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Ancelotti,Soffriamo e ricominciamo Per me vincere all’Olimpico è speciale

L’allenatoreDall’ansia alla gioia

Il gol vincente di Lorenzo Insigne: 2-1 per il Napoli LaPresse
di Antonio Giordano
E quando il pallone ha cominciato a girare rapidamente, non più frettolosamente, e dalla penombra è emerso il Napoli, il sopracciglio s’è impennato, il sorriso si è liberato e Carlo Ancelotti deve aver rivisto qualcosa di suo: nove anni per riprendersi l’Italia e riviverla con gli occhi spalancati su una squadra improvvisamente risorta, capace d’uscire da quel limbo e dal tiki-taka però senza disperdere il patrimonio lasciato in eredità da Sarri, attaccando con gli esterni difensivi alti e portando quelli offensivi o dentro il campo o nelle ampiezze. «Perché è vero: all’inizio mi sono preoccupato. Ma il gol, poi, ci ha dato la sveglia». La scossa, minuto 25, è utile per guardarsi dentro, per rileggere le indicazioni, per restare se stessi, nella capacità di palleggiare, e però attaccare diversamente, nelle profondità, nelle incursioni di Zielinski, sulla ferocia di Allan e poi aspettando che dalla lampada emergesse il genio: «Questa è una squadra di qualità, qualsiasi cosa si voglia dire». Da Insigne a Callejon, da Callejon a Milik e dal tridente ad Ancelotti, che si è ripresentato a modo suo, vincendo, e dimentico d’un passato che però rimane lì: «Io avevo voglia di scoprire nuove sensazioni e Napoli è unica nella sua passione. Ho ricominciato dall’Olimpico, che è stato il mio stadio, e quindi mi sono emozionato».
ORA Sì. Non esistono bacheche che tengano e non può esserci sazietà, neanche a 59 anni: Napoli è l’ennesima frontiera, una sfida con se stesso e però anche una voglia matta di scoprire un Mondo sconosciuto (dal vivo) ma assai apprezzato da lontano. «Io so cosa e quanto valgano questi ragazzi, la partenza non mi è piaciuta, un po’ mi ha lasciato perplesso ma non mi ha certo disorientato. Sapevo che saremmo stati in grado di trovare la costruzione ideale del gioco». Millecinquecento secondi vi sembreranno poco, un dettaglio esistenziale, ma sono stati sufficienti, con quel ceffone che ha sradicato dall’isolamento in cui il Napoli s’è ritrovato. «Ho un gruppo di ragazzi sani, che sanno soffrire e rimettersi a giocare. Siamo reduci anche da un precampionato travagliato ma la fiducia della società non ci è mai mancata».

MILIKSHEVA. La serata di Ancelotti, la serata di Insigne, la serata di Milik, e pure la serata di Shevchenko, che sfila in sala stampa, dentro ai video, e induce (anzi costringe) a buttarla su paragoni: «Io auguro ad Arkadiusz di fare ciò che è stato capace di realizzare Sheva. E comunque si può tranquillamente dire che Milik farà molti gol», commenta Ancelotti. Ma mica finisce qua, questo inebriante debutto d’un ragazzo di 59 anni, pronto a passare dall’Olimpico al Milan, da Inzaghino a Gattuso: «Continueranno le emozioni». Ma il calcio deve uscire di scena, anche quando se l’è appena presa: non è stato il sabato della prima di campionato, è stata la giornata del lutto nazionale, di una tragedia che rimane dentro, quella sì: «Dovevamo giocare e ci siamo adeguati: ma io spero che questa Nazione migliori».

fonte:corrieredellosport

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