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SAVERIA FIORENTINO NON E’ PIU’

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A Celemetina, nota caposala dell’Ospedale di Sorrento, e alla sua famiglia con parenti tutti, la redazione di Positanonews esprime il proprio cordoglio.

Riportiamo di seguito una riflessione di Don Giovanni Ferraro:

Mia cara zia Severina, eccomi qua, seduto tra i giardini del cimitero volgendo lo sguardo verso i luoghi dove riposate, ormai tutti, in attesa della beata speranza della Resurrezione. Di là papà, di qua mamma con i nonni e, sotto di me, tu zia ed il tuo caro zio Peppe. Volevi stare con lui e si è fatto di tutto per accontentarti.
Quanto eri bella ai miei occhi, cara zia. In te rivedevo mamma, i lineamenti tipici della nonna, in te ritrovavo i ben noti temperamenti severi ed esigenti, premurosi ed affettuosi e poi risentivo le vostre chiacchierate infinite, le confidenze, scambi, racconti, sfoghi, trepidazioni ed inquietudini familiari.
Quante storie, vicende, ricorrenze ed incontri scendono a valanga nella mia mente, quante ne potrei raccontare e trascrivere.
Per mia madre casa tua, come anche casa della carissima zia Luisa, era una sorta di oasi rassicurante. Partendo per la collina ed essendosi dovuta adeguare da subito alle dure fatiche della vita contadina, casa tua restava una sosta obbligata per un tuffo nella vita che avevate vissuto insieme ’sopra la Pietà’.
Mia madre staccava ogni tanto dai durissimi ritmi della vita contadina per scendere a fare la spesa o per qualche servizio raro in città. Faceva tutto in fretta per concedersi una breve sosta da te per ritrovarvi, scambiarvi aggiornamenti familiari, rivivere, anche se per pochi minuti, la sensazione di spensieratezza e di complicità di un tempo. Poi mamma prendeva le sue borse della spesa e si incamminava a piedi per il cimitero e le “sciuscelle” dove noi figli scendevamo per andare a ‘scontarla’. Appariva dal buio carica di viveri e di pensieri ed al solo vederci tirava un sospiro di sollievo…
Cara zia Severina, come vedi si apre lo scrigno dei ricordi e potrei continuare all’infinito. Due sorelle identiche e diverse ma sempre in cordata, unite e disponibili a condividere tutto quello che accadeva in famiglia ed a seguire, con le premure che solo le mamme sanno avere, tutte le tappe e tutti i risvolti che di volta in volta riguardavano la vostra numerosa famiglia.
Come mia madre anche tu, zia cara, sei stata sempre un punto fermo, un faro, una certezza, una sorta di istituzione che rincuorava e sollevava. Anche gli zii, a dire il vero, ma voi eravate il meglio del meglio.
Non posso non riandare al tuo lavoro nella scuola svolto sempre con cura e dedizione e per il quale spendevi tutte le tue forze. Poi la tua missione più bella, quella di mamma e di nonna.
Oggi sono qua, in questo luogo che amo ed avverto tutto il disorientamento per tutti i punti fermi che sono partiti per il lungo viaggio.
Da ieri anche tu, carissima zia.
Quando mi vedevi arrivare, nonostante i tuoi numerosi acciacchi, eri la gioia fatta persona e subito non mancavano mai le domande per accertarti di tutto e di tutti.
I momenti con te sono stati tra i pochi di vera gioia… tu eri l’ultimo cordone ombelicale che mi legava ancora alla famiglia di nonno Guglielmo e nonna Clementina.
Nei tuoi occhi stanchi ma accesi di premure e di affetto, ritrovavo l’humus più profondo della famiglia Fiorentino. Nella tua voce affettuosa, l’adagio indimenticabile di tutti gli zii che, a modo loro, erano sempre contenti di vedere i nipoti. Nelle tue domande accorate, l’apprensione e la preoccupazione sempre discreta di mia madre verso noi figli.
Ho avuto l’onore di stare con te più volte e sono stati momenti di paradiso.
L’onore di risentire e rivivere un passato che era destinato ad uscire definitivamente di scena. Un passato troppo prezioso per essere ignorato. Un passato intriso di passione e di fermezze, di irruenze e di principi sui quali non si possono fare sconti. Per nessuno! Un passato, purtroppo, anche miserevolmente disatteso e tradito, rinnegato e barattato. E, qui, cara zia, è meglio stendere un dolorosissimo velo pietoso.
L’altro ieri concludevo il mio pensiero in chiesa con un riferimento che sarà sembrato anche triste ma non lo è per nulla perché, secondo me, era soltanto una tua bella virtù. Ho usato il verbo napoletano ‘sperire’, ovvero ‘desiderare vivamente una cosa che il tempo ha allontanato’.
Quante volte ti ho sentito ripetere che stavi ‘speruta’ di vedere qualcuno, facendoti tante domande innocenti e tenerissime. Poi ti dovevi rassegnare ad allungare la lista di quelli che non avresti visto più. Non mi preme sottolineare il riferimento a coloro che si sentiranno chiamati in causa ma a questa tua bella dimensione di cuore, tipica di voi Fiorentino.
I tuoi occhi già da tempo non ti aiutavano ed a guidarti erano più le ombre vaghe che le fattezze nitide. Ma, nonostante ciò, eri vivamente desiderosa di avvertirne la presenza, di sentire la voce del sangue, di ascoltare i racconti, di raccogliere notizie di bambini nati, i loro nomi, le gioie e le speranze che portano in ogni famiglia.
Con questo straordinario sentimenti te ne sei andata e ci hai inchiodati sul legno delle nostre miserabili meschinità. Bella lezione anche se per te molto naturale, bella testimonianza, cara zia.
Concludo. Non amo per nulla i selfie… figuriamoci pubblicarlo. Appartengo ad altri tempi e sarei ridicolo. Ma con te più volte non fu così. Con te non mi sento ridicolo ed addirittura lo pubblico: sarà il primo e l’ultimo, certamente.
Lo faccio perché mi sono sentito voluto bene, atteso, stimato e sostenuto.
Riporto solo queste ultime parole per dirti il mio GRAZIE infinito: “Giovanni, ti ho preso questa cosa perché ora che non c’è tua madre diciamo che, un pochino, ci devo pensare io… mi chiamava spesso e mi chiedeva di comprarle delle cose per voi…” Desiderio di continuare a vivere un mondo che per te era nel DNA e che ha ancora tanto da insegnarci.
Continuando la mia vita di nomade ed in solitaria non smetterò ma di dirti grazie di cuore, zia Severina e che mi mancherai da morire, insieme a mia madre.
E grazie alle mie cugine che mi hanno permesso di vivere quest’ultima bella pagina di storia familiare.
Dio accolga nel suo abbraccio misericordioso e paterno: nonno Gugliemo, nonna Clementina, zio Franchino, zio Ninotto, zio Peppe, zio Salvatore, zio Andrea, zia Severina con zio Peppe e mia madre con papà.

L'immagine può contenere: 2 persone, tra cui Giovanni Ferraro, persone che sorridono, occhiali e primo piano

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