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Sarno i clan si spartivano i soldi per il risanamento

Sarno i clan si spartivano i soldi per il risanamento  a fare un servizio dettagliato Ciro FORMISANO  su Metropolis , davvero un bell’articolo a Castellammare di Stabia Il Sarno è una cloaca a cielo aperto che da decenni puzza di fogne e malaffare. Sui fondali del fiume più inquinato d’Europa c’è un’ombra che si staglia tra i veleni delle concerie e i fantasmi dei morti di tumore. E’ l’ombra della camorra. La malavita che attorno alle sponde di quelle acque avvelenate macina soldi e grandi affari. I Cesarano e i D’Alessandro sono due clan che qui dettano legge da anni. Due cosche che hanno guadagnato su tutto. Anche sui lavori per la bonifica del fiume. Taglieggiando gli imprenditori e contribuendo a far lievitare i costi delle opere, con danni enormi sia sulla salute dei cittadini che sulle casse dello Stato. Una verità che, come i liquami del Sarno, torna a galla dal passato. Poche righe incastonate tra le motivazioni di una sentenza di condanna sulla guerra di camorra tra i D’Alessandro e gli Omobono-Scarpa, cosca nata da una scissione interna alla cupola di Scanzano. E tra fatti di sangue, vendette e colpi di pistola, a pagina 50 del provvedimento firmato dai giudici della Corte d’Appello di Napoli c’è un particolare inquietante, che passa quasi sotto traccia. Un passaggio delle dichiarazioni di Vincenzo Procida, ex ras pentito del clan Cesarano. Procida le cose scritte in quella sentenza non le potrà approfondire con i magistrati dell’Antimafia. E’ morto circa 10 anni fa, poco dopo aver iniziato a collaborare con la giustizia. E’ morto in un incidente stradale che qualcuno ha definito «misterioso ».

Le rivelazioni

Ma prima ha parlato. Ha incastrato esattori e boss del clan di Ponte Persica. Ha raccontato dell’affare racket sul porto turistico di Castellammare e sul mercato dei fiori di Pompei. E ha parlato anche del business legato al fiume Sarno. Parole che sinora non erano mai venute a galla. Il riferimento è ai dissidi tra i Cesarano e Giuseppe Verdoliva, alias Peppe l’autista, braccio destro del boss Michele D’Alessandro ucciso proprio dagli Omobono-Scarpa nel 2004. Dissidi nati proprio dalla spartizione delle tangenti legate ai lavori di bonifica del Sarno. «Procida – scrivono i giudici della Corte d’Appello di Napoli (presidente Patrizia Mirra) – ha dichiarato comunque che con Peppe l’autista avevano avuto problemi anche loro del gruppo Cesarano, in quanto costui prese le quote per l’estorsione sui lavori del fiume Sarno, ma non consegnò loro la quota che gli spettava». In un altro passaggio della sentenza si fa riferimento a un’altra dichiarazione di Procida, in merito a un incontro tra i vertici dei D’Alessandro per discutere proprio del pizzo sui lavori della Foce Sarno. Racconti che farebbero riferimento ai primi anni del 2000. «Procida dichiarava – la ricostruzione dei giudici -di aver saputo che Maiocchi (considerato affiliato di Scanzano ndr) si era incontrato con Verdoliva per le estorsioni della foce Sarno».

La commissione Ecomafie

Va chiarito che le dichiarazioni di Procida, a dispetto del breve periodo di collaborazione, sono state considerate pienamente credibili sia in questo processo (quello sugli omicidio di Giuseppe Verdoliva e Antonio Matrone), sia nel processo sul racket al mercato dei fiori di Pompei. Che la camorra abbia guadagnato grazie al fiume più inquinato d’Europa lo dice anche la relazione firmata nel 2006 – dalla commissione parlamentare d’inchiesta sulle cause dell’inquinamento del Sarno. Relazione che ribadisce come sarebbe stato accertato che le imprese appaltatrici e subappaltatrici «avevano utilizzato l’espediente della sovrafatturazione per addossare sull’ente concedente i costi delle pretese estorsive della camorra». Un dettaglio che sarebbe emerso – secondo la commissione – da un processo su alcuni lavori di sistemazione di un canale tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del nuovo millennio.

Al di là delle suggestioni il dato chiaro è uno: la camorra, assieme agli altri attori di questo scempio, ha contribuito a far lievitare i costi, rallentando una bonifica programmata a fine anni ’70 e mai davvero realizzata. Precedenti pericolosi, soprattutto oggi. In ballo ci sono i lavori della Seconda Foce. Lavori programmati e finanziati. Lavori che potrebbero arricchire i boss di Gomorra che comandano sulle sponde di quel fiume. Una cloaca a cielo aperto dove si continua a morire tra la puzza di fogne e malaffare.

MASSIMO SCARPA

La Corte d’Appello ha condannato all’ergastolo il boss di Moscarella che scatenò la guerra contro i D’Alessandro.

MICHELE OMOBONO

Anche lui condannato all’ergastolo. Gli ex cutoliani volevano la loro fetta sulle estorsioni a Castellammare.

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