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La Grande Guerra 1918/2018 , sono cento anni dalla prima Guerra Mondiale. I monumenti censiti in Italia e la storia

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L’Italia ricorda la Prima Guerra Mondiale. Sono seimila i Monumenti ai Caduti della Prima Guerra Mondiale censiti dal ministero dei Beni e Attività Culturali, che ha catalogato la metà dei 12mila monumenti stimati e li ha inseriti in un sitoweb. Rimangono da classificare ancora tutti i monumenti minori, le tantissime epigrafi e i manufatti nelle molte frazioni. In occasione del Centenario della conclusione della Grande Guerra, l’associazione Italia Nostra vuole richiamare l’attenzione sullo stato in cui versano i Monumenti e le Epigrafi ai Caduti presenti in ogni comune, frazione e paesello della penisola.

Il Redipuglia
Il Redipuglia

Il fenomeno dei Monumenti ai Caduti e dei Parchi della Rimembranza inizia già nelle ultime fasi della Grande Guerra, sull’onda dell’elaborazione collettiva di un lutto di proporzioni immani e va avanti fino agli inizi degli Anni 40 del Novecento. Un patrimonio monumentale diffuso, dedicato alla memoria degli oltre 650.000 soldati italiani caduti nel conflitto del 1915-1918. «Questo grande patrimonio, dedicato alla memoria di un evento traumatico ma fondante del nostro Paese, è in generale a rischio perché solo in parte catalogato e inoltre esposto al degrado e all’incuria, dimenticato nelle piazze e sulle facciate di Municipi ed edifici storici. Basti pensare che il Sacrario Militare di Redipuglia, il più importante insieme al Monte Grappa, non è stato purtroppo restaurato in tempo per le celebrazioni del centenario». Già inserito nella Lista Rossa, è oggetto delle denunce di Italia Nostra, nella speranza che presto possa essere restituito alla sua originale integrità ed alla fruizione pubblica.

La Grande Guerra a futura memoria, il censimento dopo 100 anni

Un esempio positivo è il Viale della Memoria di Santarcangelo (Rimini) che è stato recuperato da uno stato di totale abbandono. Il recupero ha dato la possibilità ai discendenti dei caduti di tornare a onorare la loro memoria, portando fiori ai loro cari.

Grande Guerre, Great War, Große Krieg, Grande Guerra, … tutte le nazioni belligeranti hanno usato questa espressione.
Ci si chiede in quale paese l’espressione sia apparsa per prima volta. Lo storico Nicolas Offenstadt, specialista della Prima guerra mondiale, risponde : “Ritengo non siano state fatte ricerche approfondite sulla questione. A partire dal 1914-1915, l’espressione viene largamente usata nello spazio pubblico in Francia e in Germania.
Diverse pubblicazioni riportano questa espressione. Ma non è la sola a designare il conflitto : si parla di “guerra”, di “guerra mondiale” (“Weltkrieg” è molto corrente in Germania) o ancora di “guerra del 1914″…

Secondo la giornalista britannica Ann Wroe, la Prima guerra mondiale si iscrive in un continuum. La sua durata, la sua estensione, la sua dimensione industriale, il suo bilancio umano non si distinguono dagli altri conflitti che hanno punteggiato la Storia : “Confrontata alla Guerra dei cento anni, che si è estesa sul 14. e 15.secolo, la Prima guerra mondiale è durata poco, solo quattro anni (…) I morti sono forse stati 8,5 milioni, contro i circa 60 milioni di vittime della Seconda guerra mondiale.
Nella prima guerra mondiale circa un milione di morti erano cittadini britannici, quasi il doppio di quanto registrato nel secondo conflitto mondiale.
Più del 5% delle forze andarono perdute in un solo giorno, il 1.luglio 1916, in occasione della battaglia della Somme (una serie di offensive lanciate dagli anglo-francesi per sfondare le linee tedesche tra Lassigny e Hébuterne, un settore tagliato in due dal fiume Somme, nella Francia settentrionale, ndr). Il nome di “Grande Guerra” deriva senza dubbio da questo disastro strategico, ma nulla di più.”

Le cifre presentate dalla giornalista non sono corrette. Lo storico americano Jay Winter stima a 15 milioni il numero totale dei morti durante la Prima guerra mondiale, mentre le perdite umane registrate tra i soldati britannici nel primo giorno della battaglia della Somme si elevano a 20 000 uomini, pari al 2% delle forze militari della Gran Bretagna.

Alla domanda “Perchè la Prima guerra mondiale è stata chiamata Grande Guerra?” risponde anche lo storico Nicolas Offenstadt :”All’inizio della guerra, il termine non era fissato unicamente sul conflitto in corso. Ad esempio, un almanacco tedesco dell’anno 1915 (Kürschners Jahrbuch) parlava di Grande Guerra su una modalità strategica, in opposizione alla “piccola guerra”, fatta di combattimenti limitati, nelle retrovie o nelle vie di collegamento.
Ma diviene presto evidente che per l’estensione

L’Italia entrò più tardi in Guerra , con meno morti, seicento mila, e la pagò in termini contrattuali dopo la vittoria, e ne uscì qualche giorno prima grazie a Diaz un generale napoletano che fermò gli Austro Ungarici dopo la disfatta di Caporetto . La prima guerra mondiale fu un conflitto armato che coinvolse le principali potenze mondiali e molte di quelle minori tra il luglio del 1914 e il novembre del 1918. Chiamata inizialmente dai contemporanei “guerra europea”, con il coinvolgimento successivo delle colonie dell’Impero britannico e di altri paesi extraeuropei tra cui gli Stati Uniti d’America e l’Impero giapponese prese il nome di guerra mondiale o anche Grande Guerra[1]: fu infatti il più grande conflitto armato mai combattuto fino alla seconda guerra mondiale[2].

Il conflitto ebbe inizio il 28 luglio 1914 con la dichiarazione di guerra dell’Impero austro-ungarico al Regno di Serbia in seguito all’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo-Este, avvenuto il 28 giugno 1914 a Sarajevo. A causa del gioco di alleanze formatesi negli ultimi decenni del XIX secolo, la guerra vide schierarsi le maggiori potenze mondiali, e rispettive colonie, in due blocchi contrapposti: da una parte gli Imperi centrali (Germania, Impero austro-ungarico e Impero ottomano), dall’altra gli Alleati rappresentati principalmente da Francia, Regno Unito, Impero russo e, dal 1915, Italia. Oltre 70 milioni di uomini furono mobilitati in tutto il mondo (60 milioni solo in Europa) di cui oltre 9 milioni caddero sui campi di battaglia; si dovettero registrare anche circa 7 milioni di vittime civili, non solo per i diretti effetti delle operazioni di guerra ma anche per le conseguenti carestie ed epidemie[3].

Le prime operazioni militari del conflitto videro la fulminea avanzata dell’esercito tedesco in Belgio e nel nord della Francia, azione fermata però dagli anglo-francesi nel corso della prima battaglia della Marna nel settembre 1914; il contemporaneo attacco dei russi da est infranse le speranze tedesche in una guerra breve e vittoriosa, e il conflitto degenerò in una logorante guerra di trincea che si replicò su tutti i fronti e perdurò fino al termine delle ostilità. A mano a mano che procedeva, la guerra raggiunse una scala mondiale con la partecipazione di molte altre nazioni, come Bulgaria, Romania, Portogallo e Grecia; determinante per l’esito finale fu, nel 1917, l’ingresso in guerra degli Stati Uniti d’America a fianco degli Alleati.

La guerra si concluse definitivamente l’11 novembre 1918 quando la Germania, ultimo degli Imperi centrali a deporre le armi, firmò l’armistizio imposto dagli Alleati. Alcuni dei maggiori imperi esistenti al mondo – tedesco, austro-ungarico, ottomano e russo – si estinsero, generando diversi stati nazionali che ridisegnarono completamente la geografia politica dell’Europa.

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