Champions,Per il Napoli solo applausi

4 Vittorie di fila
in casa Da inizio stagione il Napoli al San Paolo ha solo vinto: quattro successi in quattro partite
271 Presenze Insigne Lorenzo Insigne supera Buscaglia nella classifica all-time di presenze col Napoli
Questo è il Napoli che mi piace,determinazione,forza,volonta’ e grinta.Il più bel Napoli dell’anno. L sua partita perfetta, la più preziosa, di quelle da raccontare. Applausi alle convinzioni di Ancelotti che contro una delle squadre più forti del mondo, il Liverpool finalista dell’ultima Champions addirittura migliorato dal mercato, al fine di creare più volumi di gioco, ha variato disegno, impostazione e strategia ottenendo un Napoli solido, potente, concentratissimo, in grado di dettare i tempi tra un palleggio rapido e preciso, sarriano, e ripartenze fulminanti, ancelottiane.ù

Da una vita non vedevo il Napoli in Europa con questa personalità, con altrettanta attenzione: Allan e Koulibaly sono stati monumentali, Callejòn non si è mai fatto mancare, Albiol e Maksimovic (di nuovo a destra) sembravano gemelli; confortato dalla prestazione dei suoi, Carletto ha cercato in tutti i modi di vincere la partita: gli ingressi di Verdi, Mertens e Zielinski hanno prodotto il secondo, decisivo spiazzamento negli inglesi per i quali gli ultimi dieci minuti sono stati di confusione totale. E di sconfitta.

Lorenzo  «Vero, ho segnato io Ma si vince insieme»

Insigne: «Ora qualificarci non è un sogno Seguiamo Ancelotti»Quel pallone l’ha quasi preteso, sarebbe stato suo a tutti i costi. L’ha voluto, l’ha cercato, l’ha trovato. Gol. Il paradosso del calcio: un tocco semplicissimo, sembrerebbe banale, per un istante folle, indimenticabile. Il San Paolo è ai suoi piedi (più il destro, per ovvi motivi), la scena l’ha rubata Lorenzo Insigne. Che segna quando la fine s’avvicina, che esulta con la sua gente, che ringrazia Callejon per avergli regalato un’opportunità. Lui, Insigne, non l’ha sprecata. Non avrebbe potuto. Il resto sono emozioni, è l’inerzia di una magica notte europea. «Ma l’importante – sottolinea a fine partita l’attaccante del Napoli – non è chi segna, ma vincere le partite. E comunque farlo così, contro una grande squadra come il Liverpool, è bellissimo».

 

CHE NOTTE! Il minuto novanta è testimone di una fotografia che Insigne, diretto sotto la Curva B, rincorso dai suoi compagni, ricorderà a lungo: «Il gol è arrivato tardi, ma abbiamo fatto un’ottima prestazione, lo meritavamo per le occasioni create, specialmente nella ripresa. Volevamo la vittoria a tutti i costi e per fortuna ci siamo riusciti». L’ha ottenuta il Napoli al termine di una partita condotta con personalità e idee chiare, fine lucidità, circolazione del pallone rapida e profondità continua. Il gol è una folata d’occasioni a ripetizione, una dopo l’altra, prima di quella decisiva. PRIMI. Ora che la classifica s’è aggiornata, e il Napoli si ritrova primo con merito, con un gol realizzato e neppure uno subito, la qualificazione non è più (solo) complicata ma una doverosa salita da affrontare a testa alta, con orgoglio: «Eravamo a conoscenza delle difficoltà del nostro girone, che resta tosto, con squadre importanti. Noi vogliamo far bene sempre, rispondere presente ad ogni partita e dar fastidio a tutti, proprio come abbiamo fatto col Liverpool». 

LORENZO 2.0. La nuova vita di Insigne si spiega in quel pallone caduto dalla destra, da quell’attacco alla profondità che oggi, più di ieri, è una piacevole abitudine. Come segnare ad Alisson, due volte lo scorso anno (quando il brasiliano difendeva la porta della Roma) ed ora anche in Champions: «Alisson è un gran portiere, ma finché gli faccio gol sono contento». Insigne è un fantasista che si sente attaccante, frontale alla porta e con la squadra alle spalle, riferimento ultimo (o quasi) di una manovra che lui stesso conduce, prima di concluderla. 

CAMBIAMENTI. In stagione già sei reti dopo nove partite, una media insolita per chi, d’indole, correva sulla corsia mancina cercando di limitare gli altri, non solo assecondando il proprio istinto: «Ancelotti ha cambiato tanto – ammette Insigne – ma noi lo stiamo seguendo e siamo soddisfatti dei risultati fin qui ottenuti. Ora ci godiamo questo successo, ma per poco. Testa subito al campionato». Domenica c’è il Sassuolo, ancora al San Paolo, ma nei pensieri il Liverpool e quest’epilogo ci resteranno il giusto, ancora per un po’. Sarebbe un peccato smarrire questa magica notte europea. Una notte da Champions.

La notte è fatta per sognare, per perdersi nel luccichio d’uno stadio intero che sta lì a sgolarsi, felicemente stordito in quella favola ch’è autentica. La notte è di Lorenzo Insigne, il gioiello che s’incastona in un Napoli-Liverpool quando ormai sembra non ci sia più un domani, che invece è lì, tinteggiato d’azzurro, perché quella rasoiata alla giugulare dei Reds arriva allo scadere e ormai neanche la sorte può più niente: 1-0, in una gara densa, tatticamente bella, che viene indirizzata da Ancelotti, dalle sue scelte, dalla capacità di osare (anche) nel finale. Ma la vittoria, che rimescola i pronostici della Champions, certo li riequilibra, appartiene a una squadra che non è solo cuore ma tante varie cose assieme, materia grigia (e quanta) e intensità (ma tanta).

MERITATO. La vince il Napoli, e senza che sulla serata possa allungarsi un solo dubbio, perché dall’impatto in poi c’è una sola squadra, che sviluppa le due fasi attraverso equilibri mai precari, eppure basterebbe sbagliare un movimento per trovarsi scoperti, invece assecondati con un rigore solenne. Magari lo spettacolo, nella sua accezione letterale, non esplode, ma si avverte la gradevolezza dei movimenti, la loro sintonia con reparti che paiono collegati attraverso un filo invisibile ma percepibile. C’è tanto Napoli, nella personalità e nella autorevolezza di andare ad affrontare una delle favorite della Champions senza inibizioni, con sfrontatezza, inventandosi – idea di Ancelotti, chiaramente – Maksimovic esterno basso di destra – e una difesa che aspetta il Liverpool a quattro ma quando riparte si sistema, oscillando dietro, a tre. E’ una partita dai contenuti cerebrali, e Hamsik ci è dentro, stupendamente, ma è anche un match muscolare, e Allan sembra un alieno che compare nel san Paolo che brucia Salah, dal quale esce subito (19′) Keita e che si prende la luce di Van Dijk e Gomez, due statuari e giganteschi gorilla. Strano ma verissimo, c’è poco Liverpool, invece, e il merito è del Napoli, che è trascinante, corre (soprattutto) in avanti, non lascia campo, soffoca le idee di Henderson sul nascere e spegne le ripartenze.CHE FIATO. Si pressa, eccome, ma parecchio e il Napoli ha la capacità di farlo ovunque, con le coppie esterne (Maksimovic-Callejon da una parte e Mario Rui-Fabian Ruiz dall’altra) che partono, coprono, rilanciano, allargano il campo e poi lo restringono. Il problema, da una parte e dall’altra, rimangono gli attaccanti, difficili da raggiungere.

LE CHaNCE. Il Napoli è più vivo, più presente a se stesso, ha in Hamsik un regista ispirato (allora si può fare) e uomini che usano l’intelligenza, occupando il campo, evitando che il Liverpoll se ne impadronisca, e intravede possibilità di impossessarsi della nottata: la sassata di Milik (5′) ha bisogno dei guantoni di Alisson, mentre a Fabian Ruiz, sistemato sul dischetto da Milik, manca la rapidità di pensiero.

ECCO IL BOATO. Ci vuole un’ora affinché il Liverpool riemerga dal letargo, ci vuole un attimo di appannamento del Napoli (e di Hamsik, stremato, poi sostituito da Zielinski) perché la partita sposti il suo asse ma è soltanto una pallida sensazione, perché Ancelotti la rimescola, infila Verdi per Fabian Ruiz e Mertens per Milik, ha più verticalità, lancia un messaggio subliminale alla squadra con un capolavoro strategico ma quando Gomez (30′) salva sulla linea pare che gli dei hanno deciso. Eh sì, sembra di sì, lo teme anche Mertens (37′), che sul colpo di testa sente vibrare la traversa, ancora lì a dondolare. Ma il timbro rischierebbe di metterlo Kassai, che su un contatto in area Mertens-Gomez decide per il fallo dell’attaccante, invertendo le sensazioni dello stadio, ignaro che uno scugnizzo sarebbe andato oltre gli astri, sul cross di Callejon, a sistemarsi tra le stelle. La Champions è anche per il Napoli.

Disastro Kassai Gomez-Mertens manca un rigore

Il fallo di Gomez su Mertens SKY
Aveva ragione, Carlo Ancelotti (difficile sbagli un saggio come lui). Insufficiente la partita dell’ungherese Viktor Kassai, inadeguato tecnicamente e dal punto di vista disciplinare. Mancano un rigore e si perde un… arancione proprio sotto gli occhi del IV Berettyán. Non lo aiutano i suoi assistenti: Tóth, il numero due, ferma Callejon per un fuorigioco inesistente. Basta?
RIGORE
A 4’ dalla fine, Mertens entra in area, tallonato da Gomez che lo aggancia sulla gamba sinistra proprio sulla riga dell’area di rigore (quella che vedete nella foto sotto). Ok, tralasciamo la necessità del VAR (tanto all’Uefa preferiscono rinviare tutto di un anno, il prossimo). Ma questo è un rigore che si doveva vedere dal campo.
ARANCIONE
Riavvolgiamo il nastro, primi minuti di partita. Keïta entra con il piede a martello sul piede di Maksimovic che stava calciando un pallone: ci stava sicuramente il giallo, anche se è un intervento da … arancione acceso. Kassai dà addirittura solo la rimessa laterale.
DISCIPLINARE
Di giusto c’è solo il giallo per Milner: pallone giocabile e lui interviene sì duramente ma con il piede basso, non può essere rosso, pure se siamo al limite. Manca un giallo per Albiol, che trattiene in maniera prolungata Firmino.
fonte:corrieredellosport

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