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La leggenda della musica Burt Bacharach progetta il futuro a 90 anni “Voglio vedere Amalfi”

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La leggenda della musica Burt Bacharach progetta il futuro a 90 anni “Voglio vedere Amalfi”  . Un bel servizio su Il Mattino di oggi a firma di Andrea Spinelli
«La prossima estate conto di regalarmi una lunga vacanza sulla costiera amalfitana». A novant’anni Burt Bacharach continua a progettare il futuro del suo tempo libero e della sua musica. «Il lavoro sul musical tratto da Painted from memory è quasi finito, anche se è difficile anticipare esattamente quando riusciremo a metterlo in scena perché uno dei due librettisti, Chuck Lorre (creatore di fortunatissimi show del piccolo schermo come «Two and a half men», «The big bang theory» o «Mike and Molly», ndr) ha una fittissima agenda televisiva» spiega l’uomo dei «magic moments» nell’attesa di tornare in concerto il 23 luglio agli Arcimboldi di Milano e il 25 al Teatro Romano di Ostia Antica. «Frattanto io ed Elvis Costello abbiamo scritto otto nuove canzoni con cui integrare quelle del disco per dare maggior sostegno alla storia. Si tratta di un musical molto serio e cupo, non proprio facile da portare in scena, ma noi ci proviamo lo stesso». E un po’ cupa, carica di ricordi, è stata anche la sua ultima colonna sonora, quella di «A boy called Po», film indipendente sul rapporto tra padre e figlio autistico, affrontata da Bacharach lo scorso anno nel ricordo della Nikki, morta suicida nel 2007 dopo una lunga convivenza con la sindrome di Asperger.
Burt, com’è la vita a novant’anni?
«Come quando erano 89, 88… o 78. Certo, quando faccio ginnastica ho qualche dolore, ma cerco di esercitarmi quotidianamente lo stesso. Cerco di lavorare con costanza perché tenere la mente attiva è molto importante».
Lei ha scritto 70 brani che hanno stazionato nella Top 40 statunitense e 52 in quella inglese, tra cui evergreen come «Walk on by», «Do you know the way to San Josè», «A look of love», «I say a little prayer», «The look of love», cantati da tanti interpreti, tra cui Dionne Warwick, la sua voce-feticcio. Oltre alla musica ha sempre avuto una grande passione per le corse dei cavalli.
«Sulla musica ho un certo controllo, mentre sugli animali no. Ho avuto 84 cavalli da corsa e le delusioni sono fioccate, ma non me ne sono mai fatto una malattia».
Ha scoperto l’Italia un po’ tardi. Rimpianti?
«No. Giro il mondo da quando facevo il pianista della Dietrich, ma con Marlene non venimmo mai in Italia. Amo il vostro paese e il vostro paese ama la mia musica. Vero il coup de foudre è arrivato in età matura, ma altrove m’è andata peggio. Non ho mai suonato in Germania, ad esempio, e aspetto con una certa impazienza il 14 luglio, quando mi esibirò per la prima volta all’Admiralspalast di Berlino».
Lei è l’ultima leggenda del grande songbook americano. Che momento sta vivendo la musica oltre oceano?
«La canzone in questo momento è una necessità per noi americani, che abbiamo sopra la testa una nuvola nera e minacciosa. In certi momenti la musica può essere anche resistenza e dobbiamo fare appello anche a lei per affrontare il quotidiano».
Parla di mister Trump?
«Continuo a pensare che è davvero incredibile quello che è accaduto dieci giorni fa in Canada; Trump ha assunto atteggiamenti inaccettabili per un presidente e alla fine gli altri lo hanno, legittimamente, escluso. Credo che abbia ragione chi non l’ha chiamato G7, ma G6+1».
Robert De Niro, alla cerimonia dei Tony Awards, l’ha mandato a quel paese in diretta tv.
«Capisco la reazione di De Niro. Trump crea solo rabbia. Bob mi è sempre piaciuto come attore e come persona, perché dice sempre le cose in faccia, senza star lì a pesare le conseguenze, anche se penso che ci si debba opporre al presidente in maniera più efficace perché ai Democratici servirà molto più di un semplice fuck per vincere le prossime elezioni».
Ma ci sono molte persone che la pensano ancora come Trump.
«Già, Trump ha ancora il 30% del paese dalla parte sua. Il vero rompicapo, però, rimane un mistero come abbia fatto ad arrivare fin lì e magari, su questo, la pista russa potrà dare qualche risposta. Frattanto io continuo a scrivere la musica per la gente e a suonarla in concerto cercando di non pensare al presidente che l’America si ritrova».

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