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Erdogan ha vinto oltre il 50 per cento, fra le contestazioni. Fermati osservatori italiani

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Erdogan ha vinto oltre il 50 per cento, fra le contestazioni. Fermati osservatori italiani  I risultati usciti dalle elezioni in Turchia, rilasciati dall’agenzia di stampa semiufficiale Anadolu, hanno assegnato a Recep Tayyip Erdogan una vittoria piena. Doppia. Sia alle presidenziali, sia alle parlamentari. Ma l’opposizione, ancora prima dell’apertura delle urne, ha denunciato brogli. Lo sfidante del presidente, il candidato repubblicano Muharrem Ince, sconfitto, ha ottenuto comunque un ottimo risultato personale, raggiungendo il 30 per cento dei voti. Molti di meno, però, rispetto al 52% dell’attuale presidente.

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La Turchia di Erdogan in serata è scesa a festeggiare il suo leader, in un tripudio di bandiere nelle piazze di tutte le città. E il Sultano si prepara a governare per altri 5 anni, con poteri adesso quasi assoluti dopo avere chiamato il Paese alle urne per un voto anticipato rispetto alla scadenza del 2019. “Abbiamo dato a tutti una lezione di democrazia – ha detto in serata a Istanbul davanti alla folla che lo acclamava -. Nessuno si azzardi a danneggiare la democrazia gettando ombre su questo risultato elettorale per nascondere il proprio fallimento”.

A determinare la vittoria, in un Paese spaccato a metà, sono state ancora una volta mosse politiche che ha azzeccato nell’ennesimo suo successo elettorale. L’alleanza formata dal partito conservatore di ispirazione religiosa di cui è fondatore, con i nazionalisti dei vecchi Lupi grigi, ha superato abbondantemente il 50 per cento dei consensi, ottenendo così la maggioranza assoluta. Non sarà allora necessario andare al ballottaggio dell’8 luglio. Erdogan, il cui partito ha comunque perso il 7 per cento dei voti (ha ora il 42 per cento), governerà appoggiandosi al Movimento di azione nazionalista che lo ha salvato.

Sconfitta l’opposizione, coalizzatasi invece in quattro gruppi, che rimane attorno al 34 per cento. Il partito repubblicano del popolo cala rispetto alle elezioni del 2015 al 23 per cento circa dei voti. E così i suoi alleati, sul filo del 10 per cento dei consensi necessario a entrare in Parlamento. Il nuovo Partito Buono, conservatore, della signora Meral Aksener, non raggiunge il risultato. Mentre nell’Assemblea di Ankara riesce a mantenere l’ingresso la formazione filo curda di Selahattin Demirtas, leader in carcere, portandovi una settantina di deputati e calmando così la situazione nel Kurdistan turco pronto a scendere nelle strade per contestare i risultati.

L’opposizione, e lo stesso Ince, hanno tuttavia contestato con forza i dati ufficiali e parlano di manipolazione da parte del governo di Ankara. Complicato lo scrutinio in alcune sedi, soprattutto nel sud est dell’Anatolia. Fermati diversi osservatori internazionali. Una cittadina italiana, identificata come Christina Cartafesta, è stata bloccata dalle autorità a Batman. E’ stata accusata con tre concittadini, allontanati dai seggi, fermati e poi rilasciati, di essersi spacciata per osservatore dell’Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, presente in Turchia per verificare la regolarità delle elezioni.

Due giorni fa un altro osservatore italiano era stato bloccato all’aeroporto di Istanbul e rispedito indietro. Anche tre francesi sono stati fermati per lo stesso motivo, e poi liberati. Il consolato generale d’Italia a Istanbul e l’ambasciata ad Ankara hanno seguito la situazione, mentre il Paese per tutta la giornata restava con il fiato sospeso per la conta finale dei voti. In serata i messaggi di congratulazioni inviati da molte capitali estere attestavano infine la vittoria di Erdogan, oggi al potere ad Ankara da ormai più di 16 anni. Il Sultano trionfa ancora una volta, e i laici si chiedono dove hanno sbaglia

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