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San Matteo al Comune di Salerno, la stoccata del sindaco: «Non condivido la scelta dell’arcivescovo»

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Rivendica la bontà della sua richiesta, il sindaco Vincenzo Napoli , nonostante sembra che dalla Curia resti inascoltata, almeno finora. Il programma non cambierà: la statua di San Matteo varcherà la sogli del Comune il 18 e non – come aveva chiesto il sindaco – nel giorno della processione. «Ho fatto una richiesta rispettosa delle prerogative e delle autonomie del vescovo. Ho detto: siccome ci chiedi di portare nell’atrio del Comune la statua del santo, per di più in un giorno feriale, non capisco perché non possa farlo durante la processione e in un giorno festivo. Ponevo un problema in termini logici e parrebbe che abbia avuto una visione diversa che rispetto e non condivido». Secondo quanto previsto, quindi l’effige del patrono entrerà a Palazzo di Città il 18 per restare lì dalla mattina fino al tardo pomeriggio. Così è stato anche l’anno scorso e sembrava che si fosse trovato un compromesso definitivo, invece – almeno da parte dell’Amministrazione – non è stato così. «Con la curia, a dispetto dei miei personali convincimenti che non riguardano altri se non la mia coscienza, non ho alcun problema. L’anno scorso – chiarisce Napoli – si era immaginato che la presenza del santo nel cortile fosse prodromica all’apertura verso più generali finalità che erano nell’interesse della città e di tutti. Pare che così non sia. Valuteremo », conclude il primo cittadino. Intanto dagli uffici di via Roberto il Guiscardo arriva solo la conferma dell’avvenuta ricezione della lettera da parte dell’arcivescovo, Luigi Moretti . Interpellata, però, la Curia ribadisce che una data è stata già concordata e che non c’è ragione alcuna perché si faccia un passo indietro rispetto a quanto già deciso. E sono stati anche già stampati e diffusi i volantini e i manifesti con gli appuntamenti, sembra difficile, ora, che monsignor Moretti possa cambiare idea. Proprio l’arcivescovo, infatti, è stato tra i primi a emanare un dettagliato regolamento per le processioni nel quale aboliva d’un colpo tutte le tradizionali soste della processione del patrono della città. Soste interpretate da monsignor Moretti come “inchini”, quindi da scongiurare perché, come dichiarava nel 2014 «è la gente che deve inchinarsi ai santi e non viceversa» e «sarebbe anche una buona norma sostituire gli applausi con le preghiere ». Considerazioni molto diverse da quelle del primo cittadino che non ha mancato di far notare che «la statua ha fatto il giro nei quartieri, è andata dappertutto non capisco perché non possa entrare a Palazzo di Città durante la processione ».

Eleonora Tedesco LA CITTA

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