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Don Antonio Loffredo e i ragazzi della Sanità nella Chiesa di San Michele a Piano di Sorrento “Bellezza e cultura le nostre armi” video

“E’ una guerra e anche una casa editrice può essere un’arma, le nostre armi sono la Bellezza e la Cultura”. Colpisce davvero questo parroco del Rione Sanità, don Antonio Loffredo, che don Pasquale Irolla ha invitato in un’inedito incontro nella Chiesa di San Michele Arcangelo questa sera a Piano di Sorrento . Un evento eccezionale legato alla cronaca nazionale, oggi tutti, non solo in Campania, stanno parlando del caso dei ragazzi del Rione Sanità, della loro valorizzazione delle catacombe di San Gennaro e della vita che hanno dato a questo quartiere dimenticato di Napoli, dei contrasti, forse quasi risolti, con la Chiesa Istituzionale, Ufficiale, il Vaticano, i contratti e i soldi che, invece di darli a questi giovani che stanno salvando un quartiere, li vorrebbero, ma la vicenda è complessa e non era la sede ne il luogo, intanto la Sanità..

“Quando si è dimenticati , quando nessuno viene, allora tutto è normale, anche l’illegalità…”, spiega Don Antonio. Parole chiare, dirette, inequivocabili le sue, dette fra un brano e l’altro del romanzo che è stato presentato questa sera  “Vico Esclamativo”. A leggerle l’ex sindaco e vice preside del Liceo P.V. Marone di Meta Giovanni Ruggiero, che col suo lavoro ha anche avuto a che fare con i problemi della droga e della disgregazione socio-familiare,.

E’ l’ l’importante storia della cooperativa “La Paranza”, scritta giorno dopo giorno su pagine di riscatto, con le mani di quanti, in un quartiere complesso, coinvolgono e si lasciano coinvolgere nella costruzione di una luminosa realtà. Nel 2009, La Paranza ha ricevuto dall’Arcidiocesi la gestione delle Catacombe di Napoli. Con il sostegno della Fondazione CON IL SUD ha potuto ripristinare i percorsi di visita e valorizzare i siti in precedenza abbandonati, raggiungendo nel 2013 l’auto sostenibilità. L’entusiasmo e la passione che caratterizzano l’operare del gruppo contribuiscono oggi al rilancio dell’immagine positiva della città di Napoli, dove l’ospitalità è un valore Sacro. La condivisione, l’incontro e l’amicizia, ha permesso nel tempo di costituire una rete fra “energie positive” che promuove il culto della bellezza nelle sue diverse forme, contaminando tutti gli strati sociali, nel segno del bene comune. Sono nate successivamente,  grazie ad una collaborazione con L’Altra Napoli Onlus, la “Sanitansamble” orchestra giovanile formata da 46 elementi di età compresa fra gli 8 e i 16 anni. Officina dei Talenti è la cooperativa nata per la manutenzione ordinaria e straordinaria dei luoghi recuperati. Nel quartiere che ha dato i natali a Totò, non poteva mancare l’accademia della Sanità. Le case canoniche inutilizzate, sono i luoghi dove operatori volontari formano e valorizzano il giovanissimo capitale umano che è la linfa vitale dei vicoli, il seme della speranza. E’ proprio con la prospettiva del vicolo, con le sue facce ed il suo quotidiano che vogliamo raccontare questa storia. I protagonisti non dovranno essere attori professionisti, ma autori della vita della Sanità. I volti della comunità locale che si impegna a tenere il flusso di questo racconto sempre intenso. Sarà dunque attraverso l’interpretazione soggettiva di ciascun personaggio che verrà illustrata l’anima dei vicoli del quartiere. Il miglioramento, l’identità in evoluzione e l’orgoglio passano da lì.

Un’esperienza straordinaria. “Qui in questo quartiere ci sono Un’esperienza culturale e una risposta civile nel cuore sotterraneo di Napoli, il rione Sanità, corre il pericolo di venire  sottratta a chi l’ha creata e a chi la gestisce, come usa dire, “dal basso”, intendendo da cittadini e non da gerarchie. Come ha scritto l’archeologo, presidente emerito del Consiglio superiore Beni culturali e paesaggistici del Ministero dei beni culturali, docente a Foggia Giuliano Volpe nel suo blog sull’Huffington Post, riprendendo cronache partenopee, l’esperienza in ballo è quella delle Catacombe di San Gennaro, San Gaudioso e San Severo: sono da alcuni anni un luogo di confronto sociale, sentito dalla comunità, un luogo di cultura gestito dai ragazzi del quartiere con la cooperativa La Paranza e la guida di un sacerdote utopista ma non troppo, don Antonio Loffredo.
Cosa succede? La Pontificia Commissione di Archeologia e il Vaticano, scrive il professore sempre ben informato, “vorrebbero rientrare nel pieno possesso dei beni e curarne direttamente la gestione. Pare anche che, in alternativa, si chieda il versamento del 50% delle entrate: una richiesta che ovviamente metterebbe in crisi la sostenibilità dell’attuale gestione”.

Ricapitoliamo i fatti
Perché questo passaggio preoccupa? Ricapitoliamo un po’ di storia breve. Nel 2001 don Antonio, a dispetto di uno scenario difficilissimo nel quartiere, creò qualcosa di inusitato e inedito. Don Antonio vide in quei sotterranei uno strumento di conoscenza e coscienza civile per i ragazzi in un quartiere a infiltrazione camorristica. Così formò la cooperativa della “Paranza” con i giovani del rione e ottenne un pieno riconoscimento formale: grazie anche all’appoggio del cardinal Sepe, don Antonio diventava direttore delle catacombe di San Gennaro, di San Gaudioso e, dal 2009, la Paranza gestiva i sotterranei tramite un accordo tra Arcidiocesi napoletana e Pcas. I lavori di manutenzione hanno aperto l’accesso anche ai disabili, i ragazzi del quartiere hanno accolto turisti sempre più numerosi, hanno creato attività culturali come un’orchestra e una piccola casa editrice, organizzano incontri, aperitivi, ci lavorano in una cinquantina. Un numero ragguardevole.
Gli ingressi, tenete presente la cifra, nel 2017 sono stati oltre 104mila. Nel 2009 erano ottomila. Prima dell’arrivo del sacerdote nel quartiere erano ancora meno. Ma non si misura sui numeri il valore di una iniziativa che ha organizzato i ragazzi del rione intorno a un impegno encomiabile di salvaguardia, gestione e divulgazione dei sotterranei. Un segno anche d’amore per le proprie case, strade, antichità.
Lettera al Papa, l’appello di De Magistris
In difesa di don Antonio e dei ragazzi è scattata una petizione rivolta direttamente a Papa Francesco. Il sindaco, Luigi de Magistris, ha scritto di suo pugno un post su Facebook: “Non è un caso che la città sia ripartita insieme alle sue catacombe, che abbia dato nella sua ripresa nuove immagini di orgoglio e identificazione con i suoi santi. Arrestare, ridimensionare questa ascesa sarebbe delittuoso. Mi appello anch’io, come napoletano e come sindaco, ai santi affinché siano forieri di buon senso presso tutte le istituzioni, laiche e non. San Gennaro, San Gaudioso, la città ha bisogno anche di voi, del lavoro e della missione che ogni giorno fate e facciamo per i nostri ragazzi, per il nostro territorio”.
Per il Concordato Stato-Chiesa, le catacombe “sono affidate alle cure del Vaticano, per il tramite della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra”. Sotto quelle volte di San Gennaro furono sepolti i primi cristiani, i primi vescovi, il tragitto sotterraneo è di rara magia. La gestione sfuggirà a chi ha lottato per questa piccola grande impresa? Don Antonio a globalist.it risponde di ritenere opportuno mantenere per il momento il silenzio. In difesa dell’organizzazione affidata a quelli di “Noi del Rione Sanità” (dal titolo del libro scritto da Don Antonio sull’avventura) frattanto si sta mobilitando mezza città con una petizione su change.org.
Volpe non è un barricadero. Eppure nel suo scritto è esplicito e non gira intorno alle parole: “Si avanzano problemi di tutela: se ci sono, li si affrontino. Ma non si usi, come troppo spesso accade nel nostro Paese, l’argomento della tutela per impedire nuove e più efficaci forme di gestione ‘dal basso’. Anche questo episodio è un sintomo del clima controriformistico che si va respirando nel nostro Paese nel campo del patrimonio culturale?” Non occorre aggiungere nulla.

Don Antonio Loffredo è parroco-guida della Basilica di Santa Maria alla Sanità, artefice con altri – laici come Ernesto Albanese o religiosi come padre Alex Zanotelli d’una rivoluzione del riscatto, è motore della Fondazione San Gennaro con capitale di oltre un milione di euro, nominato Cavaliere della Repubblica, e accolto da Papa Francesco due volte. E nei panni letterari di don Luigi Rega è una delle figure chiave che attraversa il romanzo (postumo) di Ermanno Rea: “Nostalgia”, ritorno a un rione- mondo, storia di radici e speranze tra due efferati delitti.  Arriva alla Sanità nel 2000, con la condanna a don Rassello, che fu prete anti-clan.
«Tempi durissimi: ero il cappellano a Poggioreale ma dovetti piantare i piedi perché recapitassero il Vangelo in cella, a Peppe. Non dimenticherò la sua gratitudine, dopo. Continuo a pensare che si azionò una clamorosa macchina del fango. Fu allora che don Bruno Forte mi chiamò a una sfida: “Don Rassello ha avuto grandi intuizioni, tu puoi raccoglierle”. Accanto alla chiesa, c’era anche una figura storica del Pci locale, ma per noi soprattutto uomo di grande carità, Rashid Kemali».

“Sono alla guida di cinque parrocchie, non è facile.. i ragazzi hanno sfidato la Provvidenza, senza aspettarsi aiuti da nessuno, hanno visto le cose belle e con la cultura hanno portato la gente qui e portando la gente hanno costretto al Comune e alle istituzioni a pulire, sistemare, migliorare le cose.. bisogna sfidare la Provvidenza e darsi da fare”

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