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Banco di Santa Croce, l’oasi del mare. Vico Equense, le bellezze inaspettate di un paradiso minacciato dal fiume Sarno

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Vico Equense – Il Banco di Santa Croce, ottava meraviglia del mondo marino per la straordinaria biodiversità, invoca da tempo più protezione. I sub inesperti — autentici dilettanti allo sbaraglio — minacciano le pareti della foresta incantata di gorgonie gialle e rosse di spugne a candelabro e di margherite e c’è assoluto bisogno di contingentare le escursioni. Per limitare i danni. Il Comune di Vico Equense, che ha giurisdizione sul Banco, ha approntato un regolamento ad hoc ma i diving che gestisco no le escursioni vogliono mano libera: il mare è di tutti. Una lunga controversia, poi il Tar ha dato ragione al Comune, ma la disputa continua all’insegna di una palpabile ostilità che è venuta fuori anche da un convegno di sabato scorso e certamente continuerà. E ora raccontiamo le meraviglie di Santa Croce documentate dai fotografi e dai cineoperatori subacquei. Una nuvola di alici seguita da una parata di aquile di mare, una specie rarissima a forma romboidale che all’attaccatura della coda ha due spine velenose. Le immagini raccontano le meraviglie di questo eden a poche centinaia di metri dalla foce del Sarno, il fiume più inquinato del mondo. Nel Golfo di Napoli succede anche questo. Il Banco di Santa Croce, fu scoperto mezzo secolo fa dai subacquei, in particolare da una coppia di fotografi sorrentini Rosaria ed Enrico Gargiulo e da Claudio Ripa, fotografo, documentarista, pescatore di coralli e campione mondiale di pesca subacquea con un record di circa 300 chili di pescato in un giorno.

E segnalato da una boa a circa 700 metri dalla costa a poca distanza dal Bikini, e da 25 anni è «zona di tutela biologica», ma per basse rivalità politiche non fa parte dell’area protetta di Punta Campanella pur essendo immerso nella riserva marina. Nel corso del convegno al quale si faceva riferimento — con la partecipazione dei professori Carrada e Sandulli i quali hanno sposato in pieno l’urgenza di tutelare la riserva — l’assessore al demanio di Vico, Angelo Castellano, ha illustrato il nuovo regolamento che è stato approvato all’unanimità e con il conforto del direttore della riserva marina di Punta Campanella, Antonio Miccio che ha accettato di essere il garante scientifico del nuovo corso. Le «visite» sono troppo invasive e vanno riservate a sub ai quali si può chiedere di avere il necessario rispetto della biodiversità custodita nel Banco. Si volta pagina, allora? La speranza è questa, la certezza non c’è. Ma torniamo al Banco. È difficile crederlo, ma il Sarno lurido protegge la purezza del piccolo arcipelago sommerso: sette scogli calcarei disposti in circolo che formano una secca disposta ad anfiteatro. All’interno della quale prosperano, nutrite a sazietà dal plancton che è abbondantissimo, le piantagioni di gorgonie sulle quali vengono posate le uova di gattuccio. Il primo strato di acqua con tutti i nauseabondi «nutrienti» del Sarno forma come un cappello protettivo profondo circa sette metri; al disotto quando l’acqua dolce del fiume, ancorché, sporchissima, cede a quella salata il paradiso viene annunciato dalla nuvola di alici. I fotografi subacquei armano le loro macchine sempre più sofisticate e d’improvviso la visione cambia e lo spettacolo si fa straordinario: della nuvola di alici azzurrissime abbiamo detto, ma nel piccolo arcipelago sommerso posto all’ingresso della penisola sorrentina c’è tantissimo altro. Innanzitutto le aquile azzurre, racconta il professore Giovanni Fulvio Russo docente di ecologia alla università Parthenope, che sfilano altezzose e sembrano dire: questo è il nostro regno. La specie dominante è il gattuccio, un piccolo squalo vorace ma non pericoloso, ma si incontrano cernie, scorfani rossi, murene, gronchi e, spesso, anche aragoste. Un patrimonio da rispettare e da proteggere, insomma, ma si capirà in tempo?

Fonte: Carlo Franco da Il Corriere del Mezzogiorno

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