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Champions,i bianconeri a un punto dalla qualificazione  

73 Gol in bianconero per Paulo Dybala con il centro di ieri sera in 150 presenze. Quella contro il Manchester United è la decima rete dell’argentino in Champions League
10 Tiri effettuati dalla Juve nel primo tempo, a fronte di un solo tiro scoccato dal Manchester United verso la porta di Szczesny nella prima parte di gara
MARCATORI: 17’ pt Dybala
ARBITRO: Mazic (Ser). Guardalinee: Ristic (Ser) e Djurdjevic (Ser). Quarto uomo: Petrovic (Ser). NOTE: Spettatori 75.000. Fermato un invasore solitario subito dopo il fischio d’inizio; altri due nel finale di partita.Angoli: 6-2 per la Juventus. Recupero: pt 0’, st 3’.
Allenatore: Allegri.
SOSTITUZIONI: 33 st Bernardeschi per Dybala, 37’ st Barzagli per Cuadrado, 42’ st Douglas Costa per Cancelo.
A DISPOSIZIONE: Perin, Benatia, Rugani, Kean.
AMMONITI: 14’ st Matuidi gioco scorretto, 37’ st Chiellini comportamento non regolamentare.
Allenatore: Mourinho.
SOSTITUZIONI: –
A DISPOSIZIONE: Romero, Bailly, Pereira, Fred, Ander Herrera, Darmian, Chong.
AMMONITI: 32’ st Young gioco scorretto.
1 juventus 4-3-3
man. united 4-2-3-1

Mettiamola così: se Juventus e Manchester United giocassero nello stesso campionato probabilmente avrebbero più o meno le stesse posizioni che occupano in quelli reali. La differenza si vede al pronti via nella maniera in cui i bianconeri trasportano la partita sulle spalle e i ragazzoni di Mourinho la trascinano, se proprio se la trovano per caso tra le mani. Va bene, prima bisogna neutralizzare un invasore di campo che punta da solo l’area della Juventus. Si avvicina più lui alla porta di Szczesny che tutto lo United nella prima mezz’ora. Squadra molto inglese questa Juventus, per andare di luogo comune. Fisica, veloce, raccolta e un istante dopo aperta a ventaglio per occupare il fronte intero. Ferrea nel suo 4-3-3 non appena lo stadio si è riempito – gli spettatori ci mettono dieci minuti di ordinatissima invasione lampo – e poi agile nell’interpretarlo e modificarlo. Cuadrado manda in pasta il centrocampo dello United con la sua velocità. Perde parecchi palloni, ma tanto dall’altra parte non sanno che cosa farsene. Per la Juventus passare al 4-4-2 e poi ricomporsi è semplice, soprattutto con Ronaldo e Dybala che si aggirano sulla trequarti e vanno dove accidenti par loro. Di solito, nella direzione giusta. Max Allegri, sapete com’è fatto, vorrebbe pilotarli e si sporge dalla panchina incassata dell’Old Trafford fermandosi solo sul ciglio della zona consentita, come trovasse di colpo una barriera trasparente a fermarlo. Mourinho al contrario se ne sta seduto a contemplare la grandine metaforica, altro sintomo di rassegnazione compulsiva. Concluderà la partita senza sostituire neppure un uomo e mostrando le solite tre dita simbolo dei suoi successi passati ai fan della Juve che gli urlano tutto ciò che pensano di lui. In realtà quella di Mou vuole essere una tattica, per quanto disperata. Lo United lascia alla Juventus l’intero peso della gara, si accolla meno della metà del possesso palla nel primo tempo e spera che succeda poco. Succede poco solo perché De Gea va a prendere i palloni in cielo, in terra e in ogni luogo. Ronaldo e Matuidi lo affrontano di petto e lui ci mette pugni, mani, quello che capita. Dybala potrebbe segnare almeno un’altra volta prima che gli rotoli sotto la palla giusta, davanti a un portale troppo grande da proteggere anche per l’angelico De Gea di ieri, dono di Smelling invitato con le buone e con le cattive da Cuadrado a lasciarla lì. Basta quel gol per spezzare l’eterna parità che legava Juventus e Manchester, cinque vittorie per uno e due pareggi in una sfida tradizionale. Adesso sono sei quelle dei bianconeri, ventidue anni dopo l’ultimo successo ufficiale all’Old Trafford, e sembra un passaggio di consegne sulle cime del calcio europeo. Allegri va via a punteggio pieno e presto arriverà primo nel girone: intanto, nel retour match con l’Utd, gli basterà un punto per avere in tasca l’aritmetica qualificazione. Mourinho appassisce in panchina e spera che alla fine l’avversaria si stanchi di stupire. Capita a tutti e capita anche alla Juventus, alla quale però Allegri riesce a stare abbastanza vicino da modellarla per ogni evenienza. Quando Pogba e Matic cominciano a recuperare qualche pallone in più – ma mica tanti, alla fine – lui passa stabilmente al 4-4-2 con Cuadrado più largo. Lo United tenta e non va oltre. Il palo di Pogba è appena un omaggio all’Old Trafford, un luogo talmente fondamentale per il calcio che non sarebbe stato giusto lasciarlo senza almeno il gusto di un brivido freddo e spesso.

La Juve di Champions è tutto. Impressionante per 45 minuti, quando ha giocato da padrona assoluta rasentando la perfezione tecnica col 93 per cento di passaggi riusciti. Robustissima nella ripresa, quando il Manchester ha provato ad andare oltre se stesso e finalmente ha partecipato alla gara, riequilibrandola, dopo avervi solo assistito. 
Resta la certezza di una Juve che fa paura all’Europa. Fatichiamo a ricordare una squadra italiana che domina in uno stadio come l’Old Trafford. Nemmeno Mourinho, ieri imbalsamato di fronte allo spettacolo bianconero, ai tempi dell’Inter del triplete vinceva comandando il gioco e schiacciando l’avversario. E da quell’anno, il 2010, non è più capitato di stropicciarsi gli occhi di fronte a un imperio italiano nelle trasferte di Champions. Al 45’ di Manchester-Juventus c’era da esaltarsi. 
Se prima era difficile togliere i campioni d’Italia fra le tre candidate alla Champions, da ieri è impossibile non affidare loro il ruolo di grandi favoriti. Il dominio della Juve non è arrivato con un grande sforzo, è avvenuto solo naturalmente, per l’applicazione dei giocatori, per la dimensione dei suoi campioni, per la completezza e la ricchezza della squadra, proprio come accade in campionato. Il Manchester ha assistito, a tratti stordito da tanta, troppa Juve. Per mezz’ora la squadra di Mourinho non ha osato avvicinarsi all’area della Juve. Non era rispetto, non era sorpresa, era paura. 
La Juve non aveva mai giocato così in Champions negli anni scorsi, nemmeno quando era arrivata in finale. Aveva meno sicurezza, non era così autorevole. Allegri, attraverso Ronaldo, ha fatto crescere ancora di più la squadra, l’ha…disumanizzata, le ha tolto dalla testa quell’idea che in Europa per vincere si deve per forza soffrire e che la vittoria è frutto solo dell’umana fatica. La Juve non ha mai sofferto davvero in queste prime tre gare di Champions League, le ha stravinte tutte, in dieci per un’ora a Valencia, passeggiando sui modesti svizzeri dello Young Boys e annientando il Manchester United con un primo tempo che ha fermato il possesso palla (quasi tutto nella metà campo inglese) al 63 per cento a favore dei bianconeri. E dentro questo possesso dei primi 45’ vanno trovati le 8 conclusioni (a 1) e le tre grandi parate di De Gea. Nella ripresa qualcosa è cambiato, è arrivato il palo di Pogba, ma la Juve non si è mai fermata e ha creato ancora occasioni. Una Juve così fa paura, tanta paura.

 

fonte:corrieredellosport

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