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Stasera PSG -NAPOLI « FORZA NAPOLI  L’ORA  DEL CORAGGIO E’ GIUNTA»

Gli azzurri sfidano il Paris Saint Germain di Tuchel nel terzo turno del gruppo C della Champions League, impegno importante per la squadra di Carlo Ancelotti dopo il successo contro il Liverpool al San Paolo

Dopo la vittoria casalinga contro il Liverpool nello scorso turno di Champions, la squadra di Ancelotti si prepara all’esame Psg: “Tornare a Parigi? Emozioni contrastanti. Quando ero al Bayern sentivo la fiducia di 4-5 giocatori, ora di tutto l’ambiente. Insigne non è al cento per cento. Psg imbattibile? Nessuno lo è”. Hamsik: “Il mister ci dà serenità. Insigne miglior giocatore italiano in circolazione”

Gli ultras parigini hanno inviato messaggi graziosi. “Nous accueillerons nos frères de la Curva B”. “Bienvenue à l’ensemble du peuple napolitain”. Sarà una festa, ma vogliono farci la festa. Il Psg, altro che Juve, è in testa al campionato francese con 30 punti in dieci partite, 37 gol dispensati agli avversari, cinque ultimamente all’Amiens giocando senza Neymar.
Stanno preparando una serata di can-can. Con Kylian Mbappé figlio di africani nato nell’Ile-de-France, vent’anni, un ballerino scatenato. Con il miliardario brasiliano dei piedi Neymar, ventisei anni, crestina dorata e tiri ad arcobaleno, nato sulle rive del fiume Teité nello Stato di San Paolo e sbocciato a Barcellona tra Messi e Iniesta. Col nostro vecchio Matador, l’immenso cavallo selvaggio Edinson Cavani, trentuno anni, capace ancora di andare in gol tendendo le gambe come le più affascinanti spaccate delle Bluebell al Lido.
Quale tarantella preparerà monsieur Ancelottì che qui è stato di casa sei anni fa, campione di Francia col Psg di Lavezzi, Ibrahimovic e Beckham? Come li incartiamo? Come li liverpoolliziamo? Come ce la caveremo con tante stelle sotto il cielo di Parigi? Faremo gli impressionati o gli impressionisti? Dietro giocheremo a tre, a tre e mezzo, a un quarto di luna?
Siamo in ballo e balliamo, ha detto il nostro leader calmo. Una volta andavamo raminghi a Bodoe, oltre il circolo polare artico, e a Bangor, piccola città del Galles, a Riga in Lettonia, a Burnley, a Szekesfehérvar la città ungherese dei re, a Nis in Serbia e al centro delle autostrade balcaniche, fra le tappe europee più singolari di un Napoli d’altri tempi rallegrato dalla risata argentina del Petisso, oggi viaggiamo “da signori” in questi tempi delaurentiiani, che san Gennaro li benedica, andando in posti d’alto rispetto e più alto lignaggio calcistico se pensiamo a Londra e Manchester, a Monaco di Baviera, Lisbona e Madrid, ora Parigi. Così è cambiata la vita degli “inviati” al seguito del Napoli che hanno il computer nel trolley.
E, figuriamoci, Parigi. Né Pesaola, né Vinicio, né Chiappella e neanche quel gentiluomo di Rino Marchesi ci portarono mai a Parigi. Immaginate che cosa sarebbe stata Parigi col Petisso, con Josè Altafini e Canè, con quel matto di Zurlini che, una volta, bastò transitare un giorno e una notte per Londra, diretti verso il disastro di Edimburgo contro l’Hibernian (0-5), sedicesimi di Coppa delle Fiere nel 1967, per fare una baldoria indimenticabile, il casinò in albergo e i cadeau con seni e coseni di Gioacchino Lauro nelle camere.
Monsieur Ancelottì alza il sopracciglio e ci richiama all’ordine. Parigi vale un’impresa. E per le imprese sono vietate le baldorie. Però, che tempi quei tempi tra il circolo polare artico e la città ungherese dei re.

Fuori dagli schemi, anche lì, c’è un calcio: e bisognerà calarsi dentro, corpo e anima, per averne percezione, per accorgersi che c’è sempre un domani. «Perché squadre imbattibili non ne sono ancora state create o almeno non mi sembra ce ne siano». Andate ad attingere dal vocabolario del calcio: cuore, animo, metteteci tutto quello che avete dentro, vi sentirete più leggeri, forse anche migliori; coglierete l’essenza di un football straordinariamente internazionale, perché s’avverte che c’è un’altra aria, senza restare ingabbiati nel nozionismo da bar sport. E così non vi chiederete neanche più quante coppe abbia vinto Carlo Ancelotti, non c’è bisogno, sono dettagli esistenziali, che svaniscono (pubblicamente) tra rombi, sovrapposizioni e diagonali e che si esaltano nella psicologia di un uomo che sa solleticare le corde giuste a una squadra che sta diventando sempre più sua: «E chi non ha coraggio, può anche starsene a casa».

REPETITA LIVERPOOL. E’ chiaro, è terribilmente limpido il concetto, che val la pena sottolinearlo con quella faccia un po’ così, quella espressione un po’ così che punta dritto ai sentimenti: il calcio è schemi, moduli e organizzazione, e ci mancherebbe, ma il resto appartiene al cervello, alla autorevolezza, all’autorità e, se gradite, anche ad una bella faccia tosta. «Voglio ragazzi che si sentano a loro agio, non mi focalizzo sull’aspetto tattico. Mi è piaciuto quello che hanno fatto con il Liverpool e penso possano ripeterlo: noi siamo qua perché abbiamo tutte le qualità che ho citato».

SI CAMBIA, ANZI NO. Il Liverpool è lo spartiacque, il match in cui il Napoli ha dimostrato e capito che c’è un calcio per varie stagioni o diverse nottate: e andrà a finire che verrà fuori quella squadra lì, con la difesa a quattro che in fase di uscita si trasforma «a tre», e semmai soltanto Mertens per Milik di diverso, certo non la propria beata (in)coscienza di quell’ora e mezza senza macchia e pure senza alcuna paura: «Quella partita ci ha trasmesso certezze, nonostante alla vigilia fossimo poco accreditati. Non so se saremo gli stessi, può darsi, ma qualcosa cambieremo nell’atteggiamento e nella strategia».

FRECCIATE. Parigi, un anno dopo: viene da citarla quell’altra sfida, quella che finì male, 3-0 per il Psg, quella che spinse il Bayern ad esonerarlo, quella che ha lasciato in Ancelotti qualche piaga che si spalanca dinnanzi ai microfoni. «Sono mutate tante cose rispetto a quella gara: il Psg ha un altro allenatore, Tuchel, che stimo, del quale sono amico ed al quale auguro ogni fortuna con questo club; ma anche il Bayern ha un nuovo tecnico e ancora qualche problema. E quanto a me: oggi sento la fiducia di tutti i giocatori, della società, della gente e non solo di quattro o cinque calciatori. E io Napoli l’ho scelta per i motivi che ho elencato di recente: la qualità dell’organico, il progetto societario, la bellezza assoluta della città».

FAVORITISMI. Si potrebbe allestire un convegno, intorno a quest’ora e mezza che sa di tante cose assieme, per esempio persino di paradossi sul ruolo di favorito, che Ancelotti manipola con cura: «E’ bello ritrovarsi persino in questa condizione. E’ una partita molto importante ma non decisiva, perché c’è il ritorno al san Paolo e semmai possono diventarlo, mettendole assieme, queste due con il Psg. Che ha un potenziale incredibile ma che troverà di fronte un Napoli intenzionato a dimostrare quel che sa fare. Loro sono formidabili e quando sono usciti i gironi noi eravamo ritenuti unanimemente la terza squadra per valori: ma arrivare al Parco dei Principi e sentirsi dire che ci temono ci fa piacere. Ma qui mi fermo». Perché il resto, altrimenti, ricondurrebbe (banalmente) dentro ad uno schema. Ma questa è Psg-Napoli…

 

GLI AVVERSARI

Tuchel: «Spero Cavani lasci la sua firma»

19  Risultati utili in casa di fila per il Psg nella fase a gironi Il Psg è imbattuto nelle ultime 19 gare interne della fase a gironi di Champions League (15 vittorie, 4 pareggi), comprese le ultime quattro di fila.
Il Paris Saint Germain dovrà fare a meno del suo capitano Thiago Silva per la sfida contro il Napoli e al suo posto, accanto a Marquinhos, ci sarà Kimpembe (non al top), al quale il tecnico Tuchel ha riaffermato piena fiducia: «Ha giocato bene sia contro il Liverpool, sia contro la Stella Rossa e non è mai facile digerire un rosso, ma è un ragazzo che si fa trovare sempre pronto quando ho bisogno di lui». Il tecnico tedesco si è poi soffermato anche sulle condizioni di Di Maria e Verratti: si sono allenati con il resto del gruppo e sono pronti. Discorso diverso invece per Cavani che, al di là delle buone statistiche di questo inizio di stagione (5 reti e 2 assist in 7 incontri) sta attraversando un momento complicato per la predominanza del duo Mbappé – Neymar: «Dopo la partita con il Lione era un po’ triste, ma è un giocatore molto importante per noi. Forse in questo momento pensa troppo al fatto che non sta andando a rete come vorrebbe, ma gli ho detto d’avere pazienza perché i gol arriveranno. Per lui è una partita speciale e spero possa lasciare la sua firma».

 

 

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