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Stasera al S.Paolo il big match con la Roma – Lorenzo pensaci tu

 

Con il Napoli Insigne nella carriera in azzurro con 71 reti complessive si sta avvicinando alla top ten (Savoldi è 10° a quota 77)

80 Gol con la Roma Dzeko sta scalando tutte le classifiche dei bomber giallorossi: è nono a quota 80, a tre dall’ottavo posto di Del vecchio.

Continua la maturazione di Lorenzo, sempre più implacabile grazie alla nuova posizione in campo pensata per lui da Ancelotti e capace di cancellare i dubbi sulla continuità del suo rendimento
Almeno adesso la smetteranno con quei pensieri trasversali, perché se segni anche al Parco dei Principi, con tanto di cucchiaino, dopo aver spaccato il Liverpool, e se ne hai già fatti sei in campionato, e se in passato pure a Madrid, il «Santiago Bernabeu» con il suo miedo escenico, e prim’ancora la doppietta a san Siro, i gol all’Olimpico nella finale di coppa Italia: basterà, maledizione, per togliere dalla testa della gente, miscredenti che non siete altri, a convincerli che questo è un uomo e, poi ognuno decida come meglio creda, forse anche il calciatore italiano più forte. E prima era discontinuo e poi non aveva carattere e poi spariva nelle partite che contano e poi gli piaceva il tiroaggiro e poi era diventato egoista: gliene ne hanno dette e quando proprio non potevano bisbigliavano tutti assieme, e se sommate trenta o quarantamila sospiri, diviene un impropero fastidioso da sopportare.
STRADA FACENDO. Mica si diventa Lorenzino Insigne così, dalla sera di Parigi alla notte con la Roma, c’è tutto un percorso precedente, che ha avviato Zdenek Zeman, ai tempi comuni del Pescara, pur in serie B, tirandolo fuori da quella nuvola di fumo che avvolgeva lo scugnizzo, bravo ma piccolo, e invece divenuto poi un gigante, ma ancora prima del Parco dei Principi, in quella naturalezza con cui andarsi a prendere le responsabilità, ascoltare i fischi e il dissenso e tacitarli a suon di gol: ne ha fatto quarantasette nel triennio di Sarri, ma il meglio stava per venire e non lo sapeva nessuno, neanche questo monello sorridente, che Ancelotti ha sistemato frontalmente alla porta, un po’ centravanti e po‘ sottopunta, riducendogli il chilometraggio e allungandogli le statistiche e dilatandone l’estro, divenuto ora (quasi) incontrollabile.IL BOOM. Insigne è in una galleria di capolavori, perché evidentemente il talento rifiuta la banalità, che nasce, quest’anno, all’Olimpico di Roma, una palla all’incrocio, quello che però stava dall’altra parte: ma è con la Fiorentina che comincia quest’avventura da attaccante tout court, non più l’ala di un tempo, ma qualcosa di più ampio, di diverso, di alternativo, di tremendamente inaspettato e indiscutibilmente moderno. La prima volta, con la Fiorentina, il 15 settembre, subito dopo la prima sosta azzurra, è persino centravanti, ed a mandarlo in porta è Milik: poi una doppietta a Torino, una rete al Parma, e un’altra al Sassuolo. Ma è la statura internazionale ch’è cresciuta, perché Insigne s’è preso il Napoli negli istanti cruciali della stagione, stordendo il Liverpool proprio nel finale, quasi sul triplice fischio di chiusura, con un gol in spaccata, e poi scuotendo il Psg, facendolo barcollare, con la sontuosa giocata ispiratagli dalla genialata da Callejon e conclusa con un tocco sotto, quello che compete ai fuoriclasse, lucidi e cinici e però terribilmente deliziosi.

TOP TEN. Duecentosettantatrè presenze fanno un pizzico di Storia, la sua e anche del Napoli, e le settantuno reti sin lì segnate sono ancora distantissime dal trono di Hamsik, ci mancherebbe, però per uno che viaggia con una media del genere, nulla è impossibile. Ma prima d’ogni altra, ed è dal Parco dei Principi che ci sta pensando, bisogna ricordarsi del Psg e di quella felicità soffocata da riconquistare in fretta: «Guardiamo avanti e prendiamo l’aspetto positivo: quello di non aver perso contro una grande squadra. Certo, l’avevamo in pugno. Ma adesso dobbiamo concentrarci esclusivamente sulla Roma: per noi, tutte le partite sono come una finale».

Ancelotti chiama Daniele, portiere classe 2002

La serata speciale di Antonio Pio Daniele è questa: 16 anni compiuti il 10 luglio, primo giorno del ritiro quando lui non c’era, e prima panchina in A oggi con il Napoli. Portiere (dell’Under 17), è una promessa ovviamente, alla quale Ancelotti concede una notte da sogno.
Fonte.corrieredellosport

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