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CAPRI CARTE FALSE PER PER FAR ABUSI, ECCO I RETROSCENA SUL SINDACO E I TECNICI

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Da tempo l’isola di Capri è sotto la lente della magistratura nell’ambito di indagini su presunti abusi edilizi. Mai prima d’ora, però, le inchieste avevano riguardato gli attuali vertici dell’amministrazione cittadina. Adesso c’è un nuovo filone investigativo e nel registro degli indagati ci sono i nomi del sindaco di Capri, Giovanni De Martino, del vice sindaco Roberto Bozzaotre, dell’assessore Caterina Mansi, l’architetto Massimo Stroscio in quanto dirigente della sezione Urbanistica e edilizia privata, e Anna De Simone e Vincenzo Ruggiero, ex assessori da poco fuori dalla giunta. Falsità ideologica in atti pubblici è l’ipotesi di reato contestata dagli inquirenti. L’inchiesta è coordinata dal pool Reati contro la pubblica amministrazione della Procura di Napoli diretta dal procuratore Giovanni Melillo. Il fascicolo è affidato al pm Francesco Raffaele.
LE ACCUSE
I fatti al centro dell’indagine riguardano ordinanze e delibere. Gli inquirenti vogliono fare chiarezza sul sospetto che in una seduta di giunta siano stati annullati alcuni atti allo scopo di agevolare i proprietari di uno storico edificio caprese, che si trova nella parte alta di Santa Teresa, sul monte Castiglione, edificio intorno al quale in passato sarebbero state realizzate opere ritenute abusive e non condonabili in quanto la zona è sottoposta a rigidi vincoli paesaggistici. I reati di falso contestati risalgono al febbraio 2016, le ordinanze e le delibere finite all’attenzione degli inquirenti sono del 2013 e del 2015, i presunti abusi edilizi risalirebbero al 2012. È bene chiarire, tittavia, che al centro delle accuse non ci sono i presunti abusi edilizi sulla casa caprese, e che i proprietari della casa non figurano tra gli indagati. Il filone di inchiesta si concentra, in questa fase, sulle decisioni di amministratori e tecnici. A De Martino, Bozzaotre, De Simone, Mansi e Ruggiero, il pm contesta di aver attestato, «falsamente» si legge nel capo di imputazione, nella delibera del 15 febbraio 2016 che sarebbe stato possibile rivalutare le decisioni sull’immobile oggetto dei presunti abusi edilizi rientrando nel quadro previsto da un’istanza di condono edilizio (i cui procedimenti sarebbero stati in corso ma non ancora definiti) e da tempi più brevi per il ricorso dinanzi al Consiglio di Stato contro l’ordinanza cautelare del Tar Campania che aveva respinto la richiesta di sospendere lo sgombero. Secondo questi presupposti, la giunta avrebbe quindi potuto autorizzare la sospensione dello sgombero della casa caprese oggetto di abusi attuando procedure previste nella delibera. Tutta questa ricostruzione, secondo gli inquirenti, sarebbe da inquadrarsi nel reato di falso ideologico. «Non risponde al vero» è la tesi dell’accusa, perché dalle indagini sarebbe emerso che non vi furono istanze per sollecitare la discussione del ricorso davanti alla giustizia amministrativa contro il provvedimento di sgombero e che alcuna delibera sarebbe stata adottata relativamente all’interesse pubblico per la trasformazione dell’immobile acquisito al patrimonio comunale in alloggio di edilizia residenziale. Gli abusi sull’immobile oggetto della delibera, secondo la ricostruzione accusatoria, sarebbero assolutamente insanabili in considerazione di quanto previsto dal piano paesistico.
Il TECNICO
A Massimo Stroscio, responsabile del settore urbanistica e edilizia privata del Comune di Capri e già al centro di un’altra inchiesta relativa a coperture su presunti abusi edilizi in una villa caprese, viene contestato di aver attestato il falso nell’ordinanza del 30 maggio 2017 relativa all’annullamento in autotutela delle due ordinanze, una del 2013 e una del 2015, di demolizione delle opere abusive realizzate sull’edificio preesistente e sottoposto a vincolo paesistico. Facendo riferimento a documentazioni prodotte dai proprietari dell’immobile, secondo l’accusa il dirigente comunale avrebbe legittimato alcuni degli abusi indicati nelle ordinanze di demolizione e omesso l’attività istruttoria necessaria a valutare la documentazione tecnica prodotta dai proprietari dell’immobile. Stroscio, come gli altri indagati, si dice pronto a difendersi e chiarire la propria condotta. Gli indagati hanno venti giorni per depositare memorie e chiedere interrogatori al pm.

Viviana Lanza il Mattino

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