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Salerno, il Crescent, la Soprintendenza e la moda del silenzio assenso

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Il silenzio assenso della Soprintendenza di Salerno è stata la prima pietra posata per il tanto discusso Crescent. Un trattamento impari rispetto alle tante disavventure dei cittadini della provincia, che dall’Ente non hanno ricevuto lo stesso trattamento riservato per l’edificazione di quest’opera tanto discussa. Scrive infatti Andrea Pellegrino su Le Cronache del Salernitano, che si è ignorata la famosa norma Galasso (Giuseppe Galasso, ndr), quella legge che ha vietato costruzioni di cemento a pochi metri dalle coste.

Gli ultimi eventi giudiziari hanno sottolineato il ruolo chiave, che la Soprintendenza ha avuto nella vicenda Crescent: con la costituzione parte civile del Ministeri dei Beni Culturali, in caso di condanna, c’è in lizza una richiesta di risarcimento danni da 200mila euro. Il giornalista de Le Cronache, racconta come il giornale aveva ripercorso la vicenda di Fausto Martino, ex assessore all’urbanistica (dimesso nel lontano 2003), ex funzionario della Soprintendenza, che dopo aver definito il Crescent un crimine, fu osteggiato dall’allora vicesindaco Eva Avossa.

Pare che sull’opera autorizzata da Zampino, dopo l’annullamento da parte del Consiglio di Stato dell’autorizzazione paesaggistica, la questione fu regolata da Miccio che ha risolto la vicenda tagliando le due torri l’edificio Trapezio per la Capitaneria di Porto: la mezzaluna mutilata di Bofill perse tutto l’interesse pubblico con la rimozione degli stabili destinati al Comune e alle autorità portuali. L’opera che all’insaputa dell’architetto iberico è diventata così, di colpo, un condominio esclusivamente privato.

Il Consiglio comunale della città di Ippocrate, non ha fatto nulla per evitare il proseguimento o la bocciatura del Crescent mutilato. La mastodontica opera, che per il soprintendente Miccio inizialmente oscurava parzialmente la vista della Costiera Amalfitana dal lungomare, oggi resta nonostante l’eliminazione di sue alcune parti. Intanto dopo il silenzio assenso utilizzato per il Crescent, anche per il nuovo edificio che dovrà sorgere al posto della storica Vitologatti c’è stato il medesimo criterio decisionale.

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