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Positano e Steinbeck un campo bello privato dei suoi beni preziosi. La riflessione di Daniele Esposito

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Positano, un bellissimo campo di naturale bellezza e buoni frutti. Oggi purtroppo, per colpa di affamati incolti, è sempre più privato dei suoi beni più preziosi.

John Steinbeck
1939
da
“Furore”
Capitolo XIX

“il campo incolto si rivela a prima vista capace di produrre, di produrre non profitto ma nutrimento; e quel nomade affamato fa presto a convincersi che lasciare incolto il campo è un peccato mortale, e trascurare la terra è un crimine contro le proprie creature affamate. E durante il cammino egli subisce la costante tentazione di impadronirsi di questa terra, solo per renderla fertile. E in tutto il paese le arance dorate pendono dal ramo tra il fogliame verde scuro degli alberi, e nascosti tra gli alberi i custodi armati di fucili sono autorizzati a sparare contro il primo straccione che si lasci tentare a staccare un frutto per darlo alla sua affamata creatura”.

John Steinbeck
1953
da
“Positano”

“Positano colpisce profondamente. È un posto di sogno che non vi sembra
vero finché ci siete ma di cui sentite con nostalgia tutta la profonda
realtà quando l’avete lasciato. Le sue case si arrampicano su un pendio
talmente ripido da sembrare una scogliera, se non fosse per le scale che
vi sono state tagliate. Mi viene da pensare che le fondamenta di Positano,
al contrario di tutte le altre, debbano essere orizzontali. L’acqua della
piccola baia ricurva, di un blu verde incredibile, lambisce dolcemente una
spiaggia di piccoli ciottoli. C’è una sola stradina, e non arriva sulla
spiaggia. Tutto il resto è scale, alcune ripide come quelle a piuoli. Non
camminate, se andate a trovare un amico: vi arrampicate o vi calate.
Quando vi capita di scoprire un posto bello come Positano, il primo
impulso è quasi sempre di tenervi per voi vostra scoperta. Pensate: “se lo
racconto si riempirà di turisti, che la rovineranno, e ne faranno un
passeraio; la gente del posto comincerà a vivere in funzione del turismo,
e addio la nostra bella scoperta”. Ma non c’è la minima possibilità che
questo succeda a Positano. Prima di tutto non c’è spazio”.

Italia 2018

Come in Furore, anche in Italia abbiamo terreni incolti e siamo obbligati a comprare il grano dalle multinazionali che ne determinano il prezzo. Anche in Italia abbiamo una categoria di schiavi definiti extracomunitari mentre nel libro di Steinbeck vengono chiamati Okies. Ora in tutto il mondo, come in Furore, c’è la corsa all’accaparramento delle risorse naturali – acqua, terreni, spiagge – da parte della finanza.
Di Gian Carlo Zanon

Ecco forse perché una persona colta come John Steibeck che da prima ha scritto del suo paese quello sopra citato in “Furore” , ha poi scritto in quello che segue del mio paese “Positano” quando l’ha scoperto.

Ora sono certo che sarete in tanti a chiedervi cosa mai scriverebbe oggi John Steibeck nel vedere cos’è diventata la sua Positano.

Una persona colta lo intuirà di sicuro!

Probabilmente qualcosa di molto simile a quello che un tempo tristemente scriveva del suo.

Forse perché oggi anche a Positano ….

Il sapere comune è per alcuni un nemico da sopprimere.
Non c’è un museo che ne racconti nel bene e nel male la sua vera storia.
Non c’è un centro culturale aperto a tutti.
L’istruzione spesso segue più volentieri le regole di una certa politica locale rivolta al clientelismo che quelle del buon senso per una più sana crescita culturale,sociale e umana dettata dalla buona e sana saggezza.
Non ci sono spazi pubblici liberi e sempre accessibili dove i bambini possono giocare e gli anziani o gente comune incontrarsi e magari anche interagire tra loro.
Il verde pubblico è solo quello sulle sue montagne e quindi intorno alla sua scuola è ritenuto inutile.
Essere in qualche modo diverso da una certa maggioranza diventa un grande peso.
Un diritto troppo spesso ti è riconosciuto come un piacere da restituire.
La sicurezza spesso è una cosa relativa, poiché l’emergenza è preferita alla prevenzione.
Sono così in tanti che si lamentano, ma non reagiscono perché dicono di aver paura.
Il senso di omertà è molto praticato.
Chi è devoto a un Dio buono non sempre le sue azioni coincidono con le sue benevole parole.
Il buon cittadino è ignorato e quello cattivo considerato e a volte anche premiato.
Fa più notizia e clamore la normale e civile pulizia di un bosco, di una strada, di una spiaggia o del mare che dell’inciviltà che li sporca ed inquina.
La meritocrazia non è da tutti riconosciuta come un bene comune, meglio il vecchio e storpio clientelismo a vantaggio dell’amico incapace ma sempre fedele che a quello intelligente ma critico se sbagli o te ne approfitti a discapito degli altri.
La legge a volte trova subito l’ago nel pagliaio ma altre non vede nello stesso pagliaio il grosso trave.
Il bene pubblico “anche l’aria” a forza di denaro e favori oramai ha ben poco di pubblico sembra sempre più una simpatica e benevola trattativa tra amici molto compiacenti.

Positano come l’intera Costiera e tanti altri importanti luoghi Italiani, sta diventando sempre meno Bella, Romantica Ricca di Cultura e di risorse Umane meritevoli e capaci di produrre senza distruggere e senza approfittarsi del proprio potere.

“Coltivare un campo nel produrre un sano nutrimento per il fabbisogno fisico, IGNORANDO l’importanza di quello mentale e spirituale che aiuta a rendere gli uomini più predisposti alla solidarietà, alla crescita sociale, alla cultura, alla conoscenza delle arti, al rispetto della natura, e sopratutto della dignità di ogni suo simile e della Loro indiscussa uguaglianza, questo produrrà e nutrirà solo disuguaglianza, inciviltà e tanta ignoranza”.

Ma forse dovrà ritornare un altro colto scrittore o artista straniero, come quei tanti che nel godersi Positano hanno decantato le naturali bellezze di questa nostra terra a resi famosi nel mondo, per ricordarci della grande fortuna che abbiamo ricevuto ma che purtroppo non siamo più in grado di riconoscerne e di conservare le sue enormi risorse naturalistiche, umanistiche ed economiche perché da troppi se né ignora la conoscenza di una loro possibile e sostenibile coesistenza.
D.E.

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