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Sorrento. L’imprenditore Scannapieco, dopo la lite del 12 ottobre con il funzionario De Stefano, presenta un esposto alla Procura

Sorrento. Lo scorso 12 ottobre vi fu una violenta lite tra l’imprenditore Michelangelo Scannapieco ed il funzionario comunale anti-abusivismo Daniele De Stefano. Inizialmente vi fu uno scambio di insulti che poi, ben presto, sfociarono in una vera e propria rissa a seguito della quale entrambi i protagonisti furono costretti a rivolgersi alle cure del pronto soccorso del vicino ospedale. Sia Scannapieco che De Stefano sporsero denuncia-querela sull’episodio che li aveva coinvolti. Scannapieco, che in tanti conoscono perché leader dei comitati che portano avanti una battaglia contro la demolizione delle case abusive definite “di necessità”, venne anche denunciato dai carabinieri con l’accusa di minacce e lesioni a pubblico ufficiale. Ora il colpo di scena. Scannapieco, insieme alla moglie, ha presentato alla procura di Torre Annunziata un esposto per fare luce su quello che era avvenuto il giorno precedente alla tristemente famosa lite, in quanto tali episodi avevano – secondo il suo dire – scatenato il diverbio e la conseguente rissa. Scannapieco sostiene che il funzionario comunale De Stefano da tempo perseguitava lui e la sua famiglia in quanto, nel corso degli anni, avrebbe realizzato dei manufatti abusivi nella sua proprietà in via Santa Lucia e per i quali è in corso una causa presso il Tribunale di Torre Annunziata. Inizialmente sugli interventi edilizi non autorizzati furono posti i sigilli, revocati dal gennaio 2016. Scannapieco sostiene che da quella data non è stato realizzato nessun altro intervento abusivo. Ma lo scorso 11 ottobre, quindi il giorno precedente la lite, il funzionario comunale si era recato a casa di Scannapieco insieme alle forze dell’ordine. Nonostante al momento in casa non vi erano né lo Scannapieco né la moglie, ma solo i due figli (di 25 e 10 anni), si procedette ugualmente ai controlli, realizzando anche degli scatti fotografici. Il tutto senza alcuna autorizzazione e senza la compilazione di un regolare verbale. Secondo lo Scannapieco tali comportamenti integrano gli estremi di un abuso di potere. La questione è ora al vaglio della Procura che deciderà se sussistono gli estremi di un reato.

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