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Gli italiani preferiscono l’inaugurazione alla manutenzione

Longanesi profetico? No, fine conoscitore dell’italico costume.

Diciamoci la verità e senza offesa per nessuno, tanto ci siamo tutti dentro fino al midollo, noi Italiani, ma soprattutto noi Campani, con punte di eccellenza in Costa d’Amalfi, siamo quelli delle enfasi parossistiche, della toccata e fuga, delle esplosioni improvvise ma effimere.

Questi pensieri vengono oggi prepotentemente alla mente dopo l’ennesimo incidente che ha visto coinvolto un nostro giovane concittadino della Costiera. Il web e i social sono letteralmente impazziti. E’ commovente leggere di appelli alla preghiera, alla donazione di sangue; si coglie fino in fondo la rabbia che è montata in tutti per questa sorta di immobilismo generale difronte ad un problema serio, pericoloso e oramai atavico: il traffico e la mobilità di pullman per i quali la Costiera dovrebbe essere off limits:

Intanto diciamo, per dovere di cronaca e con gioia, che Vincenzo è in condizioni critiche ma non gravi, e che sta reagendo molto bene ai delicati interventi cui è stato sottoposto e che ancora dovranno essere eseguiti. Il suo dovrebbe essere un decorso lento e duro, ma a prognosi finale positiva. Questo è il dato che è trapelato dalla rigorosa cautela dei medici che lo hanno in cura. Purtroppo la complessità delle terapie e delle conseguenze del trauma, ha dato la stura a voci allarmistiche un poco sopra le righe, legate anche all’affetto che il giovane Vincenzo e la sua famiglia si sono conquistati con il loro modello di vita.

Ma torniamo a Longanesi. L’incidente di Vincenzo ci riporta direttamente alla morte della povera Elefante, stesso posto, stessa dinamica; alla morte della giovane Mansi ad Atrani. Lo strepito sui social e sui media, allora come ora, fu forte e con toni accesissimi. E gli incendi boschivi devastanti degli anni scorsi? Stessa musica! Le condizioni delle strade? Il traffico bloccato per ore un giorno sì ed un altro pure? La minaccia puntuale e ricorrente della chiusura totale o parziale dell’Ospedale di Ravello? L’elenco potrebbe continuare con tutti i problemi oramai endemici della Costiera. Una litania monotona di imprecazioni, ingiurie, maledizioni; monotona come è monotono, puntuale e ineludibile il ritorno al silenzio sui social, e l’immobilismo di quanti preposti alle soluzioni ed alle risposte; salvo a strombazzare di nuovo ma cambiando tema; una sorta di “chance la femme” per risciacquarsi la coscienza e sentirsi eroi urlatori per un altro giorno.

Il concetto “longanesiano” di manutenzione, inteso come l’insieme di azioni quotidiane e continue da portare avanti fino al raggiungimento dell’obiettivo, è distante anni luce dal nostro pensiero. Siamo estemporanei e umorali, ai clamori di un giorno facciamo seguire silenzi di anni; un mix di psichiatria e retaggio culturale, frutto di un agio medio, che stronca alla base le molle della costanza e della perseveranza. Un vero peccato, se consideriamo che stando alla nostra genealogia storica dovremmo essere i discendenti dei gloriosi PADRI AMALFITANI che tanta ricchezza e benessere portarono in questo lembo di terra qualche secolo fa.

Flavio Gioia perfezionò lo strumento per orientare i nostri commercianti nei marosi del Mediterraneo aiutandoli a conquistare egemonia e ricchezza, noi non siamo capaci neanche di condividere un piano e una strategia per rendere più vivibile e sicura una strada che periodicamente mette a rischio le vite umane, ma quotidianamente uccide il vivere decente di una comunità intera.

È inutile prendersela con gli amministratori di turno, essi sono nostri eletti e quindi i nostri rappresentanti. A giudicare dalla nostra intima ambizione all’inaugurazione, ci rappresentano fin troppo bene.

Forza Vincenzo combatti; ti nominiamo sul campo testimonial di quella parte della Costa d’Amalfi che ancora sogna di combattere per farla diventare terra di ottimi MANUTENTORI.

 

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