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Meta di Sorrento: processo dello stupro della turista

La procura di Torre Annunziata ha chiesto il processo immediato per gli otto presunti violentatori della turista inglese nell’hotel Alimuri di Meta (estraneo alla vicenda). In cinque sono in carcere dal mese di maggio mentre tre sono stati individuati il mese scorso e sono a piede libero. Il gip ha accolto l’istanza e ha fissato per il 23 novembre la data di inizio del processo. La battaglia procedurale tra accusa e difesa è appena agli inizi perchè i cinque potrebbero chiedere un rito abbreviato che consetirebbe loro di accedere ad un eventuale sconto di pena di un terzo in caso di condanna.

Ma non è finita perché ad ottobre è fissato il ricorso presentato dalla difesa contro il no del riesame agli arresti domiciliari. A novembre, invece, potrebbe essere la Cassazione a esprimersi sulla permanenza in cella dei cinque o sulla scarcerazione. Gli ex dipendenti dell’albergo dove fu violentata la turista inglese sono in cella dal mese di maggio. Per la difesa infatti mancherebbero i presupposti della custodia cautelare in carcere, tantomeno sussisterebbe il pericolo di fuga, visto che gli indagati non avrebbero gli appoggi né il denaro per affrontare un’ipotetica latitanza; stesso discorso per il rischio di inquinamento delle prove, visto che l’indagine è ormai conclusa; da escludere anche la reiterazione del reato, visto che gli indagati sono incensurati e non si sono macchiati di altri misfatti dal 2016 a oggi.

Il pm titolare dell’inchiesta, Mariangela Magariello, grazie alla collaborazione della polizia di Sorrento e di quella britannica del Kent, ha ricostruito durante la notte tra il 6 ed il 7 ottobre di due anni fa i barman Miniero e De Virgilio avrebbero offerto alla turista un drink, nel quale sarebbe stata sciolta una sostanza a base di benzodiazepine, per poi abusarne sessualmente. Dopo la violenza la donna sarebbe stata affidata a Gargiulo il quale l’avrebbe condotta in un locale dove si sarebbe consumato un altro stupro, che vedrebbe il coinvolgimento anche di Regio e D’Antonio, ripreso con i telefonini e le cui immagini sarebbero state diffuse attraverso una chat.La ricostruzione si basa sulle dichiarazioni rese dalla vittima, comprese quelle rilasciate durante l’incidente probatorio del 9 luglio scorso, gli esami del dna e l’analisi delle conversazioni tra i presunti stupratori: da qui, secondo la Procura, emerge l’evidenza della prova che è requisito principe per chiedere il giudizio immediato.

Nel frattempo, gli indagati restano in carcere pur nutrendo la speranza di essere finalmente liberati dopo quattro mesi trascorsi in cella a Poggioreale.

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