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PAGANI BANALE INTERVENTO MUORE IN OSPEDALE

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È la storia, non nuova, di un banale intervento in ospedale con un esito nefasto, la morte dell’ammalato. La vittima si chiama Francesco Avitabile, 47 anni, un operaio di Pagani. Soffriva, da tempo, di mal di schiena. Quando il dolore si faceva lancinante era solito farsi fare una puntura intramuscolo. Così aveva fatto il 9 agosto scorso. Aveva chiesto al fratello di fargli la siringa, come tante volte. Il giorno dopo, però, aveva notato che il gluteo destro si era infiammato e percepiva al tatto un foruncolo doloroso.
I RICOVERI
Decide di rivolgersi al pronto soccorso dell’ospedale Umberto I di Nocera Inferiore. I medici gli prescrivono un antinfiammatorio per tre giorni. Ma l’infezione sembra avanzare, così come il dolore. L’uomo torna in ospedale. È il pomeriggio del 12 agosto scorso. Ora si parla di ascesso. Il foruncolo è diventato più grande ed esteso. Il paziente viene ricoverato. I medici decidono di intervenire e incidono l’ascesso, drenando il suo contenuto. La notte trascorre tranquilla. La mattina dopo Avitabile viene dimesso. I medici gli dicono di tornare in ospedale. Lo aspettano giovedì 16 agosto per medicargli la ferita e verificare il decorso post operatorio. L’ammalato fa presente ai sanitari di accusare dolore alla gamba destra che si irradia all’addome. Gli dicono che non deve preoccuparsi. Avitabile torna nella sua abitazione a Pagani in via Perano, strada diventata famosa alle cronache perché è lì che uccisero Marcello Torre. Ma la coscia continua a fargli male e soprattutto è preoccupato per il gonfiore dell’arto. Chiama il servizio di emergenza del 118, dopo pochi minuti un’ambulanza è sotto casa. Ad accompagnarlo è sua sorella. Viene portato all’ospedale di Sarno, l’Umberto I non ha posti liberi per un eventuale ricovero. Ai medici descrive la sua anamnesi.
L’ASSISTENZA
«Stava male racconta la sorella ma lo hanno tenuto in pronto soccorso fino a tarda sera. Gli hanno fatto una flebo e credo dei prelievi. Coscia e gamba destra erano gonfie. Poi hanno deciso di portarlo in corsia». La sorella resta con lui fino alle 4 del mattino, poi va a casa per una doccia dopo gran parte del pomeriggio, della sera e della notte trascorsa in ospedale. Torna in ospedale tre ore dopo, sono le 7 di venerdì 17 agosto. Francesco è morto. Probabile causa la sepsi, un processo infettivo acuto propagatosi in tutto il corpo superando i meccanismi di difesa e compromettendo le funzioni di tutti gli organi.
LA DENUNCIA
Una morte che non convince la famiglia Avitabile. Che poco dopo presenta una denuncia ai carabinieri e chiede aiuto all’avvocato di fiducia, Luigi Calabrese. I militari, su disposizione del sostituto procuratore della Repubblica di Nocera, Ernesto Caggiano, sequestrano la cartella clinica e bloccano la salma. Domani i carabinieri presenteranno al magistrato la loro informativa. Solo a quel punto Caggiano deciderà se far effettuare l’autopsia. «La famiglia Avitabile dice l’avvocato Calabrese è convinta che qualcosa non abbia funzionato nella gestione della malattia del loro congiunto. Perché trattenerlo tanto tempo in pronto soccorso se stava molto male come gli stessi medici, poi, hanno riferito alla famiglia. E perché trasferirlo in corsia e non in terapia intensiva considerata la gravita dell’infezione?». Ben voluto da tutti, Francesco era un naturista, amava la natura e vi cercava sempre un contatto diretto.

Nello Ferrigno

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