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Gragnano: il sindaco Cimmino contro le demolizioni, scrive al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Alta tensione nella Città della Pasta: il primo cittadino scrive al presidente Mattarella ed al premier Conte

L’allarme abbattimenti si fa sempre più incombente su Gragnano, ed il sindaco Paolo Cimmino, che voleva consegnare la propria fascia tricolore al prefetto, in segno di protesta, ha dato il via ad un’altra soluzione: entrare in contatto con la prima carica dello Stato. Dopo le operazioni di abbattimento di una palazzina abusiva in via Perillo, ed altri abbattimenti previsti dalle autorità giudiziarie, il primo cittadino della Città della Pasta lancia l’allarme.

L’emergenza ha alzato la tensione nella cittadina dei Monti Lattari, portando i comitati anti ruspe ad occupare il palazzo comunale e alla protesta si sono uniti i consiglieri dell’opposizione, che hanno chiesto a Cimmino di rassegnare le dimissioni. Il sindaco, data la situazione precaria ha ritenuto necessario scrivere una lettera, che è stata indirizzata al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e al premier Giuseppe Conte.

“Scrivo come sindaco del Comune di Gragnano, per esprimere il mio profondo rammarico e la mia profonda desolazione di fronte a drammi umani e sociali, come quello già esposto nella lettera che la signora Clementina Iovine ha indirizzato a Roma che descriveva le amare riflessioni, in occasione della demolizione di parte della sua proprietà.”

“Credo sia necessario una considerazione di carattere preliminare, per non apparire lo sfrontato difensore di una costruzione abusiva. La stessa concittadina, nella sua dignitosa disperazione, ammette di aver violato una norma, come migliaia di altre persone. Assodato che siamo davanti all’ineluttabile esecuzione di una sentenza passata in giudicato, vorrei riuscire a trasmettere il senso di impotenza e di frustrazione che, come primo cittadino, provo di fronte ad accadimenti come questo. Per interi nuclei familiari significa perdere il loro piccolo mondo, quello dove gli affetti quotidiani hanno modo di manifestarsi nell’intimità e sicurezza della “casa”.”

“Ho volutamente virgolettato il termine “casa” perché è un diritto che la nostra Carta Costituzionale riconosce: ma come facciamo noi istituzioni per garantire la reale tutela? Mi si potrebbe rispondere che voglio artatamente confondere le acque, tentando di mobilitare una situazione che non merita tutela: non credo! Mi sento di dire che non è giusto ignorare le sofferenze che comunque si arrecano nel distruggere un qualcosa che rappresenta una vita di sacrifici e stenti, per costruire una prima casa.”

“Come primo cittadino non ho alcuna possibilità di offrire un’alternativa a coloro che subiscono la demolizione in danno che, ripeto, è un atto dovuto. Vorrei però sensibilizzare sul problema per trovare una soluzione normativa, poiché la legislazione vigente in un Comune vincolato, non permette l’applicazione della legge regionale 2013, per la patrimonializzazione dell’abuso, ovvero per consentire, attraverso l’acquisizione a patrimonio comunale, l’assegnazione o l’alienazione degli alloggi a favore degli occupanti.”

“E’ disarmante non poter dare risposte a chi mi dice “perché demolite noi mentre gli altri migliaia di abusi restano in piedi?”. Non so quale effetto potrà sortire questa mia missiva. Vogliate però considerarla non come sfogo personale ma come grido di dolore istituzionale di tutti i sindaci che si trovano in prima linea ad affrontare quotidianamente le mille esigenze ed emergenze, troppo spesso insormontabili se non c’è la volontà politica del Legislatore Nazionale di affrontare e risolverle.”

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