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Cannabis light a rischio dopo parere Css. Due Grow shop a Sorrento e Castellammare sentiti da Positanonews

Cannabis light a rischio dopo parere Css. Due Grow shop a Sorrento e Castellammare sentiti da Positanonews . Il ministero della Salute d potrebbe bloccare la vendita della cannabis light dopo il parere negativo del Consiglio superiore di sanità (Css) . L’organo consultivo spiega infatti che «non può essere esclusa la pericolosità dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa e raccomanda che siano attivate nell’interesse della salute individuale e pubblica misure atte a non consentire la libera vendita».

Una situazione paradossale che ha messo in forse l’esistenza dei Grow shop, nelle vicinanze della Costiera amalfitana e Penisola Sorrentina , ne abbiamo trovati ben due , uno a Sorrento e un altro a Castellammare di Stabia che Positanonews ha contattato

Hanno investito decine di migliaia di euro, fra materiale, affitto di locali, pubblicità e lavoro. In molte parti d’ Europa è addirittura legale anche con thc elevato, usato anche per motivi terapeutici antidolore, ma anche alimentari. Una volta in Italia si coltivavano cento mila ettari ora sono solo tre mila, ma già le coltivazioni aumentavano, con altri investimenti. Ovviamente il successo fra i giovani di questa attività, anche solo per curiosità, è elevato.

Un settore che ora rischia, ma cosa è successo?

Ecco dunque la sintesi del parere richiesto dal Segretariato generale del ministero della Salute. Nel febbraio scorso, infatti, al Css sono stati inviate due domande: questi prodotti sono pericolosi per la salute umana? Possono essere messi in commercio ed eventualmente a quali condizioni?

Rispetto alla prima domanda, il Consiglio risponde che «non si può escludere la pericolosità dei prodotti contenenti cannabis o cannabis light» perché «Thc e altri principi attivi inalati o assunti con le infiorescenze di cannabis sativa possono penetrare e accumularsi in alcuni tessuti, tra cui cervello e grasso, ben oltre le concentrazioni plasmatiche misurabili». Inoltre «il consumo avviene al di fuori di ogni possibilità di monitoraggio e controllo della quantità effettivamente assunta e quindi degli effetti psicotropi che questa possa produrre, sia a breve che a lungo termine».

Preoccupano inoltre le ricadute sulle categorie deboli, giovani in testa. «Non appare che sia stato valutato il rischio al consumo di tali prodotti in relazione a specifiche condizioni, quali ad esempio età, presenza di patologie concomitanti, stati di gravidanza/allattamento, interazioni con farmaci, effetti sullo stato di attenzione, così da evitare che l’assunzione inconsapevolmente percepita come sicura e riva di effetti collaterali si traduca in un danno per se stessi o per altri (feto, neonato, guida in stato di alterazione)».

Bocciata anche la possibilità anche di vendita della cannabis light. Secondo il Css «tra le finalità della coltivazione della canapa industriale non è inclusa la produzione delle infiorescenze né la libera vendita al pubblico; pertanto preoccupa la vendita dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa, in cui viene indicata in etichetta la presenza di cannabis o cannabis light». Dopo la sonora frenata da parte dell’organo tecnico, si aspetta il parere dell’Avvocatura dello Stato. E solo alla fine la ministra della Salute Giulia assumerà «le decisioni necessarie, d’intesa con gli altri ministri».

Intanto, mentre infuria il dibattito dei pro e contro, scattano i controlli nei book shop. La polizia ha chiuso a Macerata due negozi specializzati nella vendita di prodotti a base di cannabis (droghe light) perché quella venduta era “vera e propria sostanza stupefacente”, cioè “marijuana con principio attivo del 0,60%, idoneo a procurare effetti droganti.

In  calce le dichiarazioni dei titolari se non le leggete aggiornate o riaprite l’articolo.

“Una decisione di difficile comprensione  – dice Aurelio Orazzo del Grow Shop Stabia e Sorrento – e che fa sospettare prese di posizione politica. Un possibile colpo di coda dell’ultra-proibizionista Beatrice Lorenzin. Il Consiglio Superiore di Sanità è infatti un organo di nomina politica, i suoi trenta membri sono stati nominati dall’ex ministro nel dicembre 2017 e sono tutt’ora in carica nonostante il cambio di governo.”

Quarto posto in Italia per Napoli e Campania, con un negozio in ogni capoluogo – tranne che a Benevento – per il ‘cannabusiness’. Per la precisione gli esercizi attivi in Campania sono 29 ( dato aggiornato a gennaio 2018 dal Denaro, oggi forse ne sono quasi una quarantina ) , cosi’ distribuiti: 15 a Napoli, 9 a Salerno, 4 a Caserta e 1 ad Avellino. A rivelare il dato il censimento 2017 effettuato da Magica Italia, la prima e unica guida italiana pubblicata dalla rivista Dolce Vita, dedicata al mondo della cannabis. Il volume, che sara’ pubblicato dal mese di gennaio allegato alla rivista in 30mila copie e distribuito in edicole, negozi ed eventi, ha rilevato tutti gli esercizi legalmente riconosciuti nelle 20 regioni italiane e suddivisi per 107 capoluoghi di provincia, registrando dal 2005 una crescita pari al 300%. In otto citta’ italiane su dieci, si evince dal rapporto, e’ presente un growshop. Dalla Lombardia che dispone di 67 esercizi alla Capitale che conta 36 negozi distribuiti in tutta la provincia. In tutta la Penisola, svela il censimento, sono presenti oltre 400 negozi specializzati. Nonostante in Italia la cannabis ricreativa non sia legale, durante lo scorso anno la versione light ha fatto registrare un vero e proprio boom. Dal centinaio di punti vendita registrati nel 2005, il mercato ha subito un cambiamento complessivo e allo “sballo” si stanno sostituendo i prodotti per la coltivazione, il tessile e l’alimentare. Se sotto il cappello growshop rientrano tutte le tipologie di negozio, spiega Magica Italia, dove sono quasi sempre presenti le sostanze psicoattive legali, letteratura dedicata e relativi accessori, in realta’ i negozi specializzati nel prodotto hanno alcune particolarita’ che li contraddistinguono. Ci sono gli headshop (articoli per fumatori, ovvero accendini, posacenere, cartine, cilum, narghile’, bong e vaporizzatori), gli hempshop (articoli e prodotti riguardanti la canapa o derivati-realizzati con la stessa, abbigliamento, cosmetica, alimenti, libri, riviste, dvd), gli smartshop (vendita di sostanze psicoattive legali come integratori o composti di origine naturale e sintetica) e i seedshop (vendita di semi di cannabis a scopo collezionistico). Al pari di Stati Uniti e molti altri Paesi europei, spiega ancora la rivista, gli italiani usufruiscono dei growshop non solo per l’acquisto si sostanze psicoattive legali legate al consumo, ma, anche tutta la gamma di prodotti dedicati alla produzione che solo in parte e’ dedicata a scopi ricreativi. Molti, infatti, sono gli usi medici e officinali, alimentari e tessili oltre naturalmente alla ricerca di accessori o materiali informativi e culturali legati al mondo della cannabis. Quello dei growshop e’ un fenomeno che evidenzia come anche il mondo industriale e imprenditoriale stia inseguendo questo trend. Fondamentalmente il business si e’ strutturato negli anni in tre diverse forme: il negozio singolo di proprieta’, le realta’ che da un singolo negozio si sono sviluppate creando un franchising piu’ o meno articolato, e i distributori che si occupano di rifornire anche gli altri negozi potendo disporre di grandi quantita’ di merce trattata. “I growshop non sono semplici attivita’ commerciali. Oggi rappresentano dei punti di riferimento per gli amanti della cultura della canapa e dei veri e propri hotspot antiproibizionisti”, commenta Matteo Gracis, Direttore Editoriale di Dolce Vita. “Nel 2015 l’Istat ha documentato oltre 4milioni di consumatori in Italia, e’ il momento di regolarizzare un settore che esiste ed e’ – di fatto – in mano alle narcomafie. Sono i negozianti a chiedere leggi precise e chiare sui prodotti da commercializzare, meno bufale e fake news sul mondo della canapa e la possibilita’ di lavorare senza pregiudizi. In molti paesi nel mondo l’hanno capito, auspico che anche la politica italiana sappia dare una risposta adeguata in tempi brevi”. Tra i prodotti piu’ richiesti e venduti negli headhop italiani al primo posto ci sono i semi di cannabis, che in Italia vengono commercializzati per i collezionisti. Basti pensare che tra le tre principali varieta’ e incroci (Sativa, Indica e Ruderalis) esistono almeno 300 varianti. Al secondo posto la cannabis light, le infiorescenze di canapa a contenuto legale di THC. Al terzo posto gli articoli per la coltivazione e il giardinaggio, dalle lampade ai fertilizzanti, dalle serre domestiche ai manuali.

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