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Benevento. Indagato il padre di 14enne violentata per omicidio del presunto pedofilo

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Per l’omicidio di Giuseppe Matarazzo, il pastore 45enne ucciso nei pressi della sua abitazione a Frasso Telesino lo scorso 19 luglio, c’è un indagato. Si tratta di Lucio Iorillo, 58 anni, anch’egli di Frasso, padre della quattordicenne che, secondo l’accusa, aveva subito degli abusi per i quali era stato condannato Matarazzo. L’avviso di garanzia è stato notificato a Iorillo, come atto dovuto, per porlo nelle condizioni di nominare un proprio perito per assistere agli accertamenti programmati dai Ris di Roma a Tor di Quinto per martedì prossimo. In particole i Ris procederanno all’esame dei reperti biologici rinvenuti e sequestrati la sera del 19 luglio sul luogo del delitto: un sassolino macchiato da sostanza ematica, un rametto con saliva, due cicche di sigarette. A decidere l’invio dell’avviso di garanzia è stato il sostituto procuratore della Repubblica Francesco Sansobrino che, sin dal primo momento sta coordinando le indagini condotte dai carabinieri della Compagnia di Cerreto Sannita e quelli del Reparto operativo provinciale. In questo procedimento sono parti offese i familiari della vittima, sono assistiti dall’avvocato Antonio Leone. L’indagato è difeso dall’avvocato Raimondo Salvione. Legale che lo ha anche difeso di recente perché Iorillo, dipendente della Comunità Montana, era stato arrestato dopo il ritrovamento di alcune armi e proiettili in un casolare. L’uomo era stato poi scarcerato dal Gip Camerlengo, che lo aveva interrogato, perché aveva dimostrato di non essere a conoscenza della presenza delle armi all’interno dell’abitazione, che appartenevano al padre deceduto già da qualche tempo.

L’omicidio per cui ora è indagato Iorillo è avvenuto il 19 luglio alla via Bocca alla contrada Selva, dopo un mese che Giuseppe Matarazzo era tornato in paese avendo scontato (a partire dal 2011) una condanna ad undici anni e sei mesi, appunto per una storia di violenze sulla ragazza minorenne, vicenda risalente al 2008, che poi si tolse la vita. Quella sera del 19 luglio ad assistere all’omicidio di Giuseppe Matarazzo era stata la madre, tra i pochi a fornire una vaga descrizione di quell’auto con due uomini a bordo da cui erano partiti i colpi di pistola che avevano raggiunto il figlio, al cuore e al torace così come emerso dall’autopsia eseguita dal medico legale Emilio D’Oro. A sparare una pistola di calibro certamente non piccolo.

La donna aveva detto che si trattava di un’auto nera e lunga e si era ipotizzato potesse essere una Bmw. In questi mesi sono stati ascoltati decine di persone dai carabinieri per ricostruire la varie fesi del delitto, chiaramente tra questi sia i componenti della famiglia Matarazzo che Iorillo, inoltre abitanti della zona.

Il Mattino

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