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Ad Amalfi nel dibattito su Caucaso si parlerà anche di Essad Bay il “Dante” dell’Azerbaijan

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Martedì 23 ottobre alle 17.00 alla Biblioteca Comunale di Amalfi si svolgerà la Conferenza – Dibattito “Il Caucaso e le terre del Vicino Oriente come prossima meta d’interscambio culturale”.

L’incontro è organizzato dal Centro di Cultura e Storia Amalfitana nell’ambito del progetto “Approdi mediterranei della Cultura Europea e mondiale”. Interverranno al dibattito Michail Talalay, dell’Accademia russa delle Scienze di Mosca, sul tema “Lotta per il Caucaso fra etnie, ideologie, religioni, superpotenze: testimonianze di Essad Bey”, e di Marco Merlini, Studioso e Ricercatore, su “Essad Bey, Petrolio, potere e sangue in Oriente”.

A seguire il dibattito pubblico sul tema “Amalfitani sulle orme del Primo Chiamato per riaccendere luci di speranza e distensione”.L’incontro sarà coordinati da Giovanni Camelia, Direttore del Comitato Scientifico del Centro di Cultura e Storia Amalfitana.

Lev Nussimbaum, meglio noto con gli pseudonimi di Məhəmməd Əsəd bəy e Kurban Said (Baku o Kiev, 1905 – Positano, 1942), è stato uno scrittore azero di origini ebraiche.
Nacque a Baku (secondo altri a Kiev) da una ricca famiglia di petrolieri di origini russe, emigrata nel Caucaso a fine ‘800 a causa dei pogrom zaristi. Cresciuto con una governante tedesca, studiò nel locale Imperiale Liceo Russo e più tardi all’Università di Berlino, divenendo presto un noto poliglotta e scrittore in lingua tedesca assai prolifico. Impressionato sin dalla fanciullezza dalle rovine degli antichi palazzi dell’emiro di Baku, fu attratto dalla civiltà musulmana, e si convertì all’Islam nella sede dell’ambasciata turca di Berlino a soli 17 anni. Tuttavia, alcuni biografi hanno suggerito che la conversione fosse dovuta a motivi opportunistici. Lev non solo abbracciò l’Islam, cambiò nome e si fece ritrarre col fez, ma si inventò letteralmente una nuova identità cui poi restò fedele sino alla fine. A Berlino, a New York, a Vienna e infine in Italia diventò il principe turco musulmano Essad Bey che si propose, forte di solidi studi compiuti tra mille sacrifici nella facoltà orientalistica di Berlino, come brillante esperto di cose islamiche, collaborando con successo e fama crescenti a numerose riviste letterarie e scientifiche della Germania di Weimar. Più tardi, quando nella Germania hitleriana la sua vera identità venne scoperta, Lev-Essad continuò a pubblicare sotto pseudonimi vari ancora in piena seconda guerra mondiale, e persino nel suo ultimo rifugio, l’Italia fascista dove trovò inaspettate altolocate amicizie.

C’è una grande tragedia nella biografia di Lev-Essad: i bolscevichi, conquistando Baku e l’Azerbaijan, determinarono la fine delle fortune del padre e la perdita di tutto. Padre e figlio cacciati da Baku, iniziarono la vita difficile dei profughi della rivoluzione. Approdarono prima a Istanbul, nell’ultimissimo periodo del califfato anteriore alla svolta repubblicana di Atatürk, poi in Europa, a Berlino; quindi in America a seguito di un matrimonio (rivelatosi presto infelice) con la figlia di un ricco imprenditore americano; subito dopo Lev-Essad tornò in Europa e arrivò a Vienna – ormai abbandonato dalla moglie – dove fu sorpreso dall’Anschluss e dove il padre fu più tardi catturato e deportato dai nazisti. Infine, riparò in Italia dove si spense lentamente per una malattia inguaribile a Positano, a soli 37 anni. La tragedia nella tragedia fu però un’altra ancora: la madre, una rivoluzionaria bolscevica che Lev-Essad praticamente non nomina mai, era divenuta amica di quello Stalin che – ancor giovane agitatore comunista nel Caucaso – fu ospite a Baku della casa dei Nussimbaum per qualche mese. La madre in seguito morì in circostanze non chiare, ignote o tenute nascoste dai parenti anche al giovane Lev, sembra comunque suicida. Lev-Essad, autore fra l’altro di una corrosiva biografia di Stalin, scrisse: ”Quell’uomo mi ha portato via la casa, la madre, tutto”. (Altri tuttavia sostengono che anche questa fosse un’invenzione: la vera madre di Lev sarebbe stata Alice Schulte, la “governante” che gli fu vicina fino alla morte e a cui egli lasciò tutto nel testamento autografo).
Dopo il ‘33 – espulso dall’“Unione degli scrittori tedeschi” (benché i suoi libelli anti-comunisti apparissero tra le letture raccomandate ai giovani nazisti e aspiranti squadristi fino a poco prima) e in fuga dall’Austria annessa alla Germania – approdò in Italia. Qui, si adoperò a lungo, grazie ad insperate amicizie nelle alte sfere del fascismo (tra cui spicca il Gentile), per ottenere da Mussolini un colloquio, negato sembra solo all’ultimo momento, e il benestare a comporre una biografia del Duce.
Ulteriore aspetto da segnalare è il successo italiano dello scrittore: in quei tempi quasi tutti i suoi libri più importanti – romanzi e biografie di Lenin e Stalin, di Nicola II, di Reza Pahlavi, vari saggi sulla Russia e sul mondo islamico – vengono puntualmente tradotti in italiano da vari editori (tra cui Sonzogno, Bemporad, Treves). Il suo ormai notissimo e adamantino anticomunismo funzionò, anche dopo l’approvazione delle leggi razziali, come una sorta di garanzia e salvacondotto: Lev-Essad, la cui origine ebraica dopo i dubbi iniziali era ormai ben nota alla polizia fascista, non fu mai imprigionato né rispedito in Germania, ma solo discretamente controllato, quindi progressivamente isolato e infine confinato a Positano dove, corroso dalla malattia, terminò i suoi giorni.

Essad Bey e il suo ambiente
L’antefatto dell’esilio può spiegare uno degli aspetti più sconcertanti della vita intellettuale dì Lev-Essad: la sua aperta simpatia per il fascismo e per il nazismo nascenti, in cui vide (non era il solo in quegli anni) una forza sana e vigorosa, l’unica in grado di fare argine alla “barbarie rossa”, ai “banditi” come Stalin e la GPU (la famigerata polizia politica sovietica, cui Lev-Essad dedica un approfondito saggio, pare basato su documenti di prima mano). Anche nel breve soggiorno americano negli anni trenta Lev-Essad si fece notare per la vicinanza a intellettuali americani di origine tedesca dalle aperte simpatie nazionalsocialiste. La sua biografia, come si vede, è piena di contraddizioni: un ebreo-turco che vede la propria identità ri-compresa, e poi definitivamente superata, in quella islamica che egli assume definitivamente senza remore (negò sempre le sue origini ebraiche, pur continuando a vivere a Berlino col padre ebreo); un sincero ammiratore della Destra estremista europea in chiave anti-comunista, a dispetto delle sofferenze e delle persecuzioni di cui lui stesso, seppure marginalmente, fece esperienza tra Vienna e l’Italia; un convinto, romantico ammiratore dei grandi imperi (russo, austro-ungarico, ottomano) caduti con la prima guerra mondiale, che si ritrovò poi a suo perfetto agio nelle repubblica di Weimar, che ammira l’Italia fascista e il suo Duce (ma non l’America, il cui spirito gli restò estraneo e incomprensibile); un fautore dell’idea panislamica e del califfato universale – nettamente contrario al fiorire del nazionalismo turco, arabo ecc. di quei tempi – che poi si ritrovò irretito da ideologie che molto dovevano proprio al nazionalismo e al razzismo. Ma è soprattutto la sua nuova identità islamica – vissuta, anche nei suoi romanzi a sfondo autobiografico (in particolare Ali e Nino, tr. it. NET-Saggiatore, Milano 2002), con ingenua idealizzazione – a mostrarci un aspetto del tutto inopinato. Ulteriore aspetto notevole, nella biografia dell’ex-ebreo e “principe musulmano” che si dichiarava un “monarchico e maomettano” convinto, è la sua visione romantico-conservatrice dell’Islam visto come ultima diga che si erge contro quel mondo europeo, in fondo contro la Modernità, che stava in quegli anni letteralmente stravolgendo i connotati del vecchio Vicino Oriente; un Islam che è visto insomma da Lev-Essad come unica barriera rimasta, dopo il crollo dei grandi imperi e delle vecchie monarchie, a salvaguardia di un mondo, di una tradizione e dei suoi valori. Qualcosa che richiama alla mente l’ideologia latente a tanta propaganda fondamentalista islamica di oggigiorno: questa ideologia dell’“Islam-barriera” si ritrova pure in tutta una lunga serie di intellettuali europei convertiti all’Islam in un’ottica conservatrice, anti-moderna e tradizionalista (si pensi per esempio a René Guénon, Frithjof Schuon ecc.). Ali e Nino, il suo più celebre romanzo ambientato a Baku, cominciava con la domanda: ma noi di Baku siamo europei o orientali? C’è sempre in Lev-Essad – elemento centrale della sua personalità – la percezione di stare sul confine tra due mondi, tra due epoche, tra due universi, tra due culture, confine che passa per la sua stessa biografia ma anche all’interno della sua anima. La sua stessa “patria”, l’Azerbaigian turco, è in realtà – come il resto del Caucaso – un crogiolo di razze e di lingue: turchi, persiani, armeni, russi, georgiani, osseti; ai musulmani si mescolano ebrei, cristiani e zoroastriani. C’è in Lev-Essad una vivissima coscienza razziale, ma in lui non vibra nessuna passione per il nazionalismo: il protagonista musulmano del romanzo citato si innamora di una bella cristiana georgiana, ha come amici armeni, turchi, persiani ecc.; è innamorato dell’oriente musulmano, ma insieme irresistibilmente affascinato dalla moderna Europa cristiana, pur se alla fine muore difendendo con le armi la vecchia Baku turca dall’assalto finale dei Russi. Nell’Azerbaijan di oggi il suo Ali e Nino è considerato una sorta di epos nazionale, ma si nega che Essad Bey e l’ebreo Lev Nussimbaum siano la stessa persona.

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