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Choc a Cava de Tirreni. Inchiesta sui clan, il sindaco Servalli manda a casa la Giunta

Choc a Cava de Tirreni. Inchiesta sui clan, il sindaco Servalli manda a casa la Giunta . Oggi ne parlano tutti i giornali ecco che scrive la collega Angela Trocini su Il Mattino di Napoli
È sulla volontà, da parte di alcuni degli esponenti criminali arrestati giovedì a Cava dei Tirreni, di ottenere autorizzazioni o permessi per operare in alcuni settori economici, come l’installazione di stand o banchi di vendita in fiere cittadine oppure occuparsi direttamente dell’organizzazione, ottenendo anche permessi per servizi di guardiania, che si sono accesi i riflettori della procura antimafia salernitana.
L’ALLARMEDopo la denuncia del procuratore capo Corrado Lembo sulle «allarmanti relazioni» tra alcune persone arrestate nel blitz di giovedì ed «appartenenti alle forze di polizia ed esponenti delle istituzioni locali», si cercano riscontri a quanto dichiarato dal collaboratore di giustizia Giovanni Sorrentino. Nelle 680 pagine della misura cautelare notificata due giorni fa, c’è solo un breve passaggio relativo ad uno degli interrogatori sostenuti dal pentito in cui afferma di essere al corrente di rapporti tra Dante Zullo ed un amministratore metelliano e di come il capoclan si sia speso per farlo eleggere in occasione delle amministrative del 2015. Insieme ad Antonio Santoriello sarebbero stati molto attivi nel sostenere la candidatura del politico (che non compare però tra gli indagati). A sua volta, quest’ultimo, sempre secondo il racconto di Sorrentino, sarebbe stato un frequentatore delle scuderie che Zullo fece costruire abusivamente nel 2007. Detto ciò ora si vogliono chiarire tutta una serie di elementi che velatamente erano venuti fuori anche precedentemente alla decisione di Giovanni Sorrentino di collaborare con la giustizia. E cioè il tentativo, da parte di alcuni esponenti del clan di accreditarsi presso i politici locali per ottenere autorizzazioni per installare attività con stand o banchi di vendita in fiere cittadine o occuparsi addirittura dell’organizzazione, permessi per servizi di guardiania o l’apertura di attività commerciali. Una serie di attività formalmente lecite ma che, in realtà, avrebbero fatto da schermo a quelle illecite. Anche Vincenzo Porpora potrebbe essere stato un tramite tra gli esponenti criminali e quelli istituzionali come si evinceva sin dall’inizio dell’inchiesta. Anche i presunti contatti ritenuti «poco chiari» di alcuni esponenti delle forze dell’ordine, come affermato dalla nota della procura, dovranno essere vagliati nel prosieguo delle indagini. Ed è stato con grande dispiacere che gli inquirenti hanno constato come un comune, un tempo considerato immune da infiltrazioni criminali di tipo mafioso, risulti «contaminato anche per quanto riguarda i livelli d’infiltrazione istituzionale».
LE RELAZIONIE non è escluso che, anche per quest’ultimo filone investigativo, la procura adotti il metodo di lavoro già intrapreso di anellare – quando e dove possibile – le indagini le une alle altre utilizzando le informazioni raccolte da più forze dell’ordine che operano sul territorio. Per sgominare le gang di Zullo e Caputano, infatti, le indagini sono state condotte dai poliziotti della Mobile e del commissariato metelliano, dai carabinieri del reparto territoriale di Nocera Inferiore e della tenenza di Cava e dal personale della sezione operativa Dia di Salerno scoprendo il vasto giro di usura aggravata, estorsioni e traffico e spaccio di sostanze stupefacenti. In particolare, per il giro di usura, si è partiti dal rinvenimento di un «libro mastro» (nel primo blitz) sul quale era appuntati i nomi di una serie di commercianti metelliani ed anche le cifre. Una trentina di persone, per lo più proprietarie di piccole attività ed anche storiche nella città cavese, che magari si erano rivolte all’usuraio di turno per ottenere piccoli prestiti.

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