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Minori non è un paese per gatti: un assassino in agguato gioca con la morte azzannando indisturbato – Precisazione

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Nella giornata di oggi ci giunge una precisazione telefonica dalla signora  Rosalia Rispoli “Sono assolutamente estranea al  fatto , non sono la persona responsabile di tutto ciò anzi amo gli animali” . Altresì TUTTA la famiglia non ha alcuna responsabilità. 

Un canide di razza pitbull nero, una macchia bianca, dalle fauci si allunga sulla pancia e come nell’arena romana, si colora di rosso in pochi istanti.
È sul pendio adornato dalle terrazze di limoni, tra la scalinatella di Via Monte ed i giardini fiancheggianti l’albergo Maison Raphael, fin su alla strada del cimitero, che la comunità felina minorese, girovaga su traiettorie consolidate, sconosciute a noi umani, che costituiscono per loro vere “servitù di passaggio”, tacitamente riconosciute anche dalla legge, visto che i gatti a differenza dei cani, hanno libertà autonoma di circolare ovunque sul territorio.

Nei mesi estivi su questi percorsi, per questi residenti pelosi, si gioca la roulette russa della morte, con un cane psicopatico che alloggia temporaneamente a Minori, e che in preda all’ansia di separazione dal suo umano, sbrana qualunque felino gli capiti a tiro.

I cani aggressivi come lui, vengono spesso solo esibiti, sono guardie più che amici ma soprattutto rappresentano veri simboli di potenza.
La scena terribile del gioco criminale si ripete a Via Monte periodicamente, già da qualche tempo: “gli occhi esaltati, il muso e il pelo insozzati di sangue, schizzi tutt’intorno, assordanti guaiti, gemiti strazianti, e poi solo atroci rimanenze, nel cortile e nei giardini intorno.

Questa cronaca di ferocia animale, dovrebbe indurre una riflessione sul fatto che in giro non ci sono solo i “Lilli e il vagabondo” o “la carica dei 101”, ma sempre più spesso cani molossidi potenzialmente pericolosi che, secondo il Codacons, sarebbero oltre ventimila in Italia, con un incremento di oltre il 25% negli ultimi anni.

( omissis )

Cani ben tenuti, ben nutriti, amati dai loro padroni, che vengono accuditi, apparentemente docili come pecorelle, giocherelloni il più delle volte, ma che si eccitano all’improvviso e si accaniscono contro i felini, e sempre più spesso anche su bambini, che risvegliano in loro l’istinto arcaico del più forte, come insegna l’istruttiva favola di Esopo “Il lupo e l’agnello”.

Mai prima d’ora i cani aggressivi al guinzaglio avevano avuto una così larga diffusione, mutando l’immagine urbana dei nostri luoghi: cani ad alta cilindrata, come moto truccate e potenti fuoriserie.
Chi esibisce tali cani esibisce se stesso: li si vede passeggiare seguendo la linea di uno stesso ragionamento aggressivo, dove il cane da combattimento rilancia l’estetica del boss in stile gomorra.

Si sa, i cani assomigliano ai loro padroni, ed oggi la crescita del bisogno di possedere ed esibire cani potenzialmente pericolosi è un fenomeno dilagante in Italia, come confermano i dati statistici pubblicati dalla Codacons.
Nei manuali specializzati di queste razze, è esplicitamente raccomandato di non indulgere in comportamenti che sviluppino l’aggressività, già innata, di curarne la socializzazione, con persone ed altri animali, di non lasciarli troppo a lungo da soli in un recinto o alla catena.
Purtroppo spesso però avviene il contrario, chi li acquista non vuole un compagno di vita ma uno status symbol oppure un’arma di offesa o di difesa!

Nel 2003 il ministro Sirchia, emano’ un’ordinanza “per la tutela dell’incolumità pubblica dal rischio di aggressioni da parte di cani potenzialmente pericolosi”, stilando un primo elenco di razze canine a rischio di aggressività nel quale figuravano tra gli altri, i cani american bulldog, dogo argentino, pit bull, rottweiler ecc.; nel 2009 venne abolito e si annunziò un patentino per proprietari di cani, mai istituito e che il Codacons ancora oggi reclama.
In Italia, di fatto chiunque, può comprare e possedere queste potenziali macchine da guerra, invece in altri paesi europei, dall’Inghilterra alla Germania, dalla Francia alla Danimarca, l’allevamento o la detenzione di cani pericolosi è vietata.
Addirittura in Australia ed a Malta l’importazione del Pitbull non è concessa ed è obbligatorio sterilizzare tutti gli esemplari esistenti nel paese al fine di estinguerne la specie.
Spagna, Colombia, Cile e Venezuela, considerano il Pitbull Terrier, un cane potenzialmente pericoloso e per averne uno è necessaria una licenza che attesti la responsabilità civile e l’uso della museruola in luoghi pubblici è obbligatorio.
Eppure prolificano associazioni per la difesa dei Pitbull Terrier in tutto il mondo, affinché vengano considerati al pari di altre razze: secondo gli estimatori non si trattarebbe di una razza pericolosa, il morso ed il suo comportamento “diventerebbero” pericolosi, per la possibile educazione sbagliata…ma se così fosse, sono gli educatori il problema!

Recentemente è apparsa sui giornali la notizia di un risarcimento record, ad una signora di Pavia per il suo gatto, sbranato dal cane pitbull del vicino.
Era legatissima a lui: lo aveva incontrato in un momento difficilissimo della sua vita ed era stato per lei un conforto di altissimo valore. E così, ha quantificato in 26.000 euro i danni morali che la sua morte ha causato e proprio quella cifra ha chiesto come risarcimento.
Quando è stata pubblicata questa notizia, ho provato una grande commozione ed un forte sentimento di solidarietà e di immedesimazione, avendo un gatto anch’io ma mai avrei immaginato di dover vivere personalmente una similare tragica esperienza.
Anche lui ora sbranato, ha incrociato il suo aguzzino mentre fiducioso e sereno era sulla strada del suo borgo natio.

Io per sempre ne avrò il ricordo, ed il cuore spezzato.

Nella giornata di oggi ci giunge una precisazione telefonica dalla signora  Rosalia Rispoli “Sono assolutamente estranea al  fatto , non sono la persona responsabile di tutto ciò anzi amo gli animali” . Altresì TUTTA la famiglia non ha alcuna responsabilità. 

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