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La seconda uscita della rubrica “L’angolo del vino” con il sommelier Arturo Terminiello Parliamo del vino Villa Diamante

“La capacità di un buon vitivinicoltore deve essere quella di saper trasmettere il terroir nel calice”, questo il motto del maestro Vigneron Antoine Gaita, precursore di quanto oggi ripetiamo tutti noi che lavoriamo nel campo enologico. È a Montefredane, in provincia di Avellino, che si trovano i circa cinque ettari vitati di Villa Diamante, aziendafondata nel 1996, situata in un territorio di grande interesse per la coltivazione della vite. Attualmente condotta da Maria Diamante Renna, la cantina è stata voluta e creata dal marito, Antoine Gaita, prematuramente scomparso all’inizio del 2015. Originario del Belgio, Antoine è stato un lavoratore instancabile, che esaltando nei propri vini territorialità e potenza, ha avuto il merito di rendere ancora più nobile il Fiano di Avellino, scegliendo di raccoglierne le uve tardivamente, e di posticiparne l’uscita in commercio così da farlo sostare il più a lungo possibile sulle proprie fecce fini, operazione tesa a garantire al vino una grande concentrazione gustativa, e soprattutto evoluzioni continue e preziose degne dei migliori vini bianchi da invecchiamento. Scelte queste coraggiose e intraprendenti, che nel corso degli anni hanno portato al raggiungimento di prestigiosi riconoscimenti della critica enologica, e che soprattutto hanno fatto sì che il suo fantastico cru “Vigna della Congregazione” , tra i vini bianchi italiani più longevi, divenisse un punto di riferimento indiscusso per una folta schiera di appassionati della denominazione. Oggi il lavoro di Antoine è portato avanti dalla moglie Maria Diamante Renna, donna forte e determinata, già partecipe della costante crescita aziendale che ha portato Villa Diamante a essere un punto di riferimento assoluto quando si parla del Fiano di Avellino. La cura dei vigneti rispetta le norme dell’agricoltura biologica, e tra i filari, i circa tre ettari di fiano sono affiancati, seppur in misura ridotta, da piante di greco e aglianico. In cantina, il passo è sicuro e stabile, dettato da quelle che sono le orme lasciate da Antoine, per cui adesso, accanto al “Vigna della Congregazione”, si è fatto spazio anche il cru “Clos d’Haut”, altra boccia della quale tutti gli operatori del settore enologico parlano benissimo.Passiamo ora alla degustazione: Dirompente, interminabile ed energico,dal coloregiallo paglierino carico, elegante e luminoso alla vista. Il naso si apre su intensi toni floreali, ginestra e camomilla, per poi virare verso frutta a pasta bianca, erbe aromatiche e percettibili sentori di pietra focaia e ricordi di lieviti. Al gusto è saporito e caratterizzato da una raffinata spalla acida, poi contraddistinto da una decisa sapidità e da una lunga persistenza.Un vino ottimo bevuto oggi, ma che, lasciato in cantina ad elevarsi, sono certo regalerà grandissime emozioni a chi avrà il privilegio di berlo.

 ABBINAMENTI

Io l’ho bevuto , con grande piacere e soddisfazione con un menù di pesce: tartara di ricciola con mela limoncella e crumble di nocciole di Giffoni, spaghettoni con tartufi di mare ,provolone del monaco e polvere di pomodoro secco al basilico, totani alla praianese.

Arturo Terminiello

 

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