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San Paolo caos lavori, l’esordio col Milan sarà in altro campo, ma che succede a Napoli?

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San Paolo caos lavori, l’esordio col Milan sarà in altro campo, ma che succede a Napoli? Sembrerebbe siamo alle solite in Campania e al Sud Italia, non per piangerci addosso, ma la Juventus a Torino, per esempio, non ha tutti questi problemi con il suo campo di calcio .

A fare un quadro Luigi Roano su IL Mattino
Sono molte le ombre che si allungano sul San Paolo e sul suo utilizzo, sono tante e nere come l’ultima rottura che c’è stata tra Comune e Ssc Napoli sulla firma della convenzione per la gestione dell’impianto e per sanare la partita dei debiti e crediti tra le parti, e ora c’è anche il giallo sulla gara per la sostituzione dei sediolini dello stadio. Con il paradosso che ci sono soldi ma al commissario per le Universiadi del 2019 Gianluca Basile non è arrivato ancora nessun progetto.
L’IRA DEL COMUNEL’assessore allo Sport Ciro Borriello sulla convenzione e sulla mancata firma del patron Aurelio De Laurentiis, spaventato e irritato dallo stato in cui versa la vetusta struttura di Fuorigrotta, tira fuori gli artigli. «I lavori per le Universiadi durano 150 giorni, De Laurentiis lo ha sempre saputo ma sa anche che garantiremo la fruibilità piena dello stadio San Paolo. Potremmo mai lasciare i materiali di risulta sulla pista di atletica la sera di Napoli-Milan? È assurdo» lo sfogo dell’assessore. Tuttavia a 22 giorni dall’inizio del campionato è tutto in altissimo mare. Si doveva chiudere l’accordo tra i due soggetti sulla convenzione 2015/16, si era trovato un equilibrio di pareggio tra i soldi che il Napoli aveva anticipato per alcuni lavori di manutenzione allo stadio e quelli che deve al Comune per la vecchia convenzione che prevedeva un canone molto basso, di 750mila euro l’anno, per l’uso dello stadio. «La nuova convenzione – spiega Borriello – prevede un aumento del canone ma con agevolazioni, ad esempio, per i primi due anni, visto che ci saranno i lavori e le Universiadi. A questo punto se De Laurentiis vuole rompere prenderà il campo prenotandolo per ogni partita, pagando molto di più». La richiesta singola, infatti, prevede un versamento fisso più il 10% dell’incasso: «Se il Napoli pesca il Real Madrid in Champions e incassa 4 milioni, ci darà 400mila euro per una sola gara», sottolinea Borriello. E l’assessore precisa un altro aspetto amministrativo: «Se andiamo a un contenzioso aspro difficilmente potranno essere riconosciute le vecchie partite visto che siamo un ente in predissesto, se la cosa va avanti non potrà più essere retta dagli uffici che sono già sotto pressione economica per i debiti ereditati dalle passate amministrazioni». Borriello torna sulla furia di De Laurentiis: «Eravamo allo stadio ad attenderlo ma ci siamo solo sfiorati, è entrato da un altro ingresso, ha visto il campo con le ruspe che stavano scorticando la pista di atletica ed è andato via. Non ci si comporta così. Noi siamo stati molto disponibili, anche sull’ordine della sostituzione dei sediolini, rinviando quelli dei distinti che il club afferma di vendere in massa». Borriello conclude così: «Ci sono ancora margini di trattativa anche nelle situazioni più estreme. Il Napoli produce degli utili incredibili e lo stadio è pubblico, non si può avere il San Paolo gratis, ha ai soldi per comprare il Bari, paghi pure il San Paolo».
IL COMMISSARIOTorniamo ai sediolini. Dal Comune hanno fatto sapere che per l’installazione delle nuove sedute «si attendono le decisioni del commissario». Basile sulla questione è molto deciso: «In premessa mi lasci dire che il Comune sul fronte dei lavori per le Universiadi in tutti gli impianti sta facendo un grande lavoro, oggi si assegna la gara per la Scandone, e gli siamo riconoscenti. Anche per il San Paolo sono fiducioso, per i sediolini però non spetta a me prendere decisioni, piuttosto aspetto atti». Basile spiega come stanno le cose: «A oggi questo aspetto non è nel pacchetto Universiadi. Tuttavia ci sono i 15 milioni del Collana che non fa parte più degli impianti per i giochi del 2019, soldiche devono essere riassegnati e dovrebbero andare al San Paolo. Se non mi arriva un progetto sulla questione dei sediolini io non posso riassegnare i finanziamenti. Ma sono certo che questo accadrà presto». Sui tempi il commissario non si sbilancia ma anche qui mostra fiducia: «Evidentemente sarà difficile installare i nuovi sediolini per l’inizio del campionato. Io non vado in ferie, se arriva il progetto si parte subito. Senza il progetto non si possono fare calcoli, ma un paio di mesi per l’installazione delle nuove sedute potrebbero bastare. Poi dipende dalla ditta che farà i lavori spiegare come fare». Giova ricordare che con i nuovi sediolini la capienza dello stadio scenderà da 62mila a 55mila posti. I sediolini saranno tutti di colore azzurro e a norma di legge, vale a dire più larghi, imbottiti e soprattutto ergonomici. Al netto dei sediolini al San Paolo sarà rifatto, tra le altre cose, l’impianto di illuminazione, quello audio e finalmente ci saranno bagni moderni e funzionali.Sembra un poligono di tiro dopo l’esercitazione di un plotone dei Marines e si sa che in America si spara con l’artiglieria pesante anche se il nemico è solo immaginario. Il San Paolo è sventrato, sporco, un deposito di macerie non solo sulla ex pista di atletica grattata via da un paio di ruspe, questo sarebbe nulla. Lo stadio – se per questo si intende un luogo dove accogliere i tifosi che vogliono assistere a uno spettacolo in sicurezza – di fatto non c’è più, è un buco con il nulla intorno. Anzi, un enorme deserto costellato da centinaia di cumuli di materiale di risulta abbandonato anche e soprattutto nelle sue viscere. Sì, un deserto perché ci si aspettava che all’opera, al lavoro, ci fossero decine di operai visto che il 25 inizia l’attività agonistica degli azzurri e si dovrebbe alzare il sipario. Invece, alle 16,25 ce ne erano solo sette, più tre tecnici che stavano collaudando le nuove balaustre. Più che operai, sembravano comparse messe lì per costruire solo la scenografia di un cantiere, una fiction. «Quella che lavora è una ditta di Bergamo che dà garanzie» raccontano dal Comune. Prima ci si affidava al patrono San Gennaro per i miracoli, ora Palazzo San Giacomo per esorcizzare la paura che il 25 lo stadio resti chiuso, spera che la favola del nemico leghista, dell’efficienza nordica, si trasformi almeno per una volta in un fatto concreto. Tutto pur di giustificare quello che è un disastro organizzativo per lavori partiti in clamoroso ritardo. Perché? Prima c’è stato più di un anno di litigi tra Comune e Regione su come trasformare il San Paolo nello stadio delle Universiadi e questo va detto senza offesa per nessuno: absit iniuria verbis, è solo la realtà.
LE MACERIEIntanto nel San Paolo si entra senza nessun controllo ed è facile notare che è frequentato da tante tipologie umane tranne quella che servirebbe veramente: l’operaio col suo caschetto giallo che laboriosamente ricostruisce lo stadio a partire dalle sue macerie. Né per questo il via vai continuo di auto e persone incuriosisce due figuri che sembrano custodi, appallottolati su sedie di fortuna, preoccupati solo di catturare qualche refolo di vento. In questo contesto tra 22 giorni – in caso di anticipo 21 – si sfideranno Napoli e Milan. Core ‘ngrato Higuain contro patron De Laurentiis, Ancelotti e la sua prima volta a Fuorigrotta, l’inizio del nuovo romanzo azzurro in campionato. Ma si fa fatica solo a immaginare di aprirlo il San Paolo, messo male sotto il profilo della sicurezza. A dare l’ok dovrà essere una commissione prefettizia composta anche dai vigili del fuoco ed è difficile, molto difficile, che ciò accada, almeno a oggi. Il Mattino ha iniziato il suo tour dalla Tribuna Posillipo e dopo una circumnavigazione da dentro dell’intero impianto, si può dire che non c’è un solo antro di accesso agli spalti che non sia trasformato in discarica. Sediolini abbandonati, quintali di ferraglia arrugginita accatastata, bagni divelti. E lavori da fare che sono infiniti se si pensa che contro il Milan ci sarà la folla delle grandi occasioni e bisogna almeno ripulire dai chiodi e dagli spezzoni di acciaio sui quali si è costretti a camminare.
I TEMPIAl netto della pulizia ci sarà da montare almeno le nuove balaustre, un obbligo sul fronte della sicurezza per garantire da un lato vie di fuga più larghe e dall’altro che dagli anelli superiori non si precipiti di sotto. Si tratta di un doppio vetro incastrato in dei binari ancorati nel cemento armato. Alcune già hanno i vetri in frantumi e se l’inizio è metà dell’opera c’è da fare gli scongiuri. Ne sono state montate poche decine, ne servono centinaia. Che scenario si prospetta? Facciamo due conti: da oggi al 25 ci sono 22 giorni di tempo per risistemare l’impianto, se si lavorasse anche nei festivi. In caso contrario bisognerebbe escludere le prossime tre domeniche e il giorno di Ferragosto e si scende a 18. Se non si lavora nemmeno il sabato si scende a 15. Il sopralluogo della commissione prefettizia che deve dare il via libera all’apertura dello stadio si fa 48 ore prima dell’evento e si arriva a soli 13 giorni lavorativi per trasformare un campo di battaglia in un impianto che deve accogliere tra i 40 e i 50mila spettatori. A Napoli il 13 è un numero fortunato ma se il Napoli gioca il 21 in anticipo allora nemmeno la cabala potrà venire in aiut

Gianluca Agata
L’altra faccia dello stadio San Paolo è costituito da cinquemila persone che settimanalmente varcano la porta carraia per usufruire delle palestre della pista d’atletica. L’altro San Paolo è fatto di una ventina di società che operano in tanti sport dall’atletica alla pesistica, dalle scuole di ballo al fitness, alle arti marziali alla ginnastica. È un altro San Paolo che è sobbalzato alle parole del presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis, non tanto per le preoccupazione in vista dell’imminente stagione calcistica, quanto, piuttosto, perché non si può perdere l’occasione di veder rifatta la pista di atletica a ventotto anni dall’ultima volta (Italia ’90) o rimettere in sesto qualche palestra più o meno malandata.
LA PISTACarlo Cantales è il vicepresidente della Enterprise Young, costola di quella Enterprise Sport & Service campione d’Italia assoluta 2016 e 2017. È una delle quattro società di atletica che operano sul San Paolo. Settecento persone al giorno. «L’atletica è lo sport più penalizzato dai lavori, ma noi guardiamo al futuro perché quella delle Universiadi è una occasione unica. La pista d’atletica, che verrà realizzata, sarà a livello delle migliori al mondo. I lavori non vanno a rilento, anzi, procedono speditamente con tantissime migliorie già evidenti. Alla fine dell’intervento, il San Paolo sarà un impianto bellissimo. Per una volta che facciamo una cosa bella, pensano subito a distruggerla». La prima fase dei lavori terminerà il 22 agosto, mentre il manto sarà posato alla fine del prossimo campionato.
I CAMPIONIGianpaolo Ciappa è il tecnico di Alessandro Sibilio e Andrea Romani, freschi campioni del mondo under 20 nella 4×400 a Tampere. «Un caffé con De Laurentiis? Gli chiederei di venire a vedere i nostri allenamenti. E’ il presidente del Napoli ma è anche un personaggio emblematico della Napoli sportiva e dice anche di voler essere meridionalista. Basterebbe una sua parola per convivere tutti e allo stesso modo indirizzare le scelte di chi amministra. Il San Paolo per noi è vita, festeggiamo con la pista nuova».
«Quella del san Paolo è la nostra pista da tanti anni. Un po’ di pazienza da parte di tutti e sarà bellissima. Ancor più bello vincere davanti ai nostri tifosi». E nella nidiata di Ciappa ci sono futuri campioni come Lorenzo Celiento e Federico Crisci, quattrocentisti di sicuro affidamento.
IL DIFENSORESe a Napoli si svolgeranno le Universiadi lo si deve anche a Corrado Grasso, presidente della Fidal partenopea, fresca stella d’oro del Coni al merito sportivo. Difese la pista dagli attacchi di Ferlaino prima e De Laurentiis poi inventandosi meeting e portando anche Mennea.
«Senza un impianto a otto corsie le Universiadi non sarebbero mai arrivate. Ora sarà realizzato un gioiello che potrà far del bene a tutti. De Laurentiis dovrebbe essere contento che le Universiadi siano ospitate nello stadio in cui gioca il Napoli»
GLI ALTRI SPORTArti Marziali, ginnastica, scuole di ballo, pesisitica, fitness. Il ventre del San Paolo è un brulicare di attività. E’ un indotto per il territorio considerando i tanti frequentatori.
«I lavori che si stanno effettuando negheranno l’accesso al Dan Paolo anche a noi che ne usufruiamo quotidianamente – fa notare Francesco Persico, direttore tecnico della Uisport Soccavo 2000 di arti marziali – Solo che le nostre sono parole al vento ed al 5 del mese ci si chiede il canone dovuto. Il danno del Napoli è anche nostro, visto che per un’ordinanza prefettizia siamo costretti a interrompere la nostra attività in occasione delle partite infrasettimanali».

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