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Positano. Oggi la presentazione del libro su William Congdon di Silvio Prota “Un occhio e un cuore nuovo” fotogallery

Stamattina alle 11.30, nella Sala Consiliare del Comune  vi sarà la presentazione del libro su William Congdon, di Silvio Prota,  “Un occhio e un cuore nuovo“,  in occasione del ventennale della scomparsa del pittore americano, William Congdon.

Il programma della giornata è:

alle 11:30 saluto del vicesindaco Francesco Fusco

alle ore 11:45 intervento di Matilde Romito, esperta della storia artistica di Positano, archeologa, e infine, alle ore 12:15 l’intervento di Silvio Prota, architetto scrittore e autore del libro.

«Dipingo sempre quello che sono, non quel che vedo», così aveva risposto nella sua ultima intervista rilasciata a Red Ronnie nel 1998 il pittore americano William Congdon di cui quest’anno si celebra il ventennale della scomparsa. Davanti a quei volti stremati dalla fame e dalle malattie sente il bisogno di catturare quelle immagini e di comunicarle attraverso il disegno. La pittura di William Congdon si sviluppa in un itinerario artistico estremamente complesso e articolato, caratterizzato fin dagli inizi dalla convinzione che l’immagine pittorica nasca dal profondo del proprio essere e che il trasferimento sul supporto pittorico sia paragonabile, in tutto e per tutto, all’atto del partorire. Il volume di Silvio Prota «WILLIAM CONGDON, UN OCCHIO E UN CUORE NUOVO» pubblicato nel 2017 con la SEF- Società Editrice Fiorentina intende proprio dare una chiave di lettura in questa direzione, quella cioè di sottolineare l’unità tra la vita e le opere del pittore di Providence.
Sarà l’ occasione per riscoprire William Congdon, una delle figure più straordinarie del XX secolo, pittore poeta, scrittore e critico d’arte, straordinario dal punto di vista artistico e soprattutto umano .

Il pittore ha trascorso la primavera del 1956 a Positano “partorendo” uno dei suoi capolavori “La cattedrale”, che si trova all’interno di uno degli uffici comunali.

William Congdon nasce a Providence, Rhode Island, il 15 aprile 1912. Dopo gli studi, compiuti alla Yale University dal 1930 al 1934, si interessa all’arte prendendo lezioni di pittura a Provincetown con Harry Hensche e di disegno e scultura con George Demetrios a Boston e poi a Gloucester. In seguito si trasferisce a Filadelfia, dove frequenta per alcuni mesi la Pennsylvania Academy of Fine Arts. Sono gli anni in cui realizza le sue prime opere, ma anche quelli in cui, viaggiando in Europa, ha la possibilità di confrontarsi con una diversa tradizione artistica.

Durante la seconda guerra mondiale, come volontario, guida le ambulanze nell’American Field Service; un’esperienza che, oltre a farlo viaggiare in Nord Africa, Italia, Francia e Belgio, lo segna profondamente: ne sono testimonianza i disegni e gli schizzi realizzati in quegli anni. Terminata la guerra Congdon rimane in Italia, lavorando nella ricostruzione delle aree più colpite dal conflitto e nel 1948 si trasferisce a New York, dove conosce i principali esponenti dell’Espressionismo astratto americano. Nel 1949 inizia ad esporre alla Betty Parsons Gallery ed entra in contatto con Mark Rothko e Richard Pousette-Dart. I dipinti di questo periodo, nei quali la città è il tema più ricorrente, benché risentano dell’influenza della tecnica del dripping (sgocciolamento) di Jackson Pollock e dell’opera di Paul Klee, segnano un contributo originale nell’arte americana, grazie all’equilibrio tra Espressionismo astratto e tradizione figurativa europea.

All’inizio degli anni ’50 Congdon, nonostante il successo negli Stati Uniti, decide di trasferirsi a Venezia, dove incontra Peggy Guggenheim. La città influisce notevolmente sulla sua pittura, così come i viaggi compiuti nel deserto del Sahara, Algeria, a Santorini, Grecia, e in Guatemala. Nel 1959 si converte alla fede cattolica e, trasferitosi ad Assisi, per qualche anno dipinge prevalentemente soggetti religiosi. Abbandonato presto questo filone, ritorna ai temi più consueti della sua pittura e, nonostante non esponga più per diversi anni, non rallenta il suo ritmo di lavoro. Il suo linguaggio conosce una profonda trasformazione soprattutto dopo il trasferimento, nel 1979, a Gudo Gambaredo, alla periferia di Milano, dove muore il 15 aprile 1998. In seguito, alcune retrospettive, a Ferrara, Milano, Madrid e Providence (RI), hanno riproposto l’intero itinerario della sua pittura. Attualmente il suo patrimonio artistico e letterario è affidato alla William G. Congdon Foundation di Milano.

Presentazione del libro su William Congdon