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L’auditorium Oscar Niemeyer di Ravello fra le architetture di eccellenza italiane censite dal MIBACT

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Ravello, Costiera amalfitana. Nel nuovo, ultimissimo e recente censimento delle architetture del Secondo Novecento da parte del Ministero dei Beni Culturali MIBACT- DGAAPDirezione per l’Arte e l’Architettura contemporanea , l’auditorium Oscar Niemeyer di Ravello è stato catalogato tra le architetture contemporanee di eccellenza e di qualità progettuale.

La Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane è l’ufficio del Ministero dei Beni Culturali dedicato alla contemporaneità. Il suo compito principale è di promuovere e incentivare l’arte e l’architettura contemporanee, a cui si aggiunge la “mission” di avviare processi di riqualificazione delle periferie urbane.

Un riconoscimento importantissimo per il futuro di Ravello e dell’opera stessa; l’inserimento dell’auditorium fra le architetture di eccellenza, all’interno dell’enorme produzione edilizia recente, spesso totalmente priva di qualità, è viatico fondamentale per la valutazione e per il rilascio delle dichiarazioni di importante carattere artistico ai sensi della Legge 633/1941 o per quanto previsto all’art. 11, comma 1, lett. e, del D.L.vo 42/2004 e s.m.i.

L’importante riconoscimento è frutto del Censimento nazionale delle architetture del secondo Novecento, basato su una metodologia unificata e su criteri di selezione omogenei e unitari applicati nelle diverse aree geografiche, che viene svolto in diverse fasi e affidando la responsabilità scientifica prevalentemente a strutture universitarie specialistiche, con il coinvolgimento delle strutture periferiche del Ministero e le istituzioni locali.

Questo sugello oggettivo al valore architettonico dell’opera ed alla bontà delle scelte strategiche operate a suo tempo, oggi potrebbe essere il nuovo punto di partenza per il decollo definitivo della struttura.

Le vicissitudini politico-amministrative della fase costruttiva dell’opera, hanno avuto ripercussioni anche sulle vicende successive; si sono sedimentate nell’immaginario collettivo con una serie di luoghi comuni non positivi che ancora stentano ad essere rimossi. D’altre parte quello che potrebbe definitivamente mettere la parola fine a tutte le querelle, illazioni e falsità, sarebbe un progetto di gestione esecutivo e l’avvio concreto del piano gestionale.

Il progetto generale, a parole da tutti unanimemente approvato e condiviso, e che prevedeva la gestione del bene, in filiera e facendo sistema con la gestione di Villa Episcopio e Villa Rufolo, è rimasto al palo vittima di una serie infinita di congiunture sfavorevoli. Forse è bene ribadire e sottolineare che la costruzione dell’auditorium, immaginata in uno alla costituzione della Fondazione Ravello, fu legittimata da uno studio di fattibilità, che anche i fatti successivi hanno dimostrato essere corretto, veritiero e scientificamente valido: il bene autonomamente gestito corre il rischio di restare cattedrale nel deserto, trascinando in basso il malcapitato soggetto responsabile che, nella sciagurata ipotesi dovesse essere un soggetto pubblico, Comune in testa, si tradurrebbe in vero e proprio disastro.  Parimenti sciagurate sono le ipotesi di gestire, a parte e disgiuntamente, i due pezzi apparentemente “produttivi e remunerativi” del complesso: il parcheggio ed il bar. Purtroppo l’italica improvvisazione e onniscienza che invade troppe teste quotidianamente, complica maledettamente il problema, e l’ipotesi di stralciare le due gestioni dal resto è troppo ricorrente e allettante per la “pancia di turno”.

L’auditorium, nella sua interezza e complessità, è frutto di precise e rigorose scelte, tecniche-economiche prima ancora che politiche. La sua costruzione si giustifica solo in funzione di quelle scelte e quella strategia. Buon senso vorrebbe che si attuassero per intero e presto; la correttezza amministrativa impone, comunque, in caso di non condivisione del progetto originario, che si prospettasse un progetto alternativo e similmente completo e a 360°, coerente con il progetto di sviluppo locale di Ravello e della Costa tutta.

Le condizioni della calotta di copertura destano molte preoccupazioni perché, pare, che scelte costruttive errate da parte dell’impresa, hanno provocato dissesti diffusi e conseguenti infiltrazioni, che ne compromettono notevolmente la funzionalità e il futuro. L’Amministrazione in carica, che rispetto alla precedente almeno le sta tentando tutte, ha eseguito un intervento sperimentale su una parte della copertura per validarne l’efficienza e l’efficacia; entro alcuni mesi di prova si dovrebbe conoscere il risultato del tentativo. Purtroppo l’alternativa sarebbe un costoso e complesso intervento strutturale sull’intera copertura.

Il tempo necessario alle verifiche della validità dell’intervento eseguito, però, potrebbe essere utilizzato per definire l’assetto gestionale del bene in uno agli altri due. Su questo fronte, ahimè, il silenzio è totale.

E’ veramente paradossale che per definire e avviare la gestione del complesso, si sia sprecato lo stesso tempo che è servito per ideare, progettare, approvare, finanziare e realizzare l’opera.

Intanto godiamoci questo ulteriore, piccolo, ma strategico riconoscimento, che, se non sarà sufficiente a far cambiare idea ai pochi denigratori dell’opera, almeno dovrebbe rasserenarli sul fatto che il mondo che conta e che ne ha la competenza, riconosce l’opera come capolavoro dell’architettura moderna.

Ravello agosto 2018

Secondo Amalfitano

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