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La risposta del Gruppo di Minoranza Progetto Scala al Sindaco

“Signor Sindaco

La sua risposta ci ha lasciato da una parte esterrefatti, dall’altra ci ha tristemente dato conferme.

Abbiamo scoperto di avere un sindaco fine giurista e costituzionalista, ma anche un sindaco pronto a rivendicare il ruolo di padre padrone poco incline a subire critiche.

Ci Rendiamo conto che cinque anni con una minoranza addomesticata, e ulteriori cinque anni senza neppure quella,  hanno determinato nella testa di qualcuno convincimenti preoccupanti per la collettività Scalese.

nella sua dotta risposta non ha lesinato attacchi, insinuazioni e malcelate affermazioni di potestà quasi assoluta. Andando per gradi:

SI è vero! Abbiamo peccato per no aver studiato lo Statuto del nostro Comune prima dell’insediamento; da Consiglierei comunali poco diligenti abbiamo ben 10 giorni per approfondirlo e scoprire quanto comunicatole. Ma ci tolga una curiosità, se la nostra colpa è tanto grave da meritarci la sua ramanzina, la sua colpa e quella dei suoi fedelissimi Consiglieri quanto è grave, se per scoprire di avere uno statuto “incostituzionale e superato” avete impiegato ben 3.650 giorni? Si rende coto che con la sua lettera si + autodefinito incapace di rivedere finanche quelle regole che oggi sbeffeggia con tanta saccenteria? Altro che “Scala che cambia”! Quella che rappresenta con la sua risposta è una “Scala che non cambia”.

Confidiamo almeno che qualcuno delle sue compagine si renda conto della pericolosità di atteggiamenti simili, e faccia in modo che la democrazia e il sano confronto aiuti Scala a crescere e progredire. Noi ribadiamo che siamo pronti e disponibili al dialogo costruttivo, ma anche fermi nel contrastare questi atteggiamenti alquanto discutibili, altro che “amico di tutti con la porta sempre aperta” ; la sua risposta dice ben altro, abbandoni questi modi, noi vogliamo solo che Scala cambi davvero.

Ha ritenuto di lanciare strali finanche contro la stampa locale, ovviamente quella non allineata, non serva, ma libera e indipendente. Non abbiamo difficoltà ad ammettere che siamo stati sollecitati a dare notizie e rilasciare dichiarazioni insistentemente; ci è stato riferito dal giornalista in questione che stava inutilmente tentando di avere contatti e dichiarazioni anche dagli esponenti di maggioranza; sul punto della laurea proprio sugli statuti comunali, ci ha pure confortato sulla nostra lettura ed interpretazione; ma, ci creda, giammai ci saremmo aspettati di dover leggere in una note ufficiale del Sindaco dell’intera collettività di Scala un simile attacco alla stampa, che ci sentiamo di definire inutile, dannoso ed inopportuno, prima ancora che gratuito.

Il passaggio che preannuncia la volontà di procedere a modifiche statutarie, sia pure come inciso e fra parentesi, è stato il suo capolavoro che fotografia, questo sì “modus operandi”, uno statuto che dovrà rispondere ai dettati di una maggioranza ” da me presieduta”. Signor Sindaco, almeno questo, se lo poteva risparmiare,. E’ bastata una piccola nostra osservazione al suo operato per fare dimenticare tutti  proclami di umiltà, cordialità che ci ha propinato per tutta la campagna elettorale? Cinque anni saranno duri da passare, ma non certo per noi. Se non le è chiaro, lo ribadiamo meglio: a noi “CONVERREBBE” più fare opposizione dura e intransigente, invece preferiamo tentare di collaborare perché a noi sta a cuore solo il bene di Scala, ma abbiamo la responsabilità di garantire la trasparenza, non il “dovere di risultare simpatici”.

Noi vogliamo ribadire solo quanto già scritto, reiterando la richiesta di revocare le nomine degli assessori Bottone Ivana e Bottone Salvatore che sono in palese ed evidente violazione dell’unico statuto vigente e legittimo del Comune di Scala, evitando di celebrare sedute di Giunta Municipale con la loro presenta; le delibere adottate potrebbero determinare danni per il Comune di Scala, cosa che ci preoccupa non poco, e responsabilità per tutti i protagonisti, cosa che ci interessa meno, in specie dopo la sua nota di risposta.

Se volessimo cimentarci anche noi in un esercizio da costituzionalisti, potremmo dire che:

  • Si dà valore di legge ad un parere del Ministro degli Interni- Dip.to Affari Interni e Territoriali, capace di rendere automaticamente irrilevante lo Statuto del Comune di Scala. Lo Statuto non è cosa tanto irrilevante atteso che trova riconoscimento direttamente nella Costituzione, che ai sensi dell’art.114 comma 2 è lo strumento attraverso cui si attua l’autonomia dell’ente locale. E l’art. 117 comma 6, sempre della Costituzione, stabilisce che ” i Comuni, le Province e le Città metropolitane hanno potestà regolamentare in ordine alla disciplina dell’organizzazione e delle svolgimento delle funzioni loro attribuite”.
  • Viene richiamato, con tono trionfale, anche il D. Igs. nn. 267/2000, di cui, però raccomandiamo una attenta lettura, che, evidentemente, non è stata fatta. Difatti, sarà sfuggito l’art 3 comma 4 che recita “I comuni e le province hanno autonomia statutaria, normativa, organizzativa e amministrativa, non c’è autonomia impositiva e finanziaria nell’ambito dei propri statuti e regolamenti e delle leggi di coordinamento della finanza pubblica. Ma soprattutto sarà sfuggito l’art. 6, secondo cui, al comma 1 “i comuni e le province adottano il proprio statuto ” ed al comma 2 ” Lo statuto, nell’ambito dei princìpi fissati dalla presente testo unico, stabilisce le norme fondamentali dell’organizzazione dell’ente e, in particolare, specifica le attribuzioni degli organi (..) Lo Statuto stabilisce, altresì, i criteri generali in materia di organizzazione dell’ente (..)

Ebbene, malgrado la rilevanza anche costituzionale dello statuto, il Sindaco di Scala, quale novello costituzionalista, ne decide l’irrilevanza determinata da mero  parere. Peraltro, i pareri di cui si tratta hanno portato non assoluta, atteso che, come si legge sul sito web ufficiale del “dipartimento per gli affari interni e  territoriali”, contenente la  racconta di questi pareri, con riferimento ai medesimi, “la pubblicazione in internet consente di mettere tale patrimoni di informazioni a disposizione degli operatori del settore e dei cittadini senza avere la pretesa di essere esaustiva, soprattutto in materie così complesse e in costante evoluzione“;

  • per rimanere sulla nota sindacale che, richiama il D.Igs. 267/2000, sottolineano che è proprio l’art. comma 1, possono fissare il numero degli assessori ovvero il numero massimo degli stessi”. Il comma 1 stabilisce che “la giunta comunale e la giunta provinciale sono composte rispettivamente dal sindaco e dal presidente della provincia, che le presiedono, e da un numero di assessori, stabilito dagli statuti, che non deve essere superiore a un terzo, arrotondato aritmeticamente, del numero dei consiglieri comunali e provinciali, computando a tale fine il sindaco e il residente della provincia e comunque non superiore a dodici unità”. Pertanto è evidente che la legge non dice MAI nulla circa eventuali tempi di durata della carica di assessore comunale, ma enuncia solo principi fondamentali. Né esiste una norma che impone al riguardo divieti specifici cui deve attendersi lo statuto.
  • Nello statuto vigente le due cariche, quella elettiva del Sindaco e quelle di nomina degli assessori non a caso sono trattate separatamente e con una espressa volontà di quel consesso; infatti molto chiaramente ed in ossequio al dettato costituzionale, per la carica elettiva del sindaco ci si riporta alle leggi dello Stato, mentre per le cariche di nomina sindacale e non per elezione del popolo /ar. 21 dello statuto ) ci si esprime molto chiaramente introducendo un limite a quella che, evidentemente, è stata considerata una carica di potere all’interno dell’Amministrazione;
  • Si precisa, ancora, che il limite del terzo mandato è previsto dalla legge solo per il Sindaco nei comuni al di sotto dei 3000 abitati, ma non è stabilito nulla al riguardo con riferimento agli assessori. Tuttavia, il Sindaco di Scala, per una sua interpretazione, considera valvole anche per gli assessori questa norma, che si ripete, non è in alcun modo enunciata.
  • La forbita lettera del sindaco di Scala, ci dispiace per lui, non è né l’interpretazione autentica della volontà del Consiglio Comunale dell’epoca, né ancor più è una sentenza della Suprema Corte. Per noi resta uno sterile ed improduttivo sfoggio di sapere, oltre che un pericoloso vulnus per il futuro di Scala.

 

 

Noi ci limitiamo a fare i Consiglieri Comunali e, in quanto tali ad invitare il Sindaco ad astenersi dal tentare prove muscolari che potrebbero ripercuotersi sulla vita del nostro Paese, segnando irrimediabilmente il cammino che ci aspetta. Raccolga il nostro invito a risolvere il problema in modo intelligente e legittimo, lavorando da subito per dare a Scala in tempi brevi un novo statuto, moderno e legittimo, che ci possa aiutare a far crescere la nostra collettività.

Nel frattempo riteniamo che non succede nulla di trascendentale se, per breve tempo, altri due Consiglieri subentrano in giunta sino al ritorno degli attuali, incompatibili, assessori. Ivana e Salvatore possono legittimamente tornare in giunta dopo che il macigno delle incompatibilità è stato rimosso; se teme che ci opporremo, stia sereno, non abbiamo nessuna pregiudiziale sulla revisione del limite di mandato, né pregiudizi sulle persone in questione, e a tal proposito rimettiamo al mittente le sue gratuite insinuazioni.

Capiamo bene la ratio che spinse quel Consiglio Comunale ad introdurre la norma per evitare la precostituzione  di poteri troppo longevi in capo ad assessori, che potrebbero esercitarli anche nei confronti del Sindaco stesso, ma sappiamo bene che i tempi sono cambiati e che le leggi sulla trasparenza che nel frattempo si sono susseguite, costituiscono un valido scudo e rendono la norma anacronistica.

In fondo non dovrebbe essere difficile ammettere di aver sbagliato, anzi sarebbe un gesto da grandi uomini perché dice l’adagio: Errare è umano perseverare è diabolico.”

Il Gruppo di Minoranza”

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