari dell’Italia col Portogallo ed è fuori dalla final-four

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Luci e ombre a San Siro pari dell’Italia col Portogallo ed è fuori dalla final-four Niente da fare a Milano , il secondo 0-0 consecutivo di San Siro è un premio solo per i nostri avversari. La vittoria ci avrebbe aperto le porte alla final-four, nella speranza che il Portogallo non riuscisse poi a battere la Polonia nell’ultima gara del girone. Il pareggio invece è il passaporto matematico per la nazionale del ct Santos che conquista il pass per la fase successiva. Italia bella a metà, primo tempo da incorniciare, dominio totale ma scarsa precisione sotto rete: ripresa sotto tono, gli azzurri pagano lo sforzo fisico e smarriscono lucidità nella metà campo avversaria. Il ct Mancini si accontenta: «Buonissima prestazione, fatti passi in avanti, ma in attacco bisogna migliorare».
MILANO NEL DESTINO
Da San Siro a San Siro. Nello stadio dove giusto un anno fa si consumò la delusione più atroce della nostra storia calcistica, l’Italia ha rimesso piede per dare un senso a questa Nations League, nata male ma che poi si era aggiustata grazie alla vittoria in Polonia. Chissà fino a che punto la scelta milanese è stata casuale, qui l’Italia aveva vinto le quattro sfide disputate contro il Portogallo e dai settantamila del Meazza si è deciso di ripartire per riparare alla vergogna dell’eliminazione mondiale. Con un allenatore che ovviamente si chiama Mancini e non Ventura e soprattutto con Insigne in campo dal primo minuto, lui che dodici mesi fa era stato il pomo della discordia nella guerra andata miseramente in onda tra ct, vertici federali e senatori dello spogliatoio.
INSIGNE DIPENDENTI
Dominio azzurro fin dalle prime battute e impressione nettissima che l’Italia interpreti meglio la sfida rispetto ai campioni d’Europa: possesso totale del centrocampo, buon palleggio e grande armonia tra Jorginho e Verratti. Insigne dopo un anno si prende la rivincita che merita: è il catalizzatore della manovra, il dominatore del gioco negli ultimi 25 metri. La manovra si sviluppa soprattutto sulla fascia sinistra, è lì che l’attaccante del Napoli fa la differenza con assist e conclusioni personali, tanto che per lunghi tratti l’Italia sembri dipendere proprio dalle giocate di Lorenzo. Il quale una volta chiama Rui Patricio alla difficile parata, due volte lancia nello spazio Immobile e Chiesa che però non sfruttano gli assist. Contro di lui soffre tremendamente in marcatura lo juventino Cancelo: la qualità dei tocchi, la facilità di scambiare palla con i compagni e i collaudati duetti con Jorginho strappano applausi convinti a San Siro. La cui parte milanista non risparmia invece Bonucci: per il difensore fischi ogni volta che la palla è tra i suoi piedi.
POCO CONCRETI
L’unica cosa che non quadra nel primo tempo è la scarsa efficacia sotto rete. Eppure le chance non mancano, due vengono neutralizzate dal bravo portiere portoghese (a un passo dal Napoli la scorsa estate) altrettante capitano sul piede sbagliato, quello cioè di Immobile tanto puntuale negli inserimenti quanto impreciso al momento di battere a rete. In totale fiducia Insigne, i compagni lo cercano continuamente, di conseguenza si va poco a destra dove Chiesa si vede a sprazzi e non sempre capace di superare la marcatura di Mario Rui, l’altro napoletano in campo. Il Portogallo? Privo di Ronaldo, manca di imprevedibilità dalla trequarti in su anche se la velocità di Bruma ogni tanto crea qualche apprensione. Niente di che, tanto è vero che Donnarumma va all’intervallo senza aver mai sporcato i guanti.
FINISCE LA BENZINA
Dopo un’ora ad alti livelli, in casa Italia scarseggia la benzina. La fluidità di manovra a centrocampo non è più la stessa, complice il pressing più alto portato dai portoghesi che si affacciano in area pericolosamente prima con Mario Rui e poi con Bruma prima della bella parata di Donnarumma su Carvalho. Cala pure Insigne nei minuti in cui il Portogallo alza il baricentro, prende campo e domina la parte finale della gara: in questa fase emerge l’abilità degli avversari nel controllare il ritmo e nell’avvicinarsi a piccoli passi verso la nostra area. L’Italia risponde con generosità ma difetta in precisione, evidenziando in pratica il principale difetto della serata. E nel calcio, si sa, contano solo i gol. (Alessandro Ferri, Il Mattino)

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