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Lo show del Napoli anche le stelle di Fuorigrotta ballano con Mertens e Insigne foto

Contro la Roma domenica scorsa il Napoli aveva trovato un solo gol pur creando tantissimo: 26 conclusioni totali. Ieri sera contro l’Empoli la media è stata assai diversa: 5 gol messi a segno, dilagando nel finale, con 19 conclusioni totali collezionate dagli azzurri, di cui 12 nello specchio. Praticamente, una rete ogni 4 conclusioni. Nell’arco di 180 minuti di campionato, la squadra di Ancelotti ha messo insieme 6 reti. Con 24 gol totali, contro i 21 della Juve, il Napoli ha il miglior attacco del campionato. Ma per realizzare le ultime 6 reti ha dovuto calciare in porta 45 volte: più di 7 conclusioni necessarie per trovare il gol.

Partita tranquilla e gestita bene da Pairetto. Pochi appunti: c’era un giallo a Malcuit nel primo tempo ed è stato sbagliato fischiare un fuorigioco a Mertens all’8’ (Silvestre teneva in gioco tutti). Giusto invece annullare il gol ad Antonelli sull’1-0 per il Napoli. Nella ripresa, regolare il gol di Caputo, così come era regolare la terza rete di Mertens (il quinto gol azzurro) per cui è stato necessario l’unico silent check della gara.

gol annullato

Al 14’ Pairetto annulla giustamente un gol all’Empoli. Il rimpallo in area di rigore azzurra favorisce Antonelli che al momento dell’assist fortuito di Caputo era già oltre la linea della retroguardia del Napoli.
ammonizioni
Solo due i gialli, entrambi all’Empoli. A Bennacer al 42’ per aver interrotto, con un fallo, un contropiede pericoloso innescato da Rog. Il secondo all’88’ a Di Lorenzo.

giallo mancato

Al 44’ ci poteva stare il giallo a Malcuit per aver interrotto, con un fallo, la ripartenza dell’Empoli sulla sinistra.

rete regolare
Al 93’ regolare la posizione di partenza di Mertens sul quinto gol del Napoli (rivista al silent check). Al momento del passaggio di Insigne, l’attaccante era in linea con l’ultimo difensore toscano.

Non chiedetevi se conti più lo schema o il talento, se valga la pena di lasciarsi sedurre dall’organizzazione o attendere che esploda la genialità degli scugnizzi: e lasciate che le correnti di pensiero restino lì, a galleggiar nel vuoto, mentre intorno a voi il calcio diviene arte museale.

E forse smetteremo anche d’interrogarci, una volta e per sempre, su cosa Lorenzo Insigne rappresenti per il Napoli, per il calcio italiano, dopo la settantaduesima rete da principe azzurro che sa di estro, e su cosa sia Dries Mertens, 98 reti per lui, se un “falso nueve”o un mostro di centravanti nella sua assoluta modernità raffigurata con una pennellata, una raffinatezza, una tenera carezza per decorare una notte ch’è la sua, in assoluto, perché la tripletta (la quinta nei suoi sei anni partenopei) l’eleva a eroe d’uno stadio intero.
CAPOLAVORI. All’Università del Calcio le lasceranno guardare queste invenzioni: quella di Insigne, dopo la cavalcata sontuosa di Koulibaly – sarebbe un’azione fisica, invece diventa una perla – con il controllo d’interno destro orientato per saltare Maietta e poi l’esterno, stesso piede, per andare a baciare l’angolino lontano; ma vi concederanno anche di perdervi nel 3-1 di Mertens, un pallonetto che rientra nel repertorio sconfinato d’un uomo che ha scoperto troppo tardi di dover fare altro nella vita.

KO MA TECNICO. Insigne e Mertens per restare a vagheggiare in quella dimensione onirica che capolavori estetici lasciano come tracce luminose, scie che abbagliano: il resto lo fa il Napoli rivoluzionato (tanto) da Ancelotti, che incurante della sua singolare espressione con i sette volti nuovi rispetto alla sfida con la Roma se ne va alle spalle della Juventus, stacca l’Inter e lascia che adesso ci pensino loro a risistemare i conti, travolgendo l’Empoli, demolendolo alla distanza. E’ una partita innaturale, che si spacca in fretta, che fa allungare le squadre immediatamente, che poi preferisce lasciarsi cullare dall’istinto di quegli indiavolati, li vedete piccoli ma sono giganteschi, che la strapazzano a modo loro, ignari di cosa succeda alle loro spalle, in un centrocampo nel quale Rog e Diawara si perdono un po’, e su corsie non sempre frequentate da Zielinski. L’Empoli ci mette la faccia, non indietreggia, cerca di giocare alle spalle dei due mediani con Uçan (soprattutto) e di insistere o con Antonelli o con Acquah: però poi c’è un momento in cui non bastano le idee e pure la vocazione a crederci con il palleggio, perché tra le statistiche stranamente toscane (52% possesso e, paradosso, resterà tale anche alla fine), s’intrufola Mertens, lanciato da Insigne dopo erroraccio di Di Lorenzo e perfido nel ricamare, dai venti metri, il raddoppio sul quale Provedel va blandamente.

SHOW. Ma è uno spettacolo a cielo aperto, d’una intensità favorita da distanze che esplodono intorno ad una specie (una specie, sia chiaro) di anarchia tattica concessa dalla intelligenza degli interpreti, in un secondo tempo che è uno scintillio proprio quando l’Empoli sembra averla riaperta, con Caputo, capace di sfuggire a Koulibaly per un 2-1 che sa di speranza e invece è un’illusione. Ancelotti sa cosa fare per rimescolare il Napoli, gli dà equilibri apparentemente smarriti, inserisce Allan e Callejon, ritrova congegni e millimetriche rifiniture, poi si gode l’esplosione di Mertens, un cannibale, pardon un fuoriclasse, che provvede a scacciare via le ombre: il colpo sotto è da antologia, ma la presenza è agghiacciante, perché lui c’è sul 4-1 di Milik, al quale viene chiesto di partecipare alla festa, e nel 5-1 è famelico nel ripartire dalla trequarti, nel chiedere a Insigne di intuirne il movimento a campo aperto e poi prendersi il pallone e portarselo a casa per abbellire le pareti. Il suo cielo, la sua stanza, e li dividerà con Insigne, si chiamano San Paolo.

 

Gargano, la Juve il cognato Marek: «Hamsik unico Ancelotti giusto per lo scudetto»
Pure quella è stata una bella epoque, e ci mancherebbe: e Walter Gargano se l’è goduta, da protagonista, vincendo la prima coppa Italia, con Mazzarri, poi la Supercoppa a Doha. Duecentotrentacinque presenze complessive, tante gioie e qualche delusione, rievocata ieri a Kiss Kiss, in una «carrambata» radiofonica in cui la grande sfida con la Juventus è diventato l’argomento portante: «A Pechino, nella prima Supercoppa, ho sofferto, ci fosse stato il Var avremmo vinto noi. E per fortuna poi ci rifacemmo a Doha, ai rigori. Ma contro i bianconeri capitano sempre cose strane». Gargano, cognato di Hamsik, avendo sposato la sorella del capitano, ha guardato anche oltre: «Marek è unico, è un orgoglio sia arrivato a tutti i record e merita altro. Mi auguro che Ancelotti sia l’uomo giusto per lo scudetto».

fonte:corrieredellosport

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