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Cava de Tirreni, centrale delle auto rubate

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Cava de Tirreni . Per non essere scoperti avevano attivato un congegno elettronico, capace di evitare che gli allarmi satellitari delle auto rubate giungessero alle centrali operative delle forze dell’ordine. Ma non solo. Nel capannone da loro messo in piedi, nella zona industriale di Cava de’ Tirreni, avevano attrezzature sofisticate in grado di smontare in tempi rapidissimi, tipici del pit stop nella Formula Uno, le vetture che venivano rubate, oggi Simona Chiariello sul Mattino di Salerno.
LA SCOPERTA
Giovedì sera gli agenti del commissariato di polizia hanno fatto irruzione nella loro officina super attrezzata e li hanno colti in flagrante mentre stavano smontando un’auto sportiva di lusso, rubata nel basso Lazio. È stato così che i tre pregiudicati, i cavesi T.V. di quarant’anni e D.B.C. di 47 anni, ed il cittadino di origine marocchine N.E.M. anch’egli 47enne, residente ad Eboli, sono stati arrestati con l’accusa di riciclaggio di auto rubate ed installazione di apparecchiature atte ad impedire od interrompere comunicazioni telematiche.
LE INDAGINI
L’arresto è stato possibile grazie a specifiche attività investigative degli uomini del commissariato, diretti dal vicequestore Marzia Morricone. Le indagini dei poliziotti cavesi hanno permesso di scoprire nella zona industriale un capannone organizzato come una delle migliore officine delle scuderie da corsa dove i tre uomini, con l’ausilio di apparecchiature sofisticate, operavano con estrema rapidità. Nel corso del blitz i tre pregiudicati stavano smontando un auto sportiva di lusso, rubata nel basso Lazio.
IL SEQUESTRO
I poliziotti hanno anche sequestrato la somma di 2500 euro, proveniente dall’attività illecita. Gli agenti sono così riusciti a ricostruire la loro attività. Le auto, rubate da altri in nottata, giungevano nel capannone dove si procedeva in tempi rapidissimi a smantellare le vetture. I pezzi non identificabili o da artefare nei loro segni identificativi venivano destinati alla vendita, mentre quelli corredati da elementi identificativi venivano demoliti. Ora i tre pregiudicati arrestati sono a disposizione dell’autorità giudiziaria.
I COMPLICI
Le indagini però non possono dirsi ancora concluse. Gli inquirenti stanno cercando di capire se la lunga striscia di furti d’auto, registrata a Cava de’ Tirreni e nelle zone limitrofe, fosse destinata ad alimentare questo traffico di riciclaggio. Le auto smontate nel capannone, in ogni caso, non erano state rubate soltanto a Cava, bensì in molte altre città italiane, soprattutto del Mezzogiorno. E questo scenario apre altri interrogativi ancora senza risposta. Primo fra tutti: chi riforniva la banda? Chi procurava le auto rubate? A chi erano destinati i pezzi di ricambio che venivano smantellati dalle vetture rubate?
IL PUZZLE
In pratica l’arresto dei tre uomini sembra solo uno dei pezzi di un puzzle molto ampio e complicato. Gli investigatori cavesi stanno tentando di ricomporlo per acciuffare gli altri responsabili di un ingranaggio che appariva perfetto.

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