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Riflessione della sera di Sigismondo Nastri. A Genova si contano i morti, a Maiori si fa festa

Quella di oggi è stata una giornata segnata dal dolore per l’immane tragedia che ha colpito Genova. Le immagini continuano a susseguirsi in televisione ed attraverso i nuovi mezzi di comunicazione. Sono immagini che tolgono il respiro, che ci lasciano muti ed inermi. Tante vite spezzate e tante persone ferite nel corpo e nell’anima che porteranno per sempre i segni dell’esperienza traumatica vissuta. Per quanti sono sopravvissuti, per tutti coloro che sono stati miracolati e che sono scampati alla morte per pochi minuti o per pochi metri, le ferite fisiche si rimargineranno ma quelle dell’anima non potranno mai andare via. Alla fine di questa giornata ci piace condividere la riflessione di Sigismondo Nastri, un famoso giornalista della costiera amalfitana.

“A Pordenone si fa festa, a Napoli si muore: io vado a Napoli”. Lo disse re Umberto I nel 1884, in occasione di un’epidemia di colera nel capoluogo campano. A Genova, una tragedia immane. Decine di morti. Innocenti, catapultati giù col viadotto. Una tragedia nazionale. E intanto qui, a Maiori, domani si celebra l’Assunta, si fa festa. Giusto onorare la Madonna, per questo ci sono le chiese, anche le processioni, se non si trasformano in kermesse folcloristiche, ma i fuochi d’artificio no. Se li potevano risparmiare, mezz’ora fa. Come pure le campane a distesa. Più tardi ci sarà un concerto in piazza. Eppure non c’è da festeggiare oggi, c’è da mettersi in raccoglimento e pregare. Questa non è fede, è religiosità distorta, nella quale non mi riconosco. È l’esatto contrario di quel che cerca di farci comprendere – e fingiamo di non comprendere – Papa Francesco. Non ci può essere fede se non c’è carità cristiana, solidarietà, condivisione della sofferenza degli altri, rispetto per chi muore. Siamo stati anche noi colpiti da una terribile calamità nell’ottobre 1954. Abbiamo pianto i nostri morti, il mondo ha pianto con noi. Ce ne siamo dimenticati. Domani, se non ci sarà un rinsavimento, e se qualcuno non deciderà di far valere la sua autorità di guida e pastore, si replicherà. Purtroppo.

Commenti

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  1. Scritto da Giuseppe 1

    Mi scusi Sig.Gaspare, ma se il crollo del ponte non era a Genova, i fuochi si potevano sparare ?

  2. Scritto da Gaspare Apicella

    va bene quanto scrive Giuseppe, ma questa volta la riflessione ci dovrà toccare da vicino. Si, perchè noi siamo , con Genova-Pisa-Venezia, una delle repubbliche marinase. E perchè proprio a Genova, lo scorso giugno, c’è stata una domenica di festa e Amalfi fece la parte di protagonista con i suoi costumi,i suoi colori, i suoi vogatori vittoriosi. Quindi una partecipazione più sentita alla tragedia che vive in queste iore la nostra consorella marinara proprio non è da discutere, al di là di tutto. FERMATE I FUOCHI DI MAIORI E POSITANO.
    E’ il pensiero (anche se vale più di tanto), di gaspare

  3. Scritto da Giuseppe 1

    Giusta riflessione ma…. perché solo per “Quelli” di Genova ?
    E “Quelli” che annegano ?
    E “Quelli” finiscono sul lavoro ?
    E “Quelli” innocenti di tante calamità….dovremmo eliminare tutte le Feste.
    Un momento di condoglianze e poi si continua.