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I funerali dei quattro ragazzi di Torre del Greco, tra silenzio e accuse. Il cardinale Sepe: “Non si deve morire per negligenza”

Oggi Torre del Greco ha riabbracciato i quattro ragazzi tragicamente deceduti nel crollo del Ponte Morandi di Genova. Il silenzio surreale che ha accolto l’arrivo nella Basilica di Santa Croce delle bare di Giovanni, Matteo, Gerardo e Antonio è stato rotto dalle urla di rabbia e di accusa: “Devono pagare tutto”. Uno striscione posto davanti alla chiesa con la scritta “di uno stato strafottente vittime innocenti” è stato rimosso. Nella serata di ieri, 16 agosto, era apparso un altro manifesto, rimosso nella mattinata di oggi e condiviso su molte bacheche social: “Non è stato il fato, ma lo Stato”, si poteva leggere fino a poche ore fa. Ed è questa l’accusa che continua a riecheggiare in città. Le quattro bare sono sistemate davanti all’altare, circondate da un tappeto di fiori. I parenti hanno lasciato lì accanto alcuni oggetti che ricordano le loro passioni: una chitarra per Matteo, una Ferrari per Gerardo, le cuffie da dj per Antonio.

I funerali sono iniziati alle 17.30 circa e durante l’omelia il cardinale Sepe ha puntato il dito contro quella che ha definito “la vera violenza, la violenza contro la persona, contro l’umanità”. È ingiusto, ha detto nel corso della sua omelia, morire per colpa di azioni che, probabilmente, qualcuno avrebbe dovuto compiere e che, invece, non ha compiuto: “Non si può, non si deve morire per negligenza, per incuria, per irresponsabilità, per superficialità, per burocratismo, per inedia, perché questa è la vera violenza contro la persona, contro l’umanità. Anche in un momento di dolore e di cordoglio è giusto chiedersi cosa sia effettivamente accaduto. Porsi domande è lecito anche in questo giorni terribili. E non per fare del giustizialismo o sensazionalismo ma perché abbiamo il sacrosanto dovere di saperlo nel rispetto che dobbiamo a chi ha perduto la vita e alle loro famiglie”. Limitarsi a dire che questi siano i giorni del dolore e che non sia ancora il caso di pensare a chi siano i responsabili è, secondo Sepe, “un discorso di comodo”. Roberto Battiloro, il padre di uno dei quattro ragazzi, con la voce rotta dal pianto ha accusato: “E’ un omicidio di Stato, una disgraziata annunciata nella quale hanno perso ingiustamente la vita mio figlio e tante altre persone. Ma non c’è nessuna polemica nella scelta di celebrare i funerali qui. Delle eventuali responsabilità se ne sta occupando già la magistratura, che dovrà accertare perché nessuno è intervenuto nonostante i ripetuti allarmi. Anche come delegato delle altre famiglie ho chiesto che i corpi fossero portati a Torre perché è giusto che gli amici e i parenti delle vittime condividano il proprio dolore con le persone della nostra città. Da domani quella legata alla morte di mio figlio sarà una battaglia per trovare i colpevoli della morte di Giovanni, dei suoi amici e di tutti i morti che non possono essere solo un numero”. Alla fine dell’omelia Simona Fossa, una parente delle vittime, ha letto una lettera d’addio durante i funerali. Oltre al dolore espresso in parole strazianti, la ragazza ha lanciato anche un vero e proprio atto d’accusa: “I ragazzi sono vittime dello Stato assente, che ha come unico obiettivo quello di arricchirsi. Spero che i responsabili paghino”.

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