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Vivere il porto: un brogliaccio collettivo

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Sapri è uno degli approdi più frequentati grazie anche alla professionalità, all’ esperienza e alla simpatia della squadra di ormeggiatori in servizio h24

Di OLGA CHIEFFI

Nelle città di mare il bambino viene spesso condotto al porto, una meta affascinante come la stazione: incroci, scambi, arrivi, partenze, il tempo, il viaggio, il sogno. I tempi che viviamo sono riusciti ad incrinare anche l’idea di porto, ma non a Sapri, uno degli approdi estivi del golfo di Policastro, più frequentati, che grazie alla professionalità, all’esperienza e alla consapevolezza del mare dei suoi ormeggiatori, diventa una sorta di brogliaccio collettivo, arricchito di appunti e di richiami, che costituisce negli anni, un documento orale per la memoria di diverse generazioni, che incontrano il mare. Cinque pontili, oltre 450 barche da tenere sott’occhio, h24, orecchio sempre pronto al baracchino e alle ricetrasmittenti, tanto che i salvataggi, in particolare delle barche a vela, fuori del porto sono diversi di stagione in stagione, e quando soffia la tramontana, qualche volta anche in porto, poiché l’attracco con questo vento a raffiche, non è affatto semplice, questo lo spazio sorvegliato dalla squadra del porto di Sapri, ormeggiatori ciclisti, sempre pronti naturalmente con qualsiasi meteo. Salvatore Campagna, Sante “Nino” Furgione, col suo eterno toscano tra le labbra, Giovanni Benedetto, sono i veterani, i quali hanno in diversi giovani un valido aiuto che iniziano ad usare la gestualità marinaresca per salutare e comunicare con ogni genere di equipaggio, da quello del piccolo gozzo, alla barca a vela al lussuoso Yacht. Gli ormeggiatori, tra un incitamento e un sorriso, riescono a calcolare i tempi di evoluzione e manovra a seconda della postazione di ormeggio, della presenza di altre imbarcazioni: il porto da teorica mappa diventa, così, habitat naturale e materiale, lo tocchi, lo vivi, ne conosci ogni angolo, ogni insidia, ogni bitta e ogni parabordo e il tuo sapere diviene “saper fare”, guidato dall’esperienza degli uomini più esperti. In banchina la discussione sul divieto di sbarco nei porti per le carrette degli emigranti, diviene naturale. Nello sguardo antico degli uomini di mare sapresi nessuna indecisione, non può esistere un Mediterraneo “illecito” o ignorato. “La legge del mare è fondata sull’accoglienza – ha affermato la squadra degli ormeggiatori – e il nostro è un porto aperto, per volere di tutti i cittadini di Sapri e del nostro sindaco”. Il nostro mare è latore di un’idea affatto scontata di identità e dimora, grazie alla sua voce remota, alla memoria che custodisce e alle appartenenze che mette in gioco, facendoci rendere conto che l’importante non è tanto avere una casa nel mondo, bensì creare un mondo in cui sentirsi a casa. “…..Oggi il mio regno /è quella terra di nessuno. Il porto/accende ad altri i suoi lumi; me al largo /sospinge ancora il non domato spirito, e della vita il doloroso amore”. (Umberto Saba).

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