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Fondazione Ravello e Giornalismo spazzatura. Intervento di Secondo Amalfitano

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Ravello 1 novembre 2019

Giornalismo spazzatura

Se servono i titoli forti per essere letti, eccovi serviti! Se invece dovessero servire contenuti veri, informazione seria, onestà e deontologia, proviamo a dimostrare che è possibile.

Ho letto attentamente la rassegna stampa di ieri che si è occupata della Fondazione Ravello e del suo futuro. Orbene l’idea che certa stampa e certi articoli, servano più a chi li scrive, a poche persone, o peggio ancora a progetti mirati e non dichiarabili, è molto più che una sensazione o un dubbio. Sempre più spesso l’informazione si allontana dallo “Stato di Diritto” qual è l’Italia per addentrarsi in quel mondo buio ed imperscrutabile dell’inciucio, dell’intrigo, delle costruzioni di percorsi alchemici e di parte. Ma veniamo al dunque.

Soggetto – Fondazione Ravello: Organi in scadenza per legge al 31 dicembre 2018 (statuto vigente, approvato e depositato http://fondazioneravello.com/incl/StatutoFondazioneRavello.pdf  ) ; gli Organi della Fondazione sono il Presidente, il CDI, il CDA, il Segretario Generale; il Collegio dei Revisori; il solo CDI viene designato dai Soci della Fondazione (Soci Fondatori: Regione Campania, Comune di Ravello, Provincia di Salerno; Soci Ordinari: MIBAC ed EPT Salerno); tutti gli altri Organi sono di nomina del CDI, inclusi ovviamente il Presidente. Questo è quello che, in uno Stato di Diritto tutti i cittadini dovrebbero sapere e rispettare.

Leggere di designazioni, auspici, indicazioni, fatti in altri contesti e da persone diverse da quelle deputate, appartiene ad uno Stato di gossip e di inciuci e ad un “Giornalismo spazzatura”. Ovviamente i nomi e i ruoli delle persone coinvolte in questi veri e propri “tritacarne”, e soprattutto il loro prestigio, sono fatti salvi per correttezza e convinzione.

In tutto questo sfugge il “cui prodest” di latina memoria, o, forse, non sfugge affatto.

Questo quadro generaleè stato di recente correttamente trasferito in una lettera del Sindaco di Ravello rivolta alla Fondazione, e che ben conosciamo per sua cortese e diretta informazione; il Sindaco in quella nota evidenzia come la imminente scadenza degli Organi può pregiudicare il futuro della Fondazione, se non si interviene prima con una modifica statutaria, che non deve soddisfare i desiderata di questo o quel politico, o peggio di una parte politica, bensì deve soddisfare i dettati di legge (Codice dei Beni Culturali), per consentire che la Fondazione Ravello possa avere la gestione in affidamento diretto dei tre beni che sono i perni dello sviluppo di Ravello e del futuro della Fondazione, vale a dire Villa Rufolo, Villa Episcopio e auditorium Oscar Niemeyer. Senza la gestione diretta di questi beni, che ricordo a tutti sono di proprietà del MIBACT, della Regione Campania e del Comune di Ravello, Fondazione Ravello non avrebbe motivo di esistere, almeno nella sua attuale composizione e dimensione statutaria e strategica.

Un quadro drammaticamente semplice e accessibile a chiunque scevro da secondi e terzi fini, un quadro che dovrebbe suggerire ben altri articoli e considerazioni, sia per quanto riguarda le “paure”, sia le “macerie”.

E’ solo l’impasse sopradescritta che “fa paura” a qualcuno a Ravello, e non certo l’arrivo di questo o quel nome, a turno invocato da improvvisati sponsor di taumaturghi. A chi evidentemente disconosce totalmente realtà e mission della Fondazione Ravello, ricordo che questa meravigliosa realtà culturale fu volutamente blindata da spinte ed interessi partitici, da pericolosi e frenetici turn over elettorali, da spinte personalistiche di “deus ex machina”; fu blindata attraverso uno statuto che affidava a “personalità dotate di comprovata capacità ed esperienza”fra le quali un Presidente semplice “primus inter pares”, spogliato da qualsivoglia potere diretto gestionale ed autarchico, e che puntava tutta la sua forza nella “collegialità di membri di chiara fama”.Ad esplicitare il “volutamente blindata”, ritengo doveroso raccontare quella che oramai è storia risaputa: Allorquando discussi, come Sindaco di Ravello con l’allora presidente regionale Antonio Bassolino, la proposta di statuto della Fondazione che avevo elaborato su ispirazione dell’allora mio assessore Carlo Borgomeo e indicazioni di un noto studio legale romano, l’allora Governatore mi propose che lo statuto venisse modificato introducendo la nomina del Presidente della Fondazione come prerogativa del Presidente della Regione Campania; ricordo quel colloquio con dettaglio di circostanze ed emozioni; obiettai ad Antonio Bassolino: “Oggi l’unanimità fra i fondatori, l’amicizia ed il rispetto reciproco che ci unisce, mi portano a ritenere che non litigheremo di sicuro sul nome del Presidente e sui nomi di tutti i membri del CDI che, sono sicuro, sceglieremo a prescindere dal peso statutario di ciascuno di noi, nell’esclusivo interesse di Ravello e della Cultura; domani, fra qualche anno, potrebbe non esserci questa concordia e unità di vedute, perché imporre un nominativo a tutti, calandolo dall’alto, quand’anche dall’alto di palazzo Santa Lucia”?Mi hai convinto, fu la risposta; il resto è quello che per anni la Fondazione Ravello ha saputo costruire, passando indenne fra i marosi destri e sinistri della politica campana e nazionale.

Quello che sfugge ai più è proprio il dettato statutario che, nell’ordinamento italiano e se non contra legem, è il riferimentoobbligato per la Fondazione. Se qualcuno ritiene di voler cambiare progetto, strategia, tattica, obiettivi, è padronissimo; per favore lo dica a chiare lettere, assumendosi la responsabilità politica della sua proposta. Ai portatori di interessi occulti o forse non dichiarabili, mi permetto di far notare che non avvertiamo minimamente la necessità della loro presenza e delle loro considerazioni. A chi si è permesso di scrivere “A Ravello tremano”, dico con voce ferma ed orgogliosa: a Ravello siamo soliti tremare allorquando realizziamo di aver costruito, con l’aiuto di tantissimi, un modello di successo per la gestione di Beni Culturali Materiali ed Immateriali; quando sentiamo e leggiamo che il mondo ci invidia e ci apprezza per aver costruito un modello con pochi pari; tremiamo quando ci rendiamo conto che un paesino di 2.500 anime ha saputo precorrere i tempi e attrezzarsi come non è riuscito a città ben più grandi ed importanti; insomma siamo soliti tremare per emozioni nobili e meravigliose, giammai per paura.

E’ il malaffare che deve tremare, sono i portatori di interessi personali che devono tremare, deve tremare chiunque pensa e fa cose nell’ interesse suo, o dei suoi danti causa.

Quanto alle macerie invocate, l’ignorante di turno straparla. Un progetto di sviluppo locale che, per la prima volta dopo circa mille anni, parte dal basso è viene approvato da ben 15 Amministrazioni Comunali è definibile maceria? Un progetto di sviluppo locale del quale fanno parte Istituzioni come: la Chiesa, attraverso una Diocesi ed una provincia Francescana; il Comando generale dell’Arma dei Carabinieri; la Scuola con TUTTI gli Istituti di ogni ordine e grado della Costa d’Amalfi; l’Università di Salerno con svariati Dipartimenti; l’ASL; la SCABEC; l’Assessorato al Turismo regionale; decine di primarie Società di livello nazionale; le principali realtà associative; tutto questo, qualche mente obnubilata, osa definirle macerie? Beh direi proprio che le uniche macerie che vedo in tutto ciò sono quelle di un giornalismo che rende eufemistica anche la dicitura ”SPAZZATURA”.

Come sempre, non solo non tremiamo, ma non tacciamo difronte a nulla e a nessuno; la consapevolezza di agire unicamente nell’interesse di questa nostra terra ci rende immuni da tremori e orgogliosi di essere considerati suoi figli onesti.

Non tocca a me difendere l’operato dei singoli e di quanti hanno operato nella Fondazione e per la Fondazione. Una sola cosa mi sento di dire quale padre di questa Istituzione:

“La “Fondazione Ravello” è stata un’intuizione geniale nel XXI secolo per Ravello e la Regione Campania, in tanti l’hanno voluta, difesa ed aiutata a crescere e ad affermarsi! Pochi, malmessi, e con il respiro corto non riusciranno a distruggerla”.

Secondo Amalfitano*

  • Ex sindaco di Ravello e attualmente Direttore di Villa Rufolo

 

 

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