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Il Toro resiste al San paolo- Baselli e De Silvestri spegono le speranze azzurre

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E quando ormai intorno non c’è ormai più nulla, né il sogno e né l’illusione, le lacrime «napulitane» solcano le guance e rappresentano i rimpianti, magari i tormenti: lo scudetto è bianconero, ancora e per la settima volta consecutiva, ma il «grazie» dei cinquantamila del san Paolo è l’omaggio meritato per quella squadra che ha tenuto vivo il campionato, l’ha arricchito d’autentica suspence, l’ha caratterizzato con quel calcio a tratti meraviglioso e di bellezza struggente. E’ finita, lo nasconde (pallidamente) soltanto l’aritmetica, ma mentre la Juventus si prepara a indossare il frac, il Napoli scenda dal palcoscenico portando con sé l’immagine egualmente appagante d’uno stadio che gli riserva un oceano di dolcezza, «ignorando» il 2-2 d’una gara (pure questa) surreale, vera nella sua ambientazione e però psicologicamente complessa, artificiale, perché le idee e (anche) le energie s’erano dissolte e la testa, è umano, era già altrove, forse nella malinconia. 

BASSA TENSIONE. Ma le emozioni non sono rimaste sospese nel post-partita, perché pur con il caldo, con ormai l’ultima riserva d’energia nervosa, c’è stato un football a tratti godibile e poi apprezzabile, sul ritmo impresso a sprazzi dal Napoli prima e dal Torino in stile-Mazzarri poi (difesa più a cinque che a tre, stavolta), tra iniziative personali e codici tattici comunque di spessore, con le pause suggerite da motivazioni verosimili espresse nel loro pallore (25’) subito dalla leggerezza di Burdisso, nel cuore dell’area, e accentuata dallo scatto «rapinoso» di Mertens per l’1-0, utile per far vibrare e decollare una giornata insolita. Il Napoli del passato è riapparso in blocchi di partita, ha governato, ha preso il pallone e se lo è tenuto (con Jorginho), ha goduto del gusto Zielinski in versione-Hamsik, ha replicato una pillola del proprio calcio (17’) con un palleggio stretto e in verticale con il suo tridente, ha sprecato (42’ Callejon, bravo Sirigu, dopo errore in uscita di Baselli), ha sofferto per quel blocco fisico-mentale che l’ha attanagliato da Inter-Juventus in poi (Sarri dixit) non è riuscito ad d’approfittare dell’assenza del Torino, che nel suo primo tempo non s’è visto nella trequarti avversaria (zero tiri nello specchio, 35% di possesso palla) e che ha faticato a fronteggiare Allan (imperioso) e gli esterni (poi franati nei dettagli, successivamente). 
REAZIONE. Ma quando le residue resistenze sono andate esaurendosi, ed il Toro s’è rialzato (meno passaggi sbagliati, dentro a una manovra con un pizzico di respiro), la partita è diventata altra, apparentemente frontale, rimescolata da Baselli con l’1-1 (9’, con la deviazione di Chiriches) e tatticamente risistemata negli equilibri innanzitutto da Rincon. Per rivederla, quasi secondo copione, Sarri ha scelto Milik per Mertens ed ha scoperto di potersi permettere più ampiezza, persino più profondità, sicuramente più presenza (palo del polacco, al 24’); e l’ulteriore consistenza l’ha fornita, nei venti metri, Hamsik, al centesimo gol dopo una manciata di secondi dall’ingresso in campo. Una iniezione d’allegria per una domenica comunque «bestiale» e tracce di manovra seducente, che però si è andata ad appassire dinnanzi a qualche errore individuale e ad una frenata atletica che s’è percepita. Al resto ha provveduto Ljajic, già illuminato con Baselli, poi da applausi nell’andare a scorgere l’ennesima percussione di De Silvestri, glaciale nel cogliere l’imbarazzo di Mario Rui e il disorientamento di Reina, per addolcire il Toro, per osservare quello spettacolo nonostante il 2-2 e lo scudetto che Napoli ha intravisto volare via: la matematica è una bolla di sapone, però è c’è la gioiosità del calcio che resta nella cartolina del san Paolo.
fonte:orrieredelloèport

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